Editoriali

Moggi: “Grazie Andrea, juventino vero”

Ho ricevuto numerose telefonate in questi due giorni, dopo il CDA della Juventus e le belle parole di Andrea. Sapere che dove hai lavorato ancora ti rimpiangono e ti stimano è davvero bello. Anche perchè l’immagine che hanno voluto dare di me è stata completamente l’opposto; ma questo lo può sostenere solo chi mi conosce. Chi si fida di giornali come la “Gazzetta dello Sport” giustamente mi vede ancora come il colpevole di un sistema che non è mai esistito. E non la fanno finita! Non leggo il giornale rosa, ormai, da un bel pò. Ho notato, però, su TuttoJuve.com che i redattori del sito, hanno riportato un articolo dove il Signor Garlando dava una falsa informazione; scriveva che Moggi era radiato. Non voglio pensar male ma alla Gazzetta nessuno corregge gli errori dei giornalisti poco informati? La mia è una squalifica e non una radazione: penso ci sia una bella differenza. Ma tanto ormai in via Solferino giocano a nascondino, perchè il vento sta cambiando e rischiano di prendersi un bel raffreddore.\r\nTorniamo a noi: grazie, grazie e ancora grazie. Sono parole semplici, ma sono le prime e le più sincere che mi vengono in mente quando penso ad Andrea Agnelli, e ancor di più quando rifletto sulle dichiarazioni che ha rilasciato, non tanto sul mio conto, quanto piuttosto su quello che ha rappresentato la Juventus in quegli anni, che hanno significato senza dubbio un’epopea tra le più importanti della straordinaria storia bianconera: scritta, in gran parte, dalla famiglia Agnelli. Del resto Andrea, lui sì, è uno che sa di ciò che parla; ci è rimasto accanto per dodici anni, ha seguito dall’interno assieme al padre Umberto tutte le vicende di casa Juve e conosce perfettamente i modi e le linee guida che abbiamo seguito durante il nostro percorso, quindi non posso essere stupito della sue parole, ma alla stessa maniera sento di rivolgere a lui il mio pensiero.\r\nRiguardo ai contenuti, il tema della rassegnazione degli scudetti è un problema antico. Un diritto a mio parere sacrosanto, che non è stato però difeso a dovere quando gli eventi richiedevano che lo fosse: sarebbe bastato un ricorso al Tar per cambiare la storia. Con quell’azione la Juventus non sarebbe retrocessa, e forse si sarebbe capito con quattro anni di anticipo chi aveva ragione e chi no. Noi non abbiamo mai detto a nessuno “facci vincere quella partita”, gli altri lo hanno fatto!\r\nUn altro tema particolarmente scottante è quello relativo a Milos Krasic ed alla sua squalifica. Ho già spiegato in più sedi quale sia il mio pensiero a riguardo, ma le voci che si rincorrono negli ultimi giorni impongono che l’argomento venga nuovamente sviscerato. Innanzitutto, penso sorridendo alle conseguenze incredibili che vi sarebbero state qualora quel rigore fosse stato assegnato alla “mia” Juventus. Il gioco di gran parte degli organi di informazione è evidente, soprattutto a causa della sua ripetitività. È da tempi immemorabili che si cerca di far passare quella bianconera come una società aiutata dagli arbitri o quant’altro; è un’abitudine che col tempo non è finita. Sarà sempre così, e nell’indecisione i fischietti tenderanno a favorire la società più importante: vuoi perché pensano sia utile alla loro carriera, vuoi per un condizionamento implicito che da sempre li caratterizza… Mi fa specie che in molti facciano ancora finta di non capirlo.\r\nTornando al calcio giocato, che è poi l’unico vero argomento che catalizza l’attenzione di chi ama questo meraviglioso sport, è d’obbligo soffermarsi sulla sfida tra Milan e Juventus. Ripenso a questi scontri con un pò di nostalgia, soprattutto osservando l’evidente dislivello tecnico che costituisce l’innegabile differenza tra le due squadre. Non può essere considerato uno scontro diretto una partita in cui una delle due contendenti è decisamente superiore all’altra, ed in questo momento il Milan è troppo più forte dei bianconeri. Le due milanesi hanno qualcosa in più, sia a livello di organico, che di qualità. La Juve può dire la sua solamente a livello di corsa, di fisicità, di dinamismo; ma il calcio, purtroppo o per fortuna, non è solo questo.\r\nNon posso non concludere facendo i miei migliori auguri ad un amico prima, e al calciatore più immenso della storia del calcio poi: Diego Armando Maradona. Nell’articolo che oggi scrivo su “Libero” mi dedico a lui in maniera più approfondita, in ogni caso non posso esimermi dal fargli pervenire il mio pensiero anche da queste pagine.\r\n\r\n\r\nDi Luciano Moggi per ‘TMW’

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