La regola del sospetto: “rigore è quando danneggia Juve”

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“A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio”. Una frase che andrebbe stampata a caratteri cubitali ed esposta nelle redazioni dei principali quotidiani sportivi italiani, negli studi televisivi di qualche programma a tema calcistico e nelle sedi di un paio di società di Serie A. Perché in queste ultime settimane ne abbiamo sentite davvero troppe da “giornalisti” e addetti ai lavori sull’involontario tocco di braccio di De Ligt in Juventus-Bologna, fino al più recente Torino-Juventus, per non pensare al vecchio aforisma del grande Oscar Wilde.

 In tanti hanno fatto a gara a chi la sparava più grossa sul regolamento relativo al fallo di mano in area di rigore, arrivando addirittura a “crearsene” uno tutto loro, secondo il quale, a prescindere da quanto dice quello ufficiale, se il pallone finisce addosso a un giocatore juventino, è rigore. Deve essere così! Insomma, parafrasando un altro “grande”, stavolta del calcio, ovverosia Vujadin Boškov, “rigore è quando danneggia Juve”. Anche inventato.

E pazienza se il regolamento parla chiaro, è scritto in italiano e dice che non è infrazione se il pallone tocca le mani o le braccia del calciatore se questi “proviene direttamente dalla testa o dal corpo (compreso i piedi) del calciatore stesso o di un altro giocatore vicino a lui… se mani/braccia sono vicine al corpo e non si trovano in una posizione innaturale tale da aumentare lo spazio occupato dal corpo… quando un atleta cade a terra e mani/braccia sono tra corpo e terreno per sostenere il corpo, ma non estese lateralmente o verticalmente lontane dal corpo”.

In pratica è quello che accade sempre a De Ligt già a Lecce, dove l’arbitro sbaglia sì, ma a dare il penalty! E analogamente si ripete nel derby, stavolta senza conseguenze per i bianconeri per la giusta applicazione del regolamento, visto che il braccio dell’olandese è aderente al corpo e non si muove verso il pallone. Anzi, il difensore lo ritira addirittura ulteriormente verso di sé per evitare il contatto con la sfera.

La cosa assurda è che fatti analoghi sono già capitati ad altre squadre, e in quei casi tutti ad applaudire l’arbitro e alla corretta applicazione del regolamento. Qualche esempio? In Inter-Lazio, 19^ giornata di Serie A, stagione 2017-2018: cross di Immobile dal limite, mano di Skriniar e l’arbitro Rocchi assegna il rigore. Ma richiamato dal VAR, vede che prima del contatto incriminato c’è un precedente tocco di piede del giocatore nerazzurro che cambia la traiettoria della sfera, e annulla la sua precedente decisione. Niente rigore per i biancocelesti e partita che finirà 0-0.

Quindi chi non capisce il regolamento può sempre farselo tradurre in dialetto o perfino in immagini, con illustrazioni semplici. Mentre chi l’ha capito, e bene, ma ci marcia sopra per nascondere i propri errori o per semplice paraculismo, un consiglio: datevi una calmata e tacete. Ne và della vostra salute, del vostro povero fegato e della vostra dignità. Se ne avete ancora una.

A proposito, uno che il fegato (e qualcosa in più) sembra esserselo giocato da tempo è Adriano Galliani. L’ex AD del Milan non perde occasione per cercare di giustificare agli occhi dei suoi ex tifosi i propri errori di quando era dirigente dei rossoneri.

Così, ancora una volta, su domanda ad hoc del solito giornalista amico non perde occasione di tirare in ballo un suo vecchio leit motiv, quello del “gol di Muntari”. Su Milan-Juventus, ogni tanto, il buon Adriano potrebbe avere la decenza di cambiare disco, magari ricordando il gol su punizione annullato a Pjanic nel 2016 o il rigore di ascella di Isla che regalò i tre punti al suo Milan l’anno dopo l’episodio di Muntari, in entrambi i casi da quell’arbitro Rizzoli che qualche antijuventino definisce “pro Juve”… Invece niente.

L’attuale amministratore delegato del Monza, parlando del VAR, dichiara che se ci fosse stato ai tempi di quella rete non vista dalla terna arbitrale, la sua ex squadra avrebbe vinto lo scudetto e chissà quanti altri. Perché, dal suo punto di vista, vincendo quel match in automatico sarebbe scattato un triplice bonus che, non si sa bene in base a cosa, gli avrebbe assegnato i successivi tricolori…

Ad ogni modo fa un po’ sorridere che il potentissimo “Condor”, all’epoca a capo della squadra che statistiche alla mano ha ottenuto più rigori negli ultimi dieci anni, spesso sanzionati per “falli” ai limiti dell’impossibile, il club dell’altrettanto potente Silvio Berlusconi, faccia ancora la vittima sull’argomento.

Anche perché, se ci fosse stato il VAR in quel lontano Milan-Juventus del 2012, i rossoneri sarebbero rimasti in dieci uomini dopo appena una manciata di minuti: il pugno a palla lontana di Mexes a Matri era infatti da rosso diretto, e il match era sullo 0-0. Per non parlare di una rete regolare annullata proprio al Mitra. Altro che scandalo l’inesistente rigore non concesso al Toro.

Ecco, se ce n’è uno, di scandalo, è proprio questo: questo avere la faccia come il bronzo, questo continuo lamentarsi quando si perde legittimamente e tacere quando si vince in maniera poco lecita. Questo volersi autoproclamare Santi, onesti, puliti, quando invece la realtà dice ben altro. “Io rubo, ma il ladro sei tu”. Un modo tutto italico di sentirsi migliori degli altri anche quando non lo si è, e di pararsi il sedere agli occhi dell’opinione pubblica di parte.