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Vidal: ecco la nuova spalla di Pirlo costata 10,5 milioni

Arturo Erasmo Vidal Pardo (24) è considerato un incrocio tra Diego Simeone e Steven Gerrard, mischiando l’aggressività dell’argentino con gli inserimenti e il senso per il gol dell’inglese. Da ieri pomeriggio (alle cinque per la precisione) è un calciatore della Juventus: 10,5 milioni di euro, più 1,5 di bonus legato ai risultati di squadra, al Bayer Leverkusen; un quinquennale da 2,5 a lui. Ufficialmente, sarà un giocatore della Vecchia Signora dalla prossima settimana, ma a giorni atterrerà a Torino per visite mediche e autografo sul contratto.  Che Vidal sia un buon giocatore, e pure con il talento per scalare il ranking, non lo pensava solo la Juve, se il Bayern Monaco ha provato a portarselo via fino all’ultimo. Vista la scadenza del contratto a giugno 2012 il ds del Bayer Leverkusen, Rudi Voeller s’era rassegnato a perderlo, ma non a consegnarlo al nemico. Così l’ad bianconero Beppe Marotta e il coordinatore dell’area tecnica Fabio Paratici si sono infilati nella trattativa già a giugno, e ieri hanno fatto il colpaccio, mettendo d’accordo il Bayer e l’agente del centrocampista, Fernando Felicevich. L’acquisto andrà finanziato con la vendita di Momo Sissoko, più che per quella di Felipe Melo, candidato al prestito.

La spalla di Andrea Pirlo sarà dunque Vidal, secondo cileno nella storia bianconera, dopo Marcelo Salas. Nato a San Joaquin, città operaia della regione metropolitana di Santiago, cinque tra fratelli e sorelle, Arturo ha lasciato il Sudamerica nel 2007, quando il Bayer lo pescò ai Mondiali Under 20, dove il Cile arrivò terzo. “Mi si presentò davanti Voeller – ricorda lui – e mi chiese: vuoi venire a giocare nel Bayer Leverkusen? Il giorno dopo lo richiamai”. Undici milioni di euro al Colo-Colo, prezzo record, laggiù. Con Alexis Sanchez fa parte della generazione che fa sognare un Paese, anche se poi la Coppa America è filata male. Guardando al Mondiale, la tv cilena gli ha dedicato un documentario: “Nacidas para ganar”, nati per vincere.

Il trasloco in Germania non fu facile, visto l’attaccamento alla famiglia e alla mamma, Jaqueline Pardo: l’ha portata con sé, tatuandone la faccia sul braccio. Spesso mostrato, come fece con la maglietta con la foto del figlio, Alonso, nato l’anno scorso. Gli amici lo chiamano “Celia Punk”: mescolando il nome della sua cantante preferita cubana, Celia Cruz, con la sua capigliatura, sempre sparata con mini cresta. Un altro nomignolo gliel’ha appiccicato l’ex general manager del Bayer, Michael Reschke, e questa volta più del look c’entra il pallone: “il guerriero”. Tarato sulla voglia di vincere e il temperamento in battaglia, a volte eccessivo, se in Germania ha collezionato 28 ammonizioni e due espulsioni. Nell’ultima stagione, però, s’è dato una regolata, chiudendo con sei gialli e un rosso. Ha sforato solo con i numeri positivi, pure grazie a una posizione più avanzata, mentre nel Cile monta la guardia davanti alla difesa: 2824′ in Bundesliga, il più utilizzato della squadra, cioè 34 partite e 10 gol, da bomber della compagnia. Il doppio delle reti nelle precedenti tre annate, in 84 partite.

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Credits: La Stampa