Juve-Napoli, i partenopei al Coni: “Volevamo giocare, noi in buona fede”

Il Mattino pubblica alcuni stralci del ricorso contro il 3-0 a tavolino di Juventus-Napoli

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Il quotidiano Il Mattino ha pubblicato alcuni stralci del ricorso al Coni presentato dal Napoli e che sarà discusso il prossimo 22 dicembre. Si tratta di 32 pagine redatte dagli avvocati incaricati da Aurelio De Laurentiis, Enrico Lubrano e Mattia Grassani, contro la Figc, la Lega e anche la Juventus, anche se il club bianconero in questa storia è solo spettatore. In primo e in secondo grado per Juventus-Napoli è stato sentenziato il 3-0 a tavolino in favore dei bianconeri e ai partenopei è stato inflitto anche un punto di penalizzazione per non essersi presentati allo Stadium.

Napoli: fermati per causa di forza maggiore

Dopo le durissime motivazioni dei primi due gradi di giudizio, però, il Napoli è sicuro di poter ribaltare la situazione e alcuni giornalisti sostengono ci sia nell’aria un “ribaltone”. “Una causa di forza maggiore che è stata preclusione alla trasferta, è intervenuta già il giorno prima della partita”, si legge tra le motivazioni del ricorso pubblicate oggi dal Mattino. “In pratica – proseguono i colleghi di Napoli – ed è questo il punto chiave, il successivo provvedimento del 4 ottobre aveva carattere solo confermativo e non di primo provvedimento di preclusione alla trasferta. Non è un dettaglio di poco conto”. Il Napoli conferma insomma la disdetta di voli e tamponi, ma in attesa dell’okay alla trasferta in bolla.

E l’Sms di De Laurentiis ad Agnelli?

I due avvocati del Napoli, inoltre, replicano duramente alle parole dei giudici d’Appello, sostenendo che non esiste una “benché minima prova” di una condotta in malafede da parte del club azzurro. Secondo Lubrano e Grassani le due precedenti condanne violano i principi cardine del giusto processo, ovvero la presunzione di buona fede e il principio del “in dubbio, pro reo”. Insomma, non potendo il tribunale del Coni entrare nel merito, sembra che De Laurentiis punti all’annullamento del precedente grado di giudizio e sottolinea che “non c’è movente o interesse della società a non giocare la gara”. Insomma, il Napoli voleva giocare, ma non si capisce perché, allora, il suo presidente avesse inviato un Sms ad Agnelli per rinviare la partita.

Il Napoli, conclude la difesa, sostiene che pur ignorando il primo divieto dell’Asl, sarebbe stato raggiunto comunque dal secondo provvedimento. “O saremmo dovuti rientrare a Napoli o saremmo dovuti restare in isolamento in hotel a Torino”, sostengono. In realtà il protocollo c’è proprio per risolvere queste questioni e fin qui le ha risolte tutte. Tranne una.