Sarri si sfoga contro la Juventus: è stato un errore portarlo a Torino

L’intervista a Sportitalia del nuovo tecnico della Lazio conferma la sua totale lontananza dal mondo Juve

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Maurizio Sarri è stato intervistato ieri sera da Sportitalia e dopo un anno sabbatico e soprattutto quello che era successo alla Juventus, c’era da aspettarsi che si togliesse qualche sassolino dalle scarpe. Dalle sue parole, però, emerge chiaramente quanto fosse lontano dal mondo Juve e quanto sia stato sbagliato sceglierlo. Al di là di ogni discorso tecnico-tattico, era ben chiaro che non avrebbe legato con un mondo ben lontano dalle sue abitudini. Parlando dello scudetto ottenuto, ad esempio, dice: “Troppo sottovalutato? Era dato per scontato all’esterno e purtroppo scontato un po’ anche all’interno. Abbiamo vinto uno scudetto senza festeggiarlo, siamo andati ognuno a cena per conto suo. Era dato per scontato, probabilmente l’anno giusto per andare alla Juve sarebbe questo. Dopo un quarto posto, ho visto che hanno festeggiato per il quarto posto – dice – si ricreano le condizioni per dare il massimo. Poco festeggiato? Sì, dopo tanti anni di vittorie può succedere che l’ambiente dia tutto per scontato. La vittoria nello sport non lo è mai, per vincere bisogna fare molto bene e a volte non basta”.

Sarri e la gestione Ronaldo

Tra le grandi difficoltà incontrate c’è stata la gestione di Cristiano Ronaldo, un campione che secondo Sarri crea inevitabilmente delle problematiche, anche se tanti altri allenatori sono riusciti a “tenerlo a bada senza problemi”. Da Ferguson a Mourinho, passando per Ancelotti etc. “La gestione di Ronaldo non è semplice, chiaramente. Ma Ronaldo è una multinazionale che quindi ha anche interessi personali che bisogna fargli abbinare con la squadra. Situazione sicuramente difficile da gestire. Sinceramente mi ritengo molto più bravo a fare l’allenatore e non il gestore – sottolinea – Non mi piace, m’annoia, mi diverto di più in campo. Gestione difficile, ma ci sono anche aspetti positivi. A fine anno, i risultati li porta. Sotto tutti i punti di vista è difficile, quando arriva a questi livelli rappresenta anche qualcosa oltre la società e la squadra. Ha più di 200 milioni di seguaci sui social, è qualcosa che va oltre la normalità. E’ il prodotto della nostra società. Sento molto parlare dei singoli giocatori e poco delle squadre. Ma le squadre vanno in campo. Il valore di una squadra non corrisponde al valore dei singoli. È inferiore nettamente o nettamente superiore. Ronaldo l’avrei tenuto? Dipende dall’esigenza della società. Se risparmi sugli ingaggi, va fatta una scelta. Per me è meglio rinunciare a un giocatore che per 5-6 giocatori e risparmi lo stesso. Va fatto con Ronaldo se c’è quest’esigenza. La Juve ha una grande storia economica, ma è falso che debba vincere la Champions. Ha sempre fatto ottime squadre, può vincere la Champions, ma è decima per fatturato in Europa. Ci sono nove squadre che potenzialmente potrebbero avere più possibilità della Juve di vincere”.

Dybala: o ci punti o lo vendi

Purtroppo un allenatore deve anche essere gestore: se sai allenare, ma non riesci a gestire un gruppo, come puoi pensare di farti rispettare? Probabilmente a Sarri è riuscito più facile gestire Dybala: “Come si recupera? Non sia difficile recuperare uno come Dybala, è un fuoriclasse. Tornare a lavorare insieme? Sì, questo l’ha detto, sì. Anno pieno di infortuni, non ha mai avuto la possibilità di andare al 100%. Ma con queste qualità è un recupero semplice. Credo sia arrivato il momento in cui o ci punta o lo cede”, argomenta dando un consiglio alla nuova dirigenza bianconera.

Lontano dal mondo Juve già ad ottobre

Quando è stato mandato via, la dirigenza bianconera disse che non si era creata l’alchimia tra Sarri e la Juventus. E a quanto pare il diretto interessato se ne era accorto dopo poche settimane di lavoro: “A metà ottobre ho fatto una riunione con lo staff: coinvolgevo anche loro in tutto. La domanda era: andiamo dritto e andiamo a casa tra 20 giorni o facciamo qualche compromesso, vinciamo il campionato ma andiamo a casa lo stesso? Abbiamo vinto il campionato. Lite con Nedved? No – smentisce – no questo non è assolutamente vero. C’erano delle discussioni ma normali discussioni post partita. A me non è piaciuto che la squadra dopo aver vinto il campionato ha un po’ mollato. A me quest’atteggiamento non piace assolutamente. Staccare e riattaccare la spina sembra semplice ma non è così. La squadra doveva tirare e sparare al massimo fino alla fine per poi essere pronti per la Champions. Avevamo giocato tante partite in 50 giorni, ma quello staccare la spina era un errore e l’ho sottolineato a tutti, dirigenti e giocatori, tutti”.

Quanto alla scelta di Pirlo come suo successore, Sarri evidenzia il rischio calcolato di bruciare allenatori emergenti per inseguire il guardi olismo (e qui gli si può dare ragione). “Confusione nella Juve? Non lo so, questo è l’effetto Guardiola che ha fatto tanti danni alla fine. S’è presa un’eccezione come una regola e si corre il rischio con ragazzi che tra 2-3 anni saranno grandi allenatori. Va chiesto ai dirigenti della Juventus – insiste – non so perché abbiano preso questa decisione. Si rischia di frenare carriere a ragazzi molto bravi con un pizzico di esperienza in più”.

Lo scudetto perso in albergo

La perla è però sullo scudetto perso in albergo ai tempi del Napoli: Sarri è convinto che la sua squadra mollò alla vigilia della gara con la Fiorentina proprio per l’arbitraggio di Inter-Juve. “Resto dell’idea. Ma tutti quelli che hanno fatto sport sanno quello a cui mi riferivo. Tutti possono costruirci sfottò o qualsiasi cosa. C’era uno spiraglio aperto e se l’è visto chiudere in due minuti. Chi ha vissuto in quell’albergo, sa a cosa mi riferisco. C’era stato un contraccolpo, ho visto i giocatori piangere. Come se fosse finito il sogno su quegli episodi che abbiamo visto”. Chi ha fatto la scelta di Sarri alla Juventus, dovrebbe darci delle spiegazioni.