Questa Juve ora è una squadra, anche grazie all’Inter

Dopo mesi di instabilità, Pirlo e i suoi sono finalmente diventati “solidi”

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La Juventus di Andrea Pirlo è finalmente diventata una squadra. E il merito è prevalentemente della sconfitta rimediata con l’Inter lo scorso 17 gennaio a San Siro. La rivincita ottenuta ieri in Coppa Italia sera ha confermato che c’è stato proprio da quella sera in poi il processo di maturazione che la formazione bianconera non aveva avuto nei mesi precedenti. Nove vittorie in 10 partite in questo inizio di anno, ma soprattutto dopo il 2-0 del 17 gennaio si è visto un netto passo avanti dal punto di vista della solidità tattica e mentale.

Juve: la svolta dopo la sconfitta con l’Inter

Ieri sera, proprio contro i nerazzurri, nella semifinale di andata di Coppa Italia, è maturata la quinta vittoria consecutiva, di cui quattro ottenute con clean sheet, ovvero tenendo la porta inviolata. La svolta è stata rappresentata indubbiamente dalla Supercoppa Italiana vinta contro il Napoli proprio da squadra, soffrendo, concedendo molto poco e dimostrando agli avversari di avere quel carattere che ha sempre contraddistinto la Vecchia Signora. “La Juve non muore mai”, si dice, e ora lo sta dimostrando realmente. Dopo mesi di instabilità, sprint importanti seguiti da improvvisi blackout, c’è la continuità e non è arrivata così per caso.

Un’eventuale sconfitta in Supercoppa sarebbe potuta essere devastante, per il gruppo e per l’allenatore che è alle prime armi. Invece, proprio da lì è partito un nuovo corso che ha giovato anche del recupero di Giorgio Chiellini, uno che quando è in campo è in gado di guidare i compagni come se avesse un gamepad. Non è un caso che i quattro clean sheet siano arrivati con il capitano in campo, ma saremmo ingenerosi nei confronti di tutti gli altri se incensassimo solo lui. Come dico spesso, Pirlo ha bisogno di fare esperienza nella “lettura” delle partite e mi sembra indiscutibilmente che con il passare delle settimane stia migliorando molto anche lui.

Nella prima parte di stagione abbiamo visto la Juve fare pressing a testa bassa e ad ogni costo, lasciando vere e proprie voragini agli avversari. Era un chiaro sintomo di immaturità, perché non è vero, come dice gente tipo Adani, che le squadre spettacolari “sono quelle che non aspettano le situazioni, ma le aggrediscono” (il commento durante la gara col Sassuolo, che da lì in poi mi pare abbia vinto ben poco). È una balla colossale, a calcio non si gioca sempre in un modo e a volte bisogna attenderle le situazioni, leggerle, adattarsi, altrimenti vai a finire come un mulo con la testa al muro. E così a Pirlo è bastato perdere la partita di campionato contro l’Inter per capire che tutto ruota attorno a due uomini da quelle parti: uno è Lukaku, ed era squalificato, l’altro è Brozovic e giustamente il “Maestro” gli ha messo su a uomo Kulusevski.

Perché si può essere ottimisti

Lo svedese è stato costretto così a tarparsi le ali da solo, ma era troppo importante quel lavoro sporco e alla fine ha pagato. E pazienza se nel secondo tempo si è sofferto abbassando il baricentro, ce lo ha imposto la partita. A parte il fatto che le azioni più pericolose dell’Inter sono giunte da nostri regali nei pressi dell’area, se nel secondo tempo avessimo provato a fare pressing alto e scriteriato con l’Inter che doveva recuperare, avremmo preso un’imbarcata. Le situazioni ci hanno imposto di difenderci e lo abbiamo fatto anche bene a mio avviso. Perché ora questa Juve è una squadra e dovremmo tutti essere più ottimisti, come Pirlo a fine partita ieri sera: “Se siamo questi, sarà dura per tutti”.