Una società sull’orlo del fallimento: giocatori pippe e avversari già campioni d’Italia

La allucinatoria settimana degli antijuventini

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Diciannove partite ufficiali disputate fin qui tra campionato e coppe, con quindici vittorie e quattro pareggi. Eppure a leggere i giornali di questi giorni o ad ascoltare il Barzaghi della situazione la Juventus sembra una squadra ormai allo sbando, schiacciata dai debiti, da una rosa di pippe e da un Inter “supermegastraordinaria”, come direbbe il suo allenatore.
Capisco che a qualcuno ormai, dopo anni di trionfi bianconeri, oltre al fegato sia partito l’embolo, ma mi sembra che si stia un tantino esagerando.

Statistiche a parte, però, è innegabile come per la Juventus, sul campo, sia suonato un campanello d’allarme. In realtà non il primo, considerando altre prestazioni recenti in campionato. La Juventus vista l’altro ieri all’Allianz contro il Sassuolo è stata una delle più brutte dell’intera stagione. Una squadra che oltre al vizietto di passare in vantaggio per poi ritrarsi inspiegabilmente anziché affondare il colpo del KO, è apparsa per lunghi tratti lenta, presuntuosa, e quindi indolente nel modo di gestire una gara che l’ha comunque vista subire una rete fortunosa, quella dell’1-2 (tiraccio di Caputo che con uno strano rimpallo è rotolato sopra e sotto un poco reattivo Buffon) e vittima di almeno un clamoroso episodio arbitrale.

Il plateale abbraccio di Kyriakopoulos su De Ligt alla Leonardo Di Caprio e Kate Winslet in Titanic è era infatti rigore netto: a parti invertite la mancata concessione del penalty avrebbe provocato l’intervento della NATO. Invece niente, tutto passato in cavalleria, come sempre quando un episodio sfavorisce la Juventus.
Ovviamente, limitarsi agli episodi, seppur importanti, per giustificare un punto ottenuto in casa col Sassuolo non sarebbe corretto, né da Juve. Ma è anche giusto sottolineare sia il diritto ad avere un rigore pur avendo giocato male, sia il doppiopesismo dei media e degli addetti ai lavori sull’argomento.

Un vero peccato, perché facendo un passo indietro al martedì di Champions League, la Vecchia Signora non aveva affatto deluso. Vincendo 1-0 con l’Atletico Madrid ha infatti ottenuto l’aritmetico primo posto nel gruppo D con un turno di anticipo, giocando una gara in questo caso sì con piglio sicuro e cercando sempre di imporre il proprio gioco, senza abbattersi mai, anche quando c’è stato un tentativo di ritorno dei colchoneros.
A risolvere la gara ci ha pensato “il giocatore finito”, quello inconcludente da svendere, al secolo Paulo Dybala, con una magia su punizione (ovviamente per i rosiconi è stato un errore del portiere). Ma in generale tutti hanno dato il loro apporto, compreso un sontuoso Matthijs De Ligt, fresco recente vincitore del Fifa Kopa Trophy, che premia il miglior giocatore Under 21 del mondo.
Sarri ha parlato di stimoli diversi tra Champions e Serie A, ma a mio parere una squadra come la Juventus dovrebbe sempre averli, anche quando gioca un’amichevole.
Pertanto mi auguro che già dal prossimo match di campionato contro la Lazio, valevole ormai solo per il secondo posto, visto che per i media nostrani l’Inter è già campione d’Italia con più di un girone di anticipo, venga nuovamente fuori quel carattere, quella voglia feroce di vincere e di lottare che abbiamo visto più spesso in coppa.

Certo, capisco che non sarà facile ritrovare queste motivazioni alla luce di una situazione finanziaria disperata che porterà la società bianconera a una fine così devastante da rendere una semplice fiaba per bambini la più terrificante profezia dei Maya.
O almeno così dicono. Perché dopo una Farsopoli 2, la ndrangheta, il voodoo e l’invasione aliena, per i soliti noti della disinformazione antijuventina il sogno proibito è diventato ora una fantomatica “catastrofe economica”.
Da anni, nonostante i trionfi, gli acquisti milionari, i progetti all’avanguardia che tutti provano a scopiazzare in Italia e un fatturato in continua crescita, c’è gente che dà la Juve con le pezze al culo, mentre squadre con 800 milioni di euro di debiti vengono dipinte come sane e pronte a smiliardare a destra e a manca.
Non contenti, adesso la danno pure in default, con Andrea Agnelli pronto a portare i libri contabili in tribunale per dichiarare fallimento.
Il tutto ricamando ad arte per ignoranza o malizia su un termine estrapolato dal documento sulle motivazioni dell’aumento di capitale che la Juventus ha pubblicato in questi giorni sul suo sito, ovverosia “tensione finanziaria”, opportunamente collegato ad altri passaggi dello scritto, in un’opera di taglia e cuci a dir poco vergognoso.

La realtà, a dispetto dei catastrofisti, è però un’altra: innanzitutto, la società Juventus non è, ne lo sarà mai, l’unica al mondo ad avviare un aumento di capitale per affrontare serenamente maggiori spese ed eventuali nuovi investimenti. Quindi, nulla di strano se lo ha fatto.
La ricapitalizzazione da 300 milioni di euro serve ai bianconeri non per saldare chissà quali debiti, pena il fallimento (quello è un problema che riguarda altri club…), ma come parte di un piano finanziario preventivato dalla proprietà e finalizzato allacrescita sia economica che tecnica” della società.
Che non vuol dire ovviamente libertà di spesa e 300 milioni da usare per comprare Mbappè, Pogba e Pelè, ma poter avere maggiore liquidità nell’immediato per le spese previste, e la possibilità di poter lavorare sui prossimi obiettivi senza più preoccuparsi di qualche debito pregresso.

Cosa tra l’altro ampiamente spiegata da John Elkann, presidente del gruppo Fca e di Exor, appena pochi giorni prima: “Il settore calcio sta cambiando, abbiamo voluto assicurare alla Juventus la solidità finanziaria necessaria per affrontare questa fase di cambiamento e darle le risorse necessarie affinché sia leader mondiale anche domani”. Concetto espresso, lo ricordiamo, non da qualche cialtrone che strombazza in TV e non sa nemmeno fare due conti per la spesa sotto casa, ma dall’uomo che dal giorno del suo insediamento a capo della Exor, la finanziaria della famiglia Agnelli proprietaria della Juventus, ne ha decuplicato il valore portando le azioni del gruppo a crescere ogni anno di oltre il 27%, con un fatturato arrivato a 143,2 miliardi di euro.
E che dopo l’acquisizione dell’Economist e del gruppo Gedi dei fratelli De Benedetti, che lo hanno reso il primo azionista del più importante gruppo editoriale italiano, sta completando la fusione tra FCA e PSA.

Tra l’altro, il documento pluricitato malamente dai soliti giornalai andrebbe considerato per quello che è, ovverosia un semplice prospetto informativo per coloro che vogliono sottoscrivere la ricapitalizzazione. Siccome l’aumento di bilancio sarà coperto solo in parte dal gruppo Exor, mentre il resto avverrà con l’emissione di nuove azioni del club, tra le note integrative dei documenti aggregati a queste ultime c’è anche una sezione dedicata ai possibili scenari e ai “fattori di rischio”. Ma come ha evidenziato anche il Sole24Ore, si tratta “di rischi teorici, non di rischi certi”. Insomma, è come il foglietto illustrativo nei farmaci: tremila “ipotetiche” controindicazioni per una semplice, normale aspirina.