Roma-Juve 3-4: Szczesny decisivo come all’andata, Kean dov’è?

Il giudizio di dio sul match vinto ieri sera dalla Juventus all’Olimpico

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Roma-Juve 3-4: il meglio e il peggio visto ieri sera all’Olimpico.

SZCZESNY 7.5 – Sui primi 3 gol non ha colpe, complice la ristampa a colori di Mister No che centellina solo nelle partite fuori casa. A parte la rilettura di Uno strano Alleato, disegnato da Bignotti, detto il Braghettone di casa Bonelli (vedi le sue docce e bagni in cui i protagonisti indossano robuste paia di mutande per proteggere le pudenda) para anche un rigore, come all’andata.

CUADRADO 5 – Fino al sessantottesimo le due fasce della Juve sembrano territorio di conquista: la Roma ha il viso di John Wayne nel ruolo di Gengis Khan che guida l’orda d’oro.

RUGANI 5.5 – Perplesso come un treno fuori orario. Osserva Abraham saltare e segnare liberissimo mentre lui prova ancora i passi della bachata che porta in finale alla “gara del ballo dello struzzo” a Piossacco. Poteva andare peggio?

DE LIGT 5.5 – Ieri era in formato David Foster Wallace: infinite digest è un libro immaginario che parla della digestione di una peperonata che si trascina per circa 1200 pagine. Un po’ troppo per ciò che racconta, come l’espulsione, il rigore e il colpo di chiappe.

DE SCIGLIO 6.5 – In 7 minuti accade di tutto. Anche che Mattia, che tra il 46esimo e il 76esimo aveva giocato a tresette, si riscatti, faccia buon gioco, impari il Wing chun, beva due bicchieri di lambrusco, assaggi la porchetta che fanno sul raccordo anulare e riesca a segnare.

RABIOT 9 – Resta in castigo dietro la lavagna, in ginocchio sui ceci, con il cappello dell’asino sulla testa, davanti ad Allegri in tribuna, e la Juve, normalmente stitica, segna 4 gol. Abbiamo finalmente trovato il suo ruolo: la tribuna.

MCKENNIE 6 – Tira, inciampa, cade, si sbuccia le ginocchia e non ci bada. Però nonostante Bentancur riesce a dare un senso alle sue azioni.

LOCATELLI 7 – Gli eroi con la barba son tutti giovani e belli: per allenarsi, non fa in tempo a tagliarsela. Resta a metà strada tra Ulisse (come gli chiede Allegri: torna in difesa) e Ettore; ma poi guida la riscossa alla Enea, sulle spiagge di Ostia, dopo aver ordinato la mortadella ad Ariccia.

BENTANCUR 5 – Entra in campo in maniera dismessa, come il seguito di Terra Nostra; sia Landucci che i tifosi si chiedono: ma ce n’era davvero bisogno? Le avventure di Giuliana e Matteo non ce li avevano già fracassati nella prima stagione, che senso ha fare una seconda stagione, con gli attori che si chiamano in modo diverso?

ARTHUR 6.5 – Non perde la palla. Esce dall’aura mediocritas della partita con il Benevento e delle serie televisive degli anni ’80 con il caso del mese o il mostro del mese, ma continua passarla lateralmente.

KULUSEVSKI 6.5 – La serie 3×3 Occhi l’ho provata a leggere, ma dopo qualche episodio cominciava a girare a vuoto. I demoni, lei e lui (che convivono nello stesso corpo), il terzo occhio (che significa il 50% in più dall’oculista), il cane domestico, perché non hai abbassato la tavoletta del cesso e perché continui a passarla sempre indietro. Poi segna il gol. E chissà.

CHIESA 6.5 – Un tiro, un assist e la ricerca costante della soluzione personale. L’Alan Moore del calcio, alla ricerca di disegnatori loffi che possano far risaltare le sue idee.

DYBALA 7 – Cambia trascinatore e cambiano anche le ambizioni; se resiste sino alla fine dell’anno ne vedremo delle belle: ma solo se non sarà: triste, solitario y final (di Osvaldo Soriano), lontano dalla porta, tuttocampista, stopperterzino, aiuto cuoco, inchiostrare, vice commissario, gommista o potatore di petunie.

KEAN 4.5 – Venerdì sera ha partecipato al torneo di Bridge, a Piobesi Torinese, presso la parrocchia della natività, e aveva una velocità di reazione doppia, rispetto a quella mostrata ieri in campo. Esce per andare a farsi un panino da Sarni, e resta al bancone: Landucci non gli serve il latte macchiato.

MORATA 7 – Entra e cambia la partita. Come quando Lino Banfi comincia a schiaffeggiarsi sulla testa, e ulula: madonna senta dell’Incoroneta. Una parte piccola la sua, ma notevole.

ALLEGRI (LANDUCCI) 5.5 – La solita mollezza a inizio secondo tempo; se i calciatori intendono la calma che lui predica in maniera sbagliata, forse sarebbe giusto iniziare a utilizzare termini diversi: tranquillità, sicurezza, airbag, tacchi a spillo, reggiseni imbottiti, tette, culi.  Restando in tribuna non prende freddo e non può fare interviste post partita (fino al 49esimo abbiamo difeso bene e non abbiamo rischiato nulla).

TENET IN THE DARK – (Riavvolgiamo il tempo e cambiamo il passato, consapevoli di ciò che è accaduto nel futuro)

Un rigore, un’espulsione, un fuorigioco, urlo in gola, la tazza di tè, il freddo della sera, la porchetta sul raccordo e il caldo della sala Var.

Tutto bene?

Di sicuro domani ci sarà la doppietta di Turone, il tredicesimo rigore non concesso nel primo tempo, il fuorigioco di scroto di Morata, la spallata di Dybala a Smalling, e il calcio in culo di Landucci ad Abraham.