Juve-Zenit: Dybala come Clint Eastwood, McKennie geniale

Il meglio e il peggio della sfida vinta dalla Juventus nel 4° turno di Champions League

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Juve-Zenit, finalmente una prestazione “europea”, Dybala sposta gli equilibri, se McKennie gioca sempre così…

SZCZESNY 6.5 – La Venere di Botticelli è stata votata come le tette più belle del Rinascimento. Rimane al centro della porta, coprendosi le pudenda e lavorando, quando c’è da fare, o osservando gli altri come nel dipinto.

DANILO 6.5 – Ricorda a memoria tutte le canzoni di Marco Mengoni e di Miguel Bosé; ma siccome non ne capisce i testi, vince il premio Best South European song, altrimenti i cantanti italiani e spagnoli, premi non ne vincerebbero mai

BONUCCI 5 – Il gabelliere era colui che provvedeva alla riscossione dei dazi; lo sgabelliere è quello che sedeva nella semifinale di Champions League. La spizzata di testa è la specialità di chi le gioca tutte, anche quando, come ieri sera, perde fiducia in sé stesso.

DE LIGT 6.5 – L’enigma della camera chiusa è un genere letterario cominciato da E.A. Poe, un paio di secoli fa. Stanza chiusa morto all’interno. Solo un investigatore geniale potrà risolvere il caso. Anche nella Juve il mistero resta: De Ligt gioca a rotazione e Chiellini è libero di impostare. Misteri che nemmeno Sherlock Holmes riuscirà a risolvere.

ALEX SANDRO 6 – Occhio di Falco, dei vendicatori, è un tizio in gamba, come Batman; ma siccome entrambi non sparano, non uccidono e si limitano a immobilizzare i cattivi, a cosa servono i loro servigi quando si incontra un Thanos, un Galactus o un Darksaid? E Joker? Come potrebbe impensierire Superman?

BERNARDESCHI 6 – Il Gesù di Nazareth di Zeffirelli a parte essere una incredibile scassatura di tasche, di circa sei ore, contiene l’idea primigenia che il Messia, benché sia nato in Palestina, debba avere occhi biondi e capelli azzurri. L’attore che lo interpretò ha poi avuto una carriera miserrima passando da un pessimo set cinematografico all’altro, ma continuando a essere invitato in Tv e a firmare copie della sua autobiografia: un attore chiamato Gesù.

MCKENNIE 7 – Non segna e si vince. Non so quale sia la correlazione, ma ieri sembrava spesso impegnato nella risoluzione di una equazione a due incognite con scappellamento a destra, come fosse Antani e stava per segnare.

RABIOT 8 – Resta in panchina; ogni 7 minuti Allegri si avvicina e gli tasta l’indice per vedere se è ingrassato e può darlo da mangiare ad Arrivabene e a Cherubini, unica ragione per tenerlo in squadra insieme a Ramsey.

LOCATELLI 5.5 – Zorro aveva una doppia personalità, quella con i baffi e quella senza. Il problema è che spesso gioca di fianco al sergente Garcia che crede di tenere palla e invece la passa indietro.

ARTHUR SV – Entra e si prende gol; una coincidenza? Io non credo.

CHIESA 6.5 – Letale come la “Cosa” di John Carpenter e tenero come ET, quando deve telefonare alla mamma, dopo aver vinto l’Europeo. Eppure Allegri pare che non riesca ancora a capire dove metterlo: se tra i film per ragazzi o i thriller per adulti. Eppure…

KULUSEVSKI SV – Siamo dalle parti di un anime di serie B, prodotto senza troppa convinzione, solo per riempire il palinsesto.

DYBALA 8 – 2 gol un assist e un palo; è in formato Clint Eastwood quando sciorinò 5 capolavori di seguito, senza nemmeno riprendere fiato ( da “Mystic river” a “Flags of our fathers”). Il problema sarà continuarsi a ripetere presentandosi con opere di qualità anche ai vari festival cinematografici con la puzza sotto al naso.

MORATA 5.5 – Guapparia con Mario Merola (per la preziosa regia di Alfonso Brescia) non ha proprio nulla per farsi ricordare: le canzoni di Mario Merola sono odiose e le attrici poca cosa. Però sul finale segna.

ALLEGRI 6 – Il ritiro nella sua casa sui monti, dove ha messo a disposizione la propria biblioteca personale (che non è a livello di quella di Ronaldo) e ha organizzato cineforum con la serie di Furia cavallo del west, Febbre da cavallo, il fantino e il campione e le sgroppate di Jessica Rizzo, hanno fatto bene. Così bene che il ritiro è stato subito interrotto per andare ad acquistare in edicola il nuovo pezzo della collezione cavalli da borsa e da corsa.

TENET IN THE DARK – (Riavvolgiamo il tempo e cambiamo il passato, consapevoli di ciò che è accaduto nel futuro)

Rigore sbagliato, rigore ritirato. Il contatto è light, il tiramisù è troppo leggero e il vino dolce fa l’aceto più aspro. Ovviamente se fosse successo a un’altra squadra, nessuno avrebbe avuto nulla da ridire.

Arrivabene è ancora in gita premio a Torino per scalare le Alpi e Allegri ha comprato lo speciale Almanacco di Tex in cui si raccontava la storia della morte di Dinamite e ha rivisto il dialogo di Arrapaho tra Palla Pesante e Alboreto (il pony, non il pilota); insomma a oggi sembra che brancoli nel buio, contando cavalli e inseguendo le pecore (o era il contrario?).