Interviste

Paratici: “Così ho preso Cristiano Ronaldo”

Paratici Ronaldo

Fabio Paratici, responsabile dell’area tecnica Juve, racconta a Sky Sport come ha messo a segno uno degli affari più importanti della storia bianconera

Fabio Paratici, responsabile dell’area tecnica della Juventus, è il protagonista di uno speciale di Sky Sport sul mondo dei dirigenti sportivi la cui prima puntata andrà in onda il 24 dicembre. Intervistato da Gianluca di Marzio, Paratici ha parlato di come funziona sostanzialmente il mondo Juve, una società divenuta un vero e proprio modello non solo per il calcio italiano. Promosso dopo il licenziamento di Beppe Marotta, l’ex ds bianconero è stato il regista dell’affare Cristiano Ronaldo: “Tutto è nato quando ci siamo visti con Jorge Mendes per parlare di Cancelo – racconta durante Il Codice Paratici” – , la cosa nasce da questo. Parlando di Joao, Mendes mi dice: ‘Tu non ci credi, ma Cristiano vuole venire alla Juve’. Io gli dico: ‘Sì, ci credo, ma mi sembra difficile riuscire a far quadrare tutto’”.

Quando la notizia cominciò a circolare, in tanti effettivamente la bollarono come bufala e poi sono stati costretti a chiedere scusa. Lo stesso Paratici ha dovuto fare ammenda con il proprio figlio, ecco perché: “I bambini sono tifosi dei calciatori più grandi e che gli fanno vivere grandi sogni. Lui aveva questo desiderio di Cristiano Ronaldo e di avere la sua maglia, quindi mi ricordo che andai a vedere una partita del Portogallo e comprai questa maglietta da bambino di Cristiano. Lui la indossava sempre e non credeva a questa cosa. Tant’è che gli altri anni mi diceva: ‘Papà perché non compriamo Cristiano Ronaldo?’. ‘Perché è impossibile’, gli rispondevo. Poi quando è successo mi ha detto: ‘Papà mi avevi detto che era impossibile’. E lì – ammette Paratici – la risposta non c’è stata… (ride, ndr)”.

Paratici: “Con Marotta coppia assortita”

Tornando al recente passato, Paratici deve indubbiamente le sue fortune alla collaborazione con Beppe Marotta, ora amministratore delegato dell’area sportiva all’Inter: “Credo che fossimo molto ben assortiti, complementari. Nel senso che io mi occupavo di una parte prettamente tecnica, lo scouting, il rapporto con gli agenti, individuare i calciatori. Poi c’era il confronto con lui, che è una persona molto esperta, che conosce il calcio e che conosce molto bene i numeri, fino a dove si poteva arrivare in una trattativa. Diciamo – ricorda – che la cosa migliore era il fatto di essere ben assortiti. Io portavo avanti fino all’ultima fase, dove lui interveniva con la sua esperienza e mi aiutava a fare meno errori possibili”.

Qualcuno sostiene che la Juventus spesso faccia azione di disturbo per non far prendere i migliori calciatori alla concorrenza. In realtà è una pratica assai diffusa, tutte le società agiscono praticamente allo stesso modo, spiega ancora Paratici. “Strategia di disturbo? Credo che quella sia un po’ una cosa di tutti. Nel mio caso non è nemmeno troppo una strategia. È che sono ossessionato dal riconoscere. Quindi quando vedo o leggo o sento dagli agenti, o dalle persone che mi informano, che qualcuno sta trattando un giocatore, la mia più grande dote credo che sia la curiosità di sapere com’è quel giocatore. Questa è una cosa che mi stimola molto – le parole riportate da Tuttosport – . Quindi a volte faccio azioni di disturbo anche non volendo strategicamente. È proprio una questione di conoscere e di sapere, ma quando poi ti informi su un giocatore logicamente lo collegano alla tua squadra e anche tu diventi un potenziale pretendente”.

Paratici: “Tevez il colpo più logorante”

Cristiano Ronaldo è stato fin qui il colpo migliore, quello più difficile e logorante è stato invece quello di Carlos Tevez. “Alla fine – argomenta Paratici – , è stato un giocatore che abbiamo contattato alla fine del primo anno alla Juve, quando non facemmo una bella stagione, dovevamo rilanciare la Juve e contattammo ugualmente Tevez, anche se non eravamo qualificati per la Champions. I grandi giocatori, quando non giochi la Champions, fanno fatica a venire. Però lui disse subito “Sì, anche se non siamo in Champions, io alla Juve verrei”. Poi la trattativa non è andata in porto per altri motivi, economici e via dicendo, però siamo sempre rimasti in contatto perché è sempre stato un mio chiodo fisso portare Tevez alla Juve”.

Paratici: “Le differenze tra Conte e Allegri”

Da Conte ad Allegri, il responsabile dell’area tecnica bianconera spiega le differenti esigenze dei due tecnici sul mercato. “Conte era legato alla funzionalità del giocatore rispetto a quello che voleva fare lui, che è una cosa legittima, anzi, facilita anche il lavoro di chi deve cercarti i calciatori. Lui aveva uno schema di gioco e, giustamente, bisognava cercare di trovare giocatori funzionali ad uno schema di gioco. Allegri, in questo senso, è più elastico, non ha solo un sistema di gioco, è più aperto, ha più soluzioni. Quindi il mercato di amplia un po’ di più. Io mi reputo fortunato anche solo per il fatto di poter vedere, da appassionato di calcio, tutti i giorni, da 10 anni, i più grandi calciatori dell’ultimo decennio. Mi sono goduto Pirlo, Vidal, Pogba, Dani Alves, Buffon – conclude – . La Champions League. Vincerla? È una nostra ambizione, ma non un’ossessione”.

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