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Nuova maglia e allenatore: Agnelli non si fa influenzare dalla piazza

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La Juventus ha presentato ufficialmente oggi la nuova maglia home 2019-2020, la prima nella storia bianconera senza tradizionali strisce. Andrea Agnelli l’ha voluta fortemente, dopo esserci andato molto vicino negli anni scorsi. Il presidente del club bianconero guarda al futuro e la nuova divisa dovrà aggredire quei mercati nei quali la maglia della Vecchia Signora non era “spendibile” più di tanto poiché identica a quella degli arbitri di molte discipline. A 43 anni, dunque, Agnelli si conferma il dirigente sportivo più lungimirante al mondo, nonostante molti tifosi bianconeri non siano affatto contenti.

Nemico ormai della curva, il numero uno della Continassa si sta facendo molti nemici anche tra i tifosi che frequentano social network e community. La rottura della tradizione della divisa viene vista come una sorta di sacrilegio, ma ancora una volta Agnelli conferma che dell’umore della piazza gli importi quanto basta, molto spesso nulla (per fortuna). Alla Juventus c’è una squadra di professionisti di eccellenza in ogni ambito societario e non saranno di certo esperti di marketing da salotto o campioni di football manager ad influenzare le sue scelte.

Meno male che Agnelli c’è

Se Agnelli ha scelto di cambiare abito alla Signora, è perché ci sono stati studi di settore effettuati da chi ne sa di più di noi e che si potranno giudicare solo alla fine della fiera, ovvero al termine della prossima stagione, con i dati di vendita. Discorso analogo si può fare per la questione allenatore, con armate di tifosi patentati a bocciare la linea tecnica affidata dal presidente a Fabio Paratici e Pavel Nedved. Se rimarrà Allegri, o arriverà uno qualunque tra i nomi che circolano, magari proprio Mihajlovic, sarà per scelta esclusiva del presidente.

Agnelli si confronta con tutti i suoi collaboratori, ma alla fine decide autonomamente, dovendo dare conto solamente alla proprietà, facente capo ad FCA. Qualunque decisione prenderà avrà un solo obiettivo, ovvero quello di ottenere risultati finanziari e sportivi. Se dovesse sbagliare, infatti, il primo a pagare sarebbe lui in prima persona. Del resto, se avesse dovuto dare ascolto a tantissimi leoni da tastiera, la Juve non avrebbe mai vissuto un ciclo di otto anni di vittorie che difficilmente si potrà ripetere nella storia della Juventus. Anzi, ci saremmo trovati in panchina qualche allenatore proposto a furor di popolo a seconda dei risultati del momento, come il buon Montella, che per fortuna nostra si sta dilettando a fare esperimenti presso altri lidi.