El Pistolero, los bufones e il Cornudo

Così i media hanno montato un altro caso contro la Juventus basato sul nulla

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Nella Repubblica delle Banane c’è una certa magistratura che troppo spesso pensa più al suo reale tornaconto di immagine e visibilità, o agli interessi di qualche “amico” potente, piuttosto che all’accertamento della verità dei fatti. Gente pronta a intervenire a comando, o che appena fiuta la possibilità di mettersi in mostra, si lancia all’assalto della potenziale preda come un kamikaze giapponese. Non so se è così anche in questo caso, e quindi mi astengo da ogni commento in tal senso. Però un’indagine nata a febbraio per scovare qualche insegnante poco professionale e propenso a taroccare certi esami in una scuola umbra, che si risveglia di colpo e con virulenza esplode fino ad arrivare ad una velocità incredibile sui soliti media spazzatura, non appena viene fuori il nome grosso, indubbiamente ha lasciato qualche dubbio a tanta gente.

Soprattutto per il modo in cui viene tirata in ballo la Juventus, che nella vicenda ha un ruolo alquanto marginale. Dati alla mano, infatti, a oggi è penalmente estranea alla questione, tant’è che risultano indagati solo i responsabili dell’università. Ma chi se ne frega? La colpa è comunque della “Giuve! Virconia, ke skifo, a morte!”.

Perché  nella Repubblica delle Banane ci sono anche saltimbanchi, giullari e cornuti vari prestati al giornalettismo, quelli sì di cui sono certo. I “maestri” delle fake news e dell’informazione spazzatura, inventata e rielaborata per un pubblico di beoti, hanno ovviamente approfittato della situazione per avere un minimo di visibilità e dare sfogo alle loro frustrazioni. In queste ore è tutta una gara a chi la spara più grossa, dal capelluto allucinato, al giornaletto che campa solo grazie ai sussidi statali, fino al tizio che per darsi mezzo tono non sa più cosa vomitare sui social per far vedere che c’è.

Oriali, chi? Qualcuno, con una faccia tosta incredibile, ha addirittura parlato di “precedente Recoba”, paragonando un caso acclamato di passaporti falsi acquistati da un dirigente per giocatori tesserati come quello, con un semplice attestato di conoscenza della lingua italiana (NON l’attestazione di cittadinanza!) rilasciato con “leggerezza”, senza alcun corrispettivo in cambio, a un atleta MAI stato della Juve. Il dirigente di quella squadra, tra l’altro, venne condannato dalla giustizia sportiva a solo un anno di inibizione (per la sua squadra un’ammenda, mentre al calciatore qualche mese di squalifica), venendo perfino “premiato” negli anni a venire con ruoli di rilievo nello staff della Nazionale.

Anche la giustizia ordinaria fece il suo corso e, il 25 maggio 2006 condannò i due in via definitiva, che patteggiarono in cambio di una riduzione di pena a sei mesi di reclusione con la condizionale per i reati di ricettazione e concorso in falso, commutati in una multa da 25.400 euro.

L’avvocato del Diavolo? Organizzare un esame o qualunque attività lecita possa favorire la conclusione di un contratto in una sede legalmente riconosciuta non può quindi essere equiparato al caso in questione. Se l’esaminando è preparato o no, non è una valutazione che compete a chi si presenta. A oggi questo si è limitata a fare la società bianconera. Il resto è fuffa, immondizia allo stato puro che non meriterebbe nemmeno attenzione, se non fosse che qualcuno sta proprio esagerando con le sue insinuazioni e le sue interpretazioni spacciate per notizie. Da questo punto di vista anche la questione legata all’avvocato Turco, incaricata pare dalla Juventus di seguire l’iter dell’esame di Suarez accertandosi del buon esito dello stesso, è falso. Un’invenzione bella e buona, visto che l’avvocatessa non ha mai fatto pressioni o promesse ai dirigenti della scuola di Perugia, né pagato danaro per facilitare il compito al calciatore del Barcellona. Ad oggi risultano infatti indagati solo i responsabili dell’università, quindi non è contemplata l’ipotesi corruzione. Di conseguenza ne rispondono solo i pubblici ufficiali che hanno verbalizzato l’esame.

Morata era bloccato da settimane. Altrettanto falsa, poi, la notizia che la Juventus si sia ritirata dall’affare Suarez la sera prima dell’esame dell’uruguaiano: la squadra bianconera, come mi aveva anticipato ben tre settimane prima il collega Graziano Campi, e come successivamente verificato e confermato assieme al collega Mirko Nicolino, aveva già in mano Alvaro Morata, che in quei giorni di inizio settembre aveva incontrato a Torino la dirigenza juventina, e successivamente il tecnico Pirlo a Capri. Che poi basterebbe rileggersi anche le dichiarazioni riportate sui media il 5 settembre di Giovanni Branchini, dove asseriva che molto probabilmente sarebbe stato proprio Alvaro Morata il nuovo attaccante juventino. Il noto procuratore internazionale, incaricato dalla società torinese di fare da intermediario nella trattativa, sapeva ovviamente dell’affare, rallentato dalla volontà iniziale dell’Atletico Madrid, proprietaria del cartellino di Morata, di voler monetizzare subito cedendolo a titolo definitivo, e dal rifiuto di quelle che potevano essere delle contropartite tecniche di trasferirsi in Spagna, ovverosia Douglas Costa o Bernardeschi.

Una situazione che ha visto quindi la Juve tenere in caldo le altre piste, soprattutto quella che portava a Dzeko, e più marginalmente quella Suarez. I bianconeri, infatti, man mano che passavano i giorni si erano resi conto che le tempistiche dell’acquisizione della cittadinanza italiana per l’uruguaiano sarebbero state troppo lunghe, nonostante gli sforzi da ambo le parti di arrivare a una felice conclusione dell’accordo. Motivo per il quale, almeno una settimana prima dell’esame di Perugia, la Juventus si è ritirata dall’affare, limitandosi a aiutare il ragazzo a completare comunque un percorso che avevano cominciato insieme.

Quindi, di cosa stiamo parlando? Ah, già, del nulla cosmico, come sempre quando si sparla di Juventus. Ma è un “nulla” che piace al volgo, ai minus habens che popolano le televisioni, le redazioni dei giornali e i social. Coloro che il “niente” ce l’hanno all’interno della scatola cranica, la stessa dove faticherebbe a trovare posto perfino la famosa particella di sodio solitaria di una nota pubblicità di acqua minerale.