Questa Juve può vincere ma anche perdere contro chiunque

I blackout succedono a tutti, è vero, ma tu non sei “tutti”, sei la Juventus

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È una Juve capace di tutto quella di Maurizio Sarri, anche di sbracare improvvisamente in una partita che, come quella di ieri sera contro il Milan, nonostante le oggettive difficoltà si stava controllando abbastanza bene. Nulla di trascendentale, sia chiaro, perché anche nel primo tempo il Milan aveva calciato più volte nello specchio di Szczesny (3 volte) contro l’unica conclusione bianconera verso Donnarumma. I rossoneri sono in forma e lo si è visto anche nella sfida precedente contro la Lazio, ma la sconfitta brucia per come è maturata, ovvero con un atteggiamento assolutamente non consono con la tradizione della Vecchia Signora.

Probabilmente la sconfitta è arrivata nel momento migliore possibile, ovvero con 7 punti di vantaggio sulla seconda in classifica che aveva poco prima perso a Lecce. Sarebbe stato un match point scudetto importante se si fosse vinto, ma da questo punto di vista non farei drammi. Resta il fatto che quanto accaduto a San Siro non deve ripetersi perché nelle prossime tre partite contro Atalanta, Sassuolo e Lazio è sostanzialmente in gioco il tricolore. Già sabato contro i bergamaschi, senza dubbio la formazione più in palla e pericolosa dell’attuale panorama europeo, sarà una sorta di esame finale di maturità per Sarri e i suoi. All’andata l’Atalanta dominò in lungo e largo i primi 45 minuti andando almeno 4-5 volte vicina al gol, poi nella ripresa ci pensarono le giocate individuali di Dybala e Higuain a ribaltare la rete di Gosens.

I blackout possono averli gli altri, la Juve no

La Juve è però la prima nemica di sé stessa e dovrà cancellare i fantasmi della prima parte di stagione ritornati prepotentemente davanti agli occhi di Sarri ieri sera. Non è la prima volta che dopo un vantaggio la Juve sbraca completamente andando in blackout (vedi andata col Napoli o trasferta di Verona) e mi frega molto poco il fatto che come dice il mister, “succeda anche agli altri”. Tu non sei gli altri, tu sei la Juventus e certe figuracce non te le puoi permettere. Se ieri sera la partita fosse durata 5-10 minuti in più, il Milan (molto modesto nella rosa, o vogliamo scambiare anche i nostri con i rossoneri dopo averli proposti su Twitter per uno scambio alla pari con Spal e Lecce?) avrebbe fatto forse altri due gol. I capiscers social e gli adaners hanno ovviamente pubblicato le loro analisi tattiche con tante belle fotine e i disegnini, l’evidenziatore e quant’altro, sentenziando: “Quando non gioca ad 1-2 tocchi la Juventus va in difficoltà”.

Spiace arrivare a questo ma tant’è: come possa gente che non ha mai giocato a calcio né allenato, vissuto uno spogliatoio, studiato ai corsi organizzati da Coverciano etc. farsi chiamare “esperto di tattica” per me rimane un mistero. Ormai da un paio di partite Sarri si è convertito ad un 4-4-2 mascherato, con Rabiot e Bernardeschi che si allineano a Pjanic e Bentancur in fase di non possesso e giocando spesso in linea, per fortuna, abbiamo smesso di giocare obbligatoriamente ad 1-2 tocchi. Basta guardare, del resto, i gol che facciamo, che nascono quasi tutti da giocate in cui il ricevente palla, anziché scaricare sempre di prima restando fermo, si gira e parte palla al piede. Questa storiella dei tocchi ha francamente stancato e se qualcuno ne vuole la dimostrazione, lo porto in campo con me e in 5 minuti gli smonto tutte le certezze sui rondo e i torelli.

La Juventus sbracata per tre motivi

La Juve di ieri sera ha sbracato per motivi assai evidenti. Per prima cosa mancavano degli uomini chiave come Dybala e de Ligt: il numero 10 è in grado di fare i gol da solo, di inventarli dal nulla cosmico, cosa che Higuain non è in grado di fare; il difensore olandese ha fin qui nascosto i limiti che da sempre ha Bonucci in fase di marcatura e come già accaduto in passato, con uno normale di fianco il centrale viterbese è andato completamente nel pallone. Il secondo problema è stato di natura atletico. Sul risultato di 0-2 noi abbiamo letteralmente finito la birra mentre loro correvano come i matti e il “ci alleniamo a grandi temperature” pronunciato da Sarri al termine della partita è una cosa che non sta né in cielo né in terra. Le condizioni climatiche sono uguali per tutti, no excuses. Il terzo problema è stato di natura tattica-mentale: non si può sempre andare a tavoletta nel calcio, altrimenti puoi fare grandi imprese, ma anche figure barbine. Ci sono momenti in cui devi leggere la partita, dire ai tuoi: “Calma, ragioniamo un attimo, loro vanno a mille e non riusciamo a stare loro dietro? Proviamo a fare un’altra cosa per un po’, adattiamoci alla situazione”. Continuare ad urlare: “Dai!”, “Forza!”, “La riprendiamo, un po’ di voglia caxxo!”, non serve assolutamente ad ottenere una beata fava. Chi è in campo riceve un messaggio che non cambia di niente la sua prestazione: “Ok, dai cosa? Cosa devo fare di diverso? La forza ce la sto mettendo, l’impegno pure ma non ci riesco, quindi, mister, che devo fare?”.

I giocatori non possono essere considerati dai tifosi un giorno campioni e l’altro ciglioni a proprio uso e consumo. A ciascuno le sue responsabilità.