La Juve di Sarri e la storiella della concorrenza più agguerrita

“Questo campionato si giocherà punto a punto” diceva Sarri, ma non è stato affatto così

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“Questo campionato si giocherà punto a punto”: diceva così Maurizio Sarri, tecnico della Juventus, a febbraio scorso. Già allora l’ex allenatore di Chelsea e Napoli doveva difendersi dalle rimostranze di chi sosteneva che la rosa che l’anno prima avrebbe dovuto fare il triplete anche con la scimmia di Tarzan in panchina (per giunta rafforzata) stava faticando non poco a stare davanti alla concorrenza. Soprattutto considerato che a febbraio del 2019 la questione campionato era praticamente già archiviata. “Ha ragione, gli anni passati Allegri non aveva avversari, quest’anno c’è una concorrenza spietata”. Andiamo quindi a confrontare la classifiche di Serie A di quest’anno dopo la 32a giornata e quella della passata stagione.

Juventus 2019-2020 e 2018-2019: classifiche a confronto

Dopo 32 partite la Juventus di Sarri ha 76 punti, mentre la seconda (Lazio) ne ha 68, la terza (Atalanta) 67. Lo scorso anno, dopo la stessa giornata, la Juventus di Allegri era prima con 84 punti (con 12 gol subiti in meno e un solo gol segnato in meno rispetto alla squadra attuale), secondo era il Napoli con 67 (un solo punto in meno della Lazio attuale) e terza l’Inter con 60. La distanza tra la prima e la seconda era di ben 17 punti, contro gli 8 attuali: la seconda forza del campionato ha cambiato padrone, ma il numero di punti è praticamente lo stesso. Quello che è cambiato è che la Vecchia Signora ha 8 punti in meno rispetto il ruolino di marcia del 2018-2019 e la previsione di Sarri (così come quella di tanti adaners, capiscers e tattici da social) relativa al campionato che si sarebbe giocato “punto a punto” si è rivelata completamente inesatta.

Esattamente come le passate stagioni, la concorrenza ha tenuto per metà stagione, poi si è sgretolata nella seconda parte perché nessuno riesce a tenere il ritmo in una competizione lunga e logorante come la Serie A. Non fosse stato per l’Atalanta, che non perde da 10 partite, Lazio e Inter sono letteralmente crollate, esattamente come è avvenuto agli stessi nerazzurri e al Napoli lo scorso anno. La concorrenza non è migliorata in nulla, è la Juve ad essere indietro rispetto al suo ruolino di marcia abituale. Detto che Sarri rimane l’allenatore che meglio ha fatto all’esordio sulla panchina bianconera, c’è da sottolineare che questo dato non sia significativo, poiché non tutti i debuttanti all’esordio hanno avuto a disposizione una rosa come quelle di cui dispone oggi il tecnico ex Napoli e Chelsea.

Una rosa di bolliti, che prima poteva allenare chiunque

I sostenitori del cambiamento (chi l’ha visto) senza se e senza ma a questo punto la buttano in caciara: “Siamo senza attaccanti”, “il centrocampo è una merda”, “Bonucci non giocherebbe titolare nemmeno nella Spal”. Pur di difendere l’indifendibile, in questi giorni più di uno mi ha detto che con “Pirlo-Vidal-Pogba, il centrocampo più forte dell’universo abbiamo perso due finali di Champions”. Forse su Marte, perché a Cardiff il centrocampo era composto dai titolari Pjanic e Khedira, con in panchina Sturaro, Lemina, Rincon e Marchisio (praticamente fuori servizio per infortunio). Chi sostiene che questa rosa si sia indebolita dopo aver innestato de Ligt, Demiral, Ramsey, Rabiot (il più giovane francese a superare le 30 presenze in Champions League) e Higuain è semplicemente prevenuto e in mala fede nei confronti del recente passato. Senza soffermarsi sulla qualità del gioco, sulla quale ci sarebbe da dire all’infinito, per rendere l’idea, lo scorso anno di questi tempi, per via degli infortuni di Barzagli, Chiellini e Caceres, Allegri aveva fatto ricorso a Rugani in 13 partite, mentre quest’anno l’ex Empoli ne ha giocate 4 per via della presenza di de Ligt. Togliete in 9 partite il muro olandese e metteteci dentro Rugani di fianco a Bonucci e poi vediamo quanti punti portiamo a casa… Il calcio è semplice, ma non è per tutti. È un gioco deficiente per persone intelligenti, qualcuno vorrebbe farlo diventare un gioco intelligente per persone deficienti.