Vincere! Era l’unica cosa che contava

Sarri abbandona l’etichetta del “belgiochista”, come a Bergamo la Juventus vince a Roma soffrendo, ma contavano solo i tre punti

Prestazione sofferta non vuol dire sempre prestazione scadente. La Juventus con la Roma ha giocato fino al gol loro una partita perfettamente in controllo. Per un ora circa, almeno fino al palo colpito da Dzeko, la Juve non solo vinceva, ma ha avuto più occasioni di fare il terzo gol di quante la Roma ne abbia avute per farne uno. Chiaro che se fallisci tutte le ripartenze, alcune in modo grottesco come quelle 2 in cui in 3 contro 1 ci dimentichiamo la palla, oppure quella in cui in 3 contro 1 passiamo a Higuain la palla quando è in fuorigioco, chiaro che cambia tutto. La sofferenza vera e propria c’è stata nel finale, quando dopo il regalo di Alex Sandro la Roma davvero ha attaccato con veemenza dando fastidio e lavoro a Szczesny e tutta la difesa e dando l’impressione di poter pareggiare. Eppure, anche in quel caso è mancato il colpo del ko per chiuderla, vedi colpo di testa a botta sicura di Ronaldo.

Chiaramente anche io non mi sono divertito nel finale, tuttavia a Roma non si vinceva da tempo e non era difficile immaginare, in un ambiente così carico e per quanto la Roma non sia una squadra quadrata, che questa trasferta non sarebbe stata una passeggiata. Il calcio è curioso a volte, ci sono state solo due partite quest’anno che mi hanno fatto soffrire moltissimo e sono state le trasferte a Bergamo con l’Atalanta e questa con la Roma. È curioso come in entrambe le occasioni ne siamo usciti vincenti. Per assurdo contro la Lazio  avevo sofferto meno pur perdendo nettamente e questo perché la Lazio era stata più brava di noi a concretizzare, ma non aveva avuto un predominio territoriale ampio. Era stata più cinica e concreta nelle occasioni avute. Contro Roma e Atalanta invece si è sofferto moltissimo. In alcuni momenti si è stati schiacciati dagli avversari. Eppure è venuta fuori la capacità della Juventus di saper soffrire, quella capacità che comunque è innata in questa squadra. Addirittura contro l’Atalanta le ripartenze sono state fatte in modo impeccabile e alla fine si è risultati devastanti negli spazi. Eppure si era stati presi a pallonate per 70 minuti.

Quella di Sarri è una Juve “versatile”

Che la Juventus di Sarri sia versatile, in definitiva, a me pare sicuramente una nota di pregio. Quello che era davvero importante ieri era portare il risultato a casa. Non tanto per il “campione d’inverno” che non conta nulla o per i 2 punti sull’Inter che sono in ogni caso recuperabili. L’importanza della vittoria era dovuta alla necessità di dare un segnale forte al campionato e all’Inter: “I più forti siamo noi“. Importantissimo per far capire che la Juve e ancora la squadra da battere. Importantissimo perché mette apprensione al nostro avversario, che sa che dovrà dare più del 100% per passarci davanti, perché laddove perderà punti la Juve sarà pronta ad approfittarne. Questo segnale andava dato ed è stato fatto. Era onestamente la cosa più importante. È anche stato un banco di prova per mister Sarri che doveva dimostrare di saper cogliere le occasioni lui che deve scrollarsi di dosso questa etichetta di “belgiochista” a prescindere dalla classifica. La vittoria di ieri da questo punto di vista vale molto di più di qualsiasi discorso sul gioco o non gioco.