Villarreal-Juve 1-1: bene Alex Sandro, Rabiot “spocchioso”

Il giudizio di Dio sull’andata degli ottavi di Champions League

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Villarreal-Juve 1-1: il meglio e il peggio visto ieri sera a l’Estadio de la Ceramica.

SCZCEZNY 6.5 – Nel tempo libero fa il corso da grafico presso il dopolavoro per calciatori che si organizza a Coverciano. Dopo l’orribile logo per i 70 anni di Tex, quello, se possibile, ancor più brutto per gli 80 anni della Bonelli, da aprile, comparirà quello ridicolo per il ritorno di Mefisto. Semplicità e salvataggi, il suo slogan per essere assunto ed evitare quelle grafiche orribili da fine anni ’90.

DE SCIGLIO 5 – L’esatta rappresentazione dell’abbonato Netflix. C’è così tanta scelta, pessima e di basso livello, che resta sempre indeciso su cosa vedere. E allora paga l’abbonamento per passare la serata a vedere trailer, cadendo addormentato senza aver preso alcuna decisione.

DANILO 6.5 – Poco prima di scendere in campo scopre che Massimo Ranieri all’anagrafe si chiama Giovanni Calone, ha cominciato a cantare a 13 anni e ha inciso Rose Rosse a 18, dopo aver fatto un duetto con Orietta Berti (Orietta chi? Ha chiesto Eddy Vedder).

BONUCCI 5.5 – Quando c’è un nuovo film di Rocky, ci sono 2 o 3 cose che non mancheranno mai. La scalinata è una di queste. E allora il gioco con il regista è su quando me la farai vedere, tanto so che prima o poi uscirà: e se non è quella di Filadelfia, sarà quella di piazza Matteotti a Napoli.

DE LIGT 5.5 – Nel romanzo gli strani suicidi di Bartlesville, la Mente, una creatura aliena, rende schiavi uomini e animali che, a causa del controllo mentale, cominciano a comportarsi in maniera “differente”. L’unico modo per liberarsi dal controllo è la morte del controllore o del controllante. Emery è riuscito a controllarlo per quei pochi secondi al 66esimo. E poi? In una partita di calcio il gol è simile all’harakiri.

ALEX SANDRO 6 – Il difensore che tutti attendevamo al varco; indossa la fascia da capitano, e sembra Wasp, si quella del film con l’Uomo Formica. Leader naturale che lavora bene con tutti e che spesso, nel tempo libero, tra una battaglia e l’altra, fa anche la stilista e fabbrica i vestiti per gli altri membri del gruppo (troppo sobri per i suoi gusti, forse?)

LOCATELLI 5.5 – Il migliore a centrocampo; si erge sugli scudi come Conan il barbaro. Poi gli chiedono anche di essere distruttore, guerriero, arciere, cavaliere, oplita, stratega, tribuno, cliente e legionario. Gli chiedono di fare lo shampista, ma lui rifiuta.

ARTHUR 5 – I libri di Alberoni sono ancora disponibili in libreria. Il filtrante stellare, il mistero del filtrante, lezioni di calcio: duecento domande su calcio, filtranti e passione; filtrante e calcio. Lui non ne ha letto nessuno.

RABIOT 2.5 – Gioca sempre con la spocchia di essere il figlio del notabile del paese e di aver portato lui il pallone. E, nonostante sia il peggior calciatore alla fine deve entrare in una delle due squadre; peccato capiti sempre che vesta la maglia della Juve anche quando gioca con gli avversari. Che sia il figlio segreto di Arrivabene?

MCKENNIE 6 – Non ho mai capito perché il film: non è un paese per vecchi, si intitoli in questa maniera. La cosa di cui sono certo è che Winston è circondato da vecchi: pare che il cuoco della Juve prima delle sfide importanti prepari solo calzone fritto ripieno di peperonata alla panna (il piatto preferito di Allegri).

CUADRADO 5 – Prima regola: non ci sono regole. Juan è un pessimo giocatore di Risiko. Lo si intuisce dall’intelligenza che impiega nel comprendere le cose. Ieri continuava a voler attaccare con 3 carri armati anche se in Jacuzia ne aveva solo due e l’arbitro non gli fischiava mai il fallo.

VLAHOVIC 7 – Due tiri un gol. Uno dopo 30 secondi, il secondo all’89. In mezzo legge lo stucchevole “le praterie del cuore”, consigliatogli dall’allenatore, di modo che non se la prenda: la vita ha il metronomo degli aironi gaudiosi, condito da parole melodiose. Però se me la passi è meglio

MORATA 5 – Generoso come Mario Brega quando fa fare le battute agli altri. Però, il buon vecchio Brega, quando ce n’era bisogno, ha anche riempito di botte Gordon Scott, che si atteggiava. Lui invece le prende e basta.

ALLEGRI 4.5 – Da quando è tornato deve dimostrare a tutti che ha ragione lui: che il sole scotta a Cipro, che la briscola era francese, che non esistono più le mezze stagioni, che a caval che corre occorre freno. Sembra ancora cullarsi di ricordi: com’era verde la mia Ambra, il sentiero dei Barzagli perduti, il Chiellini dei Finzi Contini e il Matuidi oltre la siepe. Osserva con aria trasognata la partita, come l’ultima uscita di Stantuffami: abbiamo giocato bene, dobbiamo fare i complimenti ai ragazzi, e senza Rabiot questa partita l’avremmo persa.

TENET IN THE DARK – Dice il Qoelet: c’è un tempo per vivere e uno per morire, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per attaccare e uno per difendere. E se difendi per 90 minuti prendi gol, dice sempre il Qoelet.

Però se l’allenatore resta attaccato ai vecchi sogni della BBC, quando hai un centrocampo che è una groviera, e il tuo centrocampista feticcio, pensa a come sorreggere lo chignon, siamo messi male. Quando l’obiettivo della guida tecnica non è più vincere le partite, ma vincere giocando male, e solo per 1-0, perché il suo ego possa avere ragione degli opinionisti televisivi, c’è qualcosa che non va.

I complimenti ai ragazzi li abbiamo fatti? Dobbiamo migliorare tecnicamente lo abbiamo detto? Abbiamo fatto un errore di posizionamento pure? E palla lunga e pedalare? E quanto viene studiata in allenamento la soluzione De Sciglio al limite dell’area avversaria che passa a Rabiot che passa a Sczcesny? E i cambi? Come funzionano i cambi?