Bonucci: “Vlahovic come Ronaldo? No, vi spiego perché”

Il numero 19 della Juventus intervistato dal quotidiano spagnolo El Pais

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Leonardo Bonucci è stato intervistato dal quotidiano spagnolo El Pais a poche ore da Villarreal-Juventus, andata degli ottavi di finale di Champions League. “Saranno due partite molto complicate – ha esordito il numero 19 bianconero – Il Villarreal è una squadra che sa giocare, che ha esperienza. Con Dusan abbiamo un riferimento in area a cui affidare il pallone quando la squadra avversaria si chiude”.

Per il centravanti serbo sarà il debutto in Champions, ma ha già tanta pressione addosso, tanto che in molti lo paragonano ad un certo Ronaldo. “Con Cristiano ogni partita iniziava sul risultato di 1-0. Dava energia e mentalità al gruppo. Non si possono fare paragoni – replica Bonucci – Dusan è una prima punta ed è molto giovane. Deve avere il tempo di sbagliare e di crescere”.

Non sarà della partita per infortunio Giorgio Chiellini, con il quale Bonucci ha un’intesa particolare. “Il segreto è la chimica che crea il tempo. Giochiamo insieme da più di dieci anni: a un certo punto rubi i segreti dell’altro, hai un interscambio di energia costante. So cosa può succedere quando Giorgio fa un movimento e per lui è lo stesso”.

Bonucci e il concetto di vittoria

La Juventus viene da un ciclo di risultati utili, che se si eccettua la Supercoppa Italiana, è partito a fine novembre, eppure Allegri e i suoi vengono ancora molto criticati. “Il nostro desiderio è sempre stato quello di fare un bel calcio. Ma a volte i risultati sono arrivati ​​facendoci tornare indietro. Se vinciamo giocando bene, ci divertiamo. Ma ci divertiamo anche a fare la guerra davanti alla nostra area. Le caratteristiche della difesa? Una linea centrale deve avere tutto. Alcuni che si caratterizzano maggiormente per marcatura e altri per il loro senso organizzativo. A noi è successo con Barzagli e Chiellini quando giocavamo in tre. Loro preferivano la marcatura, per sentire l’uomo. E poi quando dovevano uscire a giocare la palla la davano a me. Perché non mi piace troppo sentire l’attaccante. Si è sempre detto che la mia caratteristica è l’intelligenza, la capacità di leggere in anticipo le situazioni. Questa distribuzione dei poteri può essere buona partendo dal presupposto che la prima cosa è sapere come difendersi. Per me – conclude – la vittoria è affrontare grandi attaccanti che finiscono la partita senza segnare un solo gol”.