Sarri: “Juve la più odiata in Italia. Aiutati dagli arbitri? I numeri dicono il contrario”

“Se diventi gobbo è anche per questo”, ammette il tecnico della Juventus

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Maurizio Sarri, allenatore della Juventus, è stato ospite della puntata odierna di “A casa con la Juve”, assieme allo scrittore Sandro Veronesi. Il tecnico bianconero ha raccontato come sta vivendo l’isolamento, ammettendo di aver riguardato un po’ delle prestazioni della sua Juve: “Ho rivisto alcune partite nostre – ammette- quando sei distaccato hai impressioni diverse. Dobbiamo pensare che l’estate la faremo, speriamo giocando, credo sia anche il momento giusto per staccare un po’, faremo 14-15 mesi consecutivi dopo. Leggo molto. Quando guardo altre partite mi rendo conto che il Milan di Sacchi era 20 anni avanti”.

Tecnico molto scaramantico al pari di Antonio Conte e a differenza di Massimiliano Allegri, Sarri racconta: “Io penso che noi facciamo un lavoro così legato a episodi e le nostre sorti sono legati a prestazioni di altre persone, i piccoli particolari non dipendono da noi. Non credo che ci siano allenatori o giocatori avulsi dalla scaramanzia, ma anche tutti gli addetti ai lavori. Quando allenavo in Eccellenza – ricorda sorridendo – avevo questa fissazione di mettere la macchina sempre nello stesso posto nel parcheggio riservato a noi vicino agli spogliatoi, i ragazzi se ne erano accorti e mettevano la macchina lì apposta. Una volta prima della partita dissi a questo ragazzo che ce l’aveva parcheggiata lì di toglierla non si mosse e io uscii, misi la prima e gliela portai via. Da allora nessuno ce l’ha mai messa più”.

Sarri: “Ho vinto poco e pianto di più”

A parte l’Europa League con il Chelsea, Sarri non ha vinto altro da quando è nel grande calcio e non ha problemi ad ammettere dunque che i suoi piani siano stati fin qui più di sofferenza che di gioia. “Ho pianto più per sofferenza a questi livelli ho vinto poco in carriera però mai in maniera pubblica. A volte mi sono trovato solo in casa con la lacrima che ti scende, penso faccia parte della passione, se uno fa questo mestiere con grande passione ha gioie e delusioni. La sera quando resti solo con te stesso c’è anche il momento di grande tristezza, puoi anche piangere, credo sia naturale e non sia un segno di debolezza, ma passione e forza – sottolinea il mister della Juventus – Da lì puoi ritrovare passioni e idee”.

Si dice anche che con i giocatori che allena Sarri non abbia un grande rapporto umano, ma poi sono in tanti a chiamarlo lontano dal rettangolo di gioco. “Più vai in alto e più difficile costruire un rapporto umano. I ragazzi sono gli stessi in tutte le categorie, cambiano qualità tecniche e fisiche ma sono sempre ragazzi tra 20 e 30 anni. Cambia molto il contorno, ci vuole tempo. Io ho avuto un rapporto molto conflittuale con i giocatori del Chelsea per 5-6 mesi – rivela – ma quando ho detto ai giocatori che sarei andato via dopo la finale di Europa League ho pianto come loro. Non sono un uomo da pacche sulle spalle, sono uno che se fai errori te lo dice e se fai bene il massimo dell’apprezzamento è un bravo mentre passo e vado a cambiarmi. Parlo molto di quello che sbagliano e poco di quello che fanno bene. Al momento dell’impatto è pesante ma poi apprezzano l’onestà di fondo e quello che sei. I migliori rapporti al momento sono con quei giocatori che ho fatto giocare meno, mi chiamano ancora, una volta assorbito il carattere di questo uomo riescono a riconoscerti qualcosa. Cosa mi chiedono? In tanti stanno per smettere e vorrebbero entrare nel mio staff, qualcuno aveva problemi con la moglie, può venire fuori di tutto, quando il rapporto parte al ragazzo puoi dare una mano in campo e fuori”.

Juve, la più odiata dagli italiani

Infine, il mondo Juve raccontato da Sarri: il club più amato d’Italia è anche quello più odiato e questo lo capisci solo quando lavori per la Juventus, non quando stai dall’altra parte della barricata. “Ci sono due cose che mi hanno colpito, amore ed odio, siamo circondati da tutti e due. Questo è un qualcosa che riesci a capire solo quando vivi il mondo Juventus. Noi siamo quelli sempre favoriti dagli arbitri – insiste – poi vedi i numeri e sono impressionanti in un’altra direzione. Io sono stato fischiato a Napoli dove sono nato e ho dato tutto, se non ho vinto è perché sono scarso non perché non ho dato il 100%. A Torino i tifosi della Fiorentina hanno insultato mia madre e questo ti fa capire l’odio per la società e la squadra. Quando fuori c’è così tanto odio ti attacchi all’interno e ti porta a innamorarti della tua realtà. Se diventi gobbo è anche perché dall’esterno ti attaccano continuamente e sei odiato quasi da tutti. Detto questo, ovunque andiamo c’è sempre una bella parte dello stadio che fa il tifo per noi”.