Juventus – Inter, l’analisi tattica: Sarri e Conte a confronto

(Ri)alzare la testa non è importante, è l’unica cosa che conta

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Juventus – Inter in programma Domenica 8 alle 20:45 (rigorosamente a porte chiuse a causa dell’emergenza Coronavirus) non è soltanto il solito big match che, come la storia del calcio italiano testimonia, innalza vertiginosamente il livello di adrenalina e fa misurare temperature record al termometro emozionale del popolo bianconero e nerazzurro, ma anche l’opportunità per la Juve di riscattarsi, mostrando gli attributi, dopo la figura da peracottaio rimediata in Champions nella gara persa 1-0 in casa del Lione. La Vecchia Signora, infatti, giungerà alla supersfida contro la Beneamata in seguito alla penosa prestazione in terra transalpina. Zero concentrazione e scarsissima attenzione fra le fila bianconere. Squadra sfilacciata e distanza siderale tra i reparti, con un palleggio pachidermico, soporifero, narcolettico, oltre a una sfilza impressionante di errori tecnici nella misura dei passaggi e nella scelta dell’ultimo passaggio. Leggerissimi i miglioramenti nel finale, ma la prova di Madama, al netto di tutto, è stata davvero inqualificabile.

L’Inter, invece,  è reduce dal 2-1 del Meazza di Europa League con il Ludogorets che, anche grazie allo 0-2 dell’andata, ha consentito ai nerazzurri di approdare agli Ottavi. Tornando all’attualità, la Juve dovrà fare a meno del solo Demiral. Dunque, 4-3-3 il modulo scelto da Sarri, formato da: Szczęsny; Danilo, Bonucci, de Ligt (Chiellini), Alex Sandro; Bentancur, Pjanić, Matuidi; Cuadrado, Dybala, Cristiano Ronaldo. Con Sensi e Moses che mancheranno all’appello, Antonio Conte dovrebbe optare per un 3-5-2 composto da: Handanovič; Godín (D’Ambrosio), de Vrij, Škriniar; Candreva; Vecino, Brozović, Barella Young; Lukaku, Lautaro.

Juventus – Inter: il topic tattico

Bissare l’imbarazzante prestazione europea sarebbe un harakiri per la Juventus. Per cui, prima di tutto, guai a replicare il bradiposo possesso palla visto a Lione. Sarà necessario effettuare un palleggio a giri alti, verticalizzare in maniera efficace e fruttuosa, attaccare la profondità con convinzione, qualità tecnica e cattiveria agonistica e, soprattutto, alternare l’orchestrazione della manovra in modo tale da non sfondare costi quel che costi solo per vie centrali come se non ci fosse un domani, bensì provare anche a sfruttare l’ampiezza. In fase di non possesso il diktat sarà ritrovare la giusta compattezza e le distanze fra le tre linee, nonché sporcare l’uscita da dietro dell’Inter cercando di esercitare un pressing ultraoffensivo.

La squadra di Conte, come principio, punta alla costruzione dal basso e a impegnare parecchio i due quinti, sempre lesti ad alimentare le sortite offensive. Quanto alle punte, sovente si abbassano a turno per ottenere lo scarico e favorire l’inserimento dei centrocampisti. Nella fase di non possesso, l’interpretazione dei quinti è fondamentale, poiché si abbassano sulla linea difensiva per formare un 5-3-2 o un 5-3-1-1, mentre in situazioni di transizione positiva Antonio Conte chiede ai suoi di ripartire attaccando la profondità soprattutto con gli esterni, oltre a fiondarsi negli spazi utilizzando principalmente le due mezze ali. Questa Juve non parla sarrese, nemmeno lo farfuglia. Anzi, è ancora affetta da sarrosi, altro che calcio champagne con ostriche e caviale. Ego, il nicotinomane incallito Maurizio Sarri, fortemente in discussione, avrà la possibilità di dimostrare, vincendo e soprattutto convincendo, di tenere ancora salde le redini di un gruppo che, purtroppo, in questa fase della stagione, non sta scoppiando di salute.