Perché il mani di de Ligt in Juventus-Bologna non è mai calcio di rigore

L’episodio rientra in una casistica spiegata molto bene dal regolamento, basta studiarlo

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È polemica per il mani di Matthijs de Ligt nei minuti finali di Juventus-Bologna. Da regolamento, questo episodio non rappresenta mai un’infrazione punibile con il calcio di rigore. Purtroppo, in molti fanno confusione per via del nuovo regolamento che elimina “de facto” la volontarietà dall’analisi di un tocco di mano o braccio. La regola, infatti, puntualizza che se il pallone tocca prima la stessa gamba (ma vale anche per la testa) del calciatore che poi colpisce anche la palla, non si può punire con il calcio di rigore.

Durante gli incontri con club, capitani e allenatori di ogni categoria (spesso purtroppo snobbati da molte società che poi puntualmente si lamentano delle direzioni di gara) i vertici arbitrali si sono soffermati tanto proprio sulla casistica in cui rientra il mani di de Ligt. Per semplificare e rendere meglio comprensibile la regola, in una lezione cui ho partecipato, il responsabile arbitrale ci ha spiegato testualmente che per comprendere meglio questi episodi basti farsi una domanda. “Il difensore tenta la giocata, sia essa di piede o di testa o con altra parte lecita del corpo?”. Se la risposta è sì, non è mai calcio di rigore, nemmeno se il braccio è larghissimo o molto alto.

Nell’episodio specifico: de Ligt tenta la giocata? Sì, perché vuole rinviare il pallone. Ne consegue che qualunque sia la posizione del suo braccio non commette alcuna infrazione punibile a termini di regolamento. Non è mai calcio di rigore. C’era, invece, e non è stato concesso, un calcio di rigore evidente per fallo su de Ligt di Bani ad inizio gara e fa specie che l’episodio non sia stato nemmeno preso in considerazione con la Var.