Juventus, Pirlo: “Spero di arrivare in prima squadra” – Agnelli: “Anche io”

La presentazione di Andrea Pirlo quale allenatore della Juventus Under 23

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È il grande giorno della presentazione di Andrea Pirlo quale nuovo allenatore della Juventus Under 23 e la conferenza stampa non poteva non essere aperta dal presidente Andrea Agnelli in persona. “Siamo qui oggi per presentare il nuovo allenatore dell’Under 23 che conoscete tutti molto bene – ha esordito il numero uno del club bianconero – Da calciatore lui ha scritto una parte fondamentale della storia che stiamo continuando a scrivere. Comincia questa sua avventura come allenatore da noi e di questo siamo fieri ed orgogliosi. Spero per lui che sia il primo passo di una carriera ricca di soddisfatti. Lo fa in un progetto che noi abbiamo fortemente voluto. Un percorso di cui mi sono reso conto che inizialmente era un problema identitario perché i ragazzi erano abituati ad un giro di prestiti che spesso li portava a non completare la loro carriere da calciatori. A oggi devo dire che abbiamo ragazzi di cui mi fa piacere leggere le interviste che rilasciano, c’è un riconoscimento da parte dei protagonisti del percorso. Poi è chiaro che l’obiettivo con Andrea il percorso è quello che abbiamo visto in altre seconde squadre ossia che possa magari in futuro arrivare in prima squadra”.

Pirlo: “Per la Juve detto no ad offerte di Serie A e Premier”

Pirlo, dal canto suo, dopo aver salutato la Juve nel 2015 e aver vissuto un’esperienza in MLS, ha intrapreso la trafila di corsi che lo hanno convinto che il suo futuro sia quello dell’allenatore. “Grazie al presidente, a Paratici e a Cherubini per avermi offerto questa opportunità di tornare in famiglia – ha esordito in conferenza stampa – Spero di avere stesse soddisfazioni da calciatore, stesse ambizioni ma sarà un lavoro nuovo, non vedo l’ora di cominciare. Ho avuto necessità di staccare un po’, ma studiando ai corsi di Coverciano ho capito che la mia strada sia questa. Ho iniziato a fare i corsi quando ho smesso di giocare. Prendo il patentino, poi magari mi capiterà l’occasione di fare allenatore. Poi man mano mi è venuta la voglia di saperne di più e poi ho detto: questo sarà il mio lavoro. Mi sono concentrato al 100% e non vedevo l’ora di finire per iniziare. Ho avuto tanti allenatori bravi nella mia carriera, ma ognuno deve fare la sua strada. Io ho il mio modello di gioco, da un po’ di tempo. La mia squadra dovrà giocare bene, avere la padronanza del gioco e puntare sempre a vincere. Odiavo tante cose da giocatore e non le farò ora dalla panchina”, ammette.

Qualcuno sostiene già che Sarri dovrà guardarsi le spalle da Pirlo, ma al momento il “maestro” si limita ad elogiare i dettami tattici dell’attuale tecnico della prima squadra. “Mi sarebbe piaciuto giocare nella Juve di adesso, magari un po’ più giovane. Quindi giocare con questo gruppo di giocatori. Il gioco di Sarri mi piace, il playmaker gioca tantissimi palloni e sarebbe stato adatto alle mie caratteristiche. Fortunatamente conosco i giocatori dell’Under 23. Mi piace vedere la crescita di questo progetto, li ho seguiti durante questi anni. Sono migliorati, allenandosi con Sarri hanno avuto modo di migliorare, dovrò creare un rapporto quotidiano anche con l’allenatore per avere valutazioni quotidiane per tutti e due, per la sua squadra e per la mia. La prima squadra è una cosa, io sono al di sotto. Lo scudetto è già stato vinto, c’è da guardare alla Champions, partita difficile, vengono da un’inattività di qualche mese, si saranno preparati alla morte. La Juve arriva da tante partite consecutive, un po’ di stanchezza è normale che ci sia, credo arriveranno con la forza e la mentalità giusta per arrivare in fondo”.

Nonostante con il Milan la carriera sia stata più lunga, sembra che il legame di Pirlo sia più saldo con la Juventus. “Sono arrivato in questa nuova famiglia dopo i 10 anni al Milan. Mi sono trovato benissimo con questi uomini, ho sempre mantenuto i rapporti. Ci vedevamo anche in giro per la città, il rapporto di stima e amicizia è sempre rimasto. Al Milan non c’è nessun dirigente di quando c’ero io – aggiunge – Maldini era un mio compagno, mi sembra normale che il percorso sia stato quello di venire a vivere a Torino e poi a lavorare ancora grazie a loro alla Juve. Fare il dirigente? No, ci ho pensato. A me piace stare sul campo, vivere la partita, essere protagonista. Ho sogni da raggiungere e li voglio raggiungere personalmente non da esterno, il ruolo perfetto è l’allenatore. Era quello che volevo fare. Cosa dirò ai ragazzi? Dirò a loro le cose che mi piacevano dei miei allenatori precedenti, sono stati un aiuto per il mio futuro. Dovrò spiegare cosa vuol dire giocare nella Juve, cosa vuol dire fare sacrifici per arrivare in prima squadra. Tutti quelli che giocheranno contro la Juve lo faranno col coltello tra i denti e noi dovremmo calarci in questa mentalità con le giuste motivazioni, siamo la Juve ma giochiamo in Lega Pro e serviranno le giuste motivazioni”.

Sulle orme di Guardiola e Zidane

Nessuna certezza sul modulo, Pirlo chiarisce subito di volersi adattare ai giocatori, ma soprattutto di puntare a crescere per emulare magari le gesta di Guardiola e Zidane, partiti proprio dalle seconde squadre di Barcellone e Real: “Moduli? Secondo me non sono fondamentali, in base ai calciatori che hai a disposizione, ce ne possono essere tanti ma è l’occupazione degli spazi la cosa più importante, coi giocatori giusti. Ed avere idee e principi di gioco ben chiari da attuare. Le responsabilità le gestisco da quando ho 14 anni, se non le ho non sto bene. A tutti piacerebbe fare il percorso che hanno fatto Guardiola e Zidane ma bisogna meritarselo dopo un percorso, con tempo ed esperienza. Ho avuto offerte di Serie A e Premier, ma questa è la strada più giusta per me”.