La Juve, la Lazio e i fantasmi di una nuova Perugia

Una presenza dal passato aleggia sul ritorno della serie A, tra strani magheggi, algoritmi fantasiosi e regole cambiate ad hoc

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Dopo oltre due mesi di sosta forzata a causa dell’emergenza Coronavirus, a breve tornerà in campo la Serie A. Il D-Day è infatti fissato per il 20 giugno, per la gioia di alcuni e la rabbia di molti, che a prescindere dalla squadra per la quale fanno il tifo, non sono molto contenti di questa decisione alla luce di quanto accaduto in queste settimane a causa del Covid-19. Ad ogni modo così è stato deciso, e a breve si ricomincerà a giocare. Ma per quanto tempo e in che condizioni di serenità e rispetto delle regole è tutto da verificare.

La sensazione è che la questione scudetto sia già stata apparecchiata, con l’obiettivo di non farlo vincere alla Juventus, costi quel che costi. Non vorremmo sembrare pessimisti o complottisti, ma visti i precedenti di cui la società torinese è stata spesso vittima, e considerato certi fattori, compresi alcuni segnali negativi provenienti dalla Lega e da vari ambienti politici e “sportivi”, un discreto allarmismo è alquanto realistico.

Una nuova Perugia all’orizzonte?

Chi scrive ha per esempio la forte sensazione di una nuova Perugia all’orizzonte. Stessa atmosfera generale “contraria” di allora, stesso avversario per lo scudetto, stessa voglia nell’ambiente di non vedere la squadra bianconera vincere ancora. Ricordate? Era il torneo 1999-2000, ultima di campionato, con la Juventus, avanti di due lunghezze sulla rivale Lazio, impegnata in trasferta contro gli umbri. Un violento temporale rende però il campo impraticabile. La gara andrebbe sospesa, ma dopo un’interruzione di oltre settanta minuti, molti di più dei 45 massimi previsti dal regolamento, l’allora arbitro del match, il tifoso laziale (per sua stessa ammissione) Pierluigi Collina, decide di far disputare la partita.

Una gara di pallanuoto più che di calcio, che però tutti quelli che non tifano bianconero volevano si giocasse a ogni costo. Come ebbe modo di spiegare Renato Olive, all’epoca capitano degli umbri, “il campo era davvero impraticabile. Conte (il capitano di quella Juvendr) diceva che la palla non rimbalzava e aveva ragione. Ma io al minimo tocco dicevo il contrario, ‘rimbalza!’”.

Ma perché Olive sosteneva una cosa palesemente falsa? “Gaucci (allora presidente del Perugia -ndr) ci telefonava ogni giorno, faceva pressioni: diceva che Perugia-Juventus avrebbe cambiato la nostra vita nel bene o nel male. Ricordo che anche l’anno prima eravamo stati arbitri dello scudetto, con quel Perugia-Milan 1-2 che lo consegnò ai rossoneri a discapito proprio dei biancocelesti. Per punizione fummo sbattuti in Giappone e non ricevemmo alcun premio salvezza. Quindi non volevamo fare la stessa fine “. Capito?

Lo stesso Gaucci confermerà la cosa il 21 aprile del 2011 su Eurosport, rivelando che prima della partita incriminata aveva davvero minacciato i suoi giocatori dicendogli che se non avessero battuto la Juventus, lui sarebbe dovuto scappare da Roma, “ma loro se ne sarebbero andati per 3 mesi in Cina in tournée. E al designatore durante il diluvio dissi: sia chiaro che se sospendete questa partita, io non la gioco mai più”. Siamo bel oltre lo spirito sportivo e al legittimo non  “scansarsi”. Parliamo di una partita irregolare dove l’allora capolista venne fortemente penalizzata dall’arbitro e dal sistema, in barba ai regolamenti.

L’algoritmo magico

E di certo l’ambiente che aspetterà la Vecchia Signora dopo la sosta imposta dalla pandemia da Covid-19, non sarà tanto dissimile da quello di allora. Sul suo cammino troverà infatti tanti “Perugia” pronti a vendere cara la pelle pur di fare un dispetto all’odiata Juve, ma più accomodanti con le dirette rivali; ma troverà anche tanti “Collina” coi nervi tesi, pronti nel dubbio a fischiarle contro per timore di essere tirati per i capelli in assurde quanto micidiali polemiche create come sempre ad arte da giornali e televisioni. Infine, se non bastasse già tutto questo, ritroverà anche questa volta qualche trappolone da “regolamento ballerino”, con in più la novità dell’algoritmo “magico”.

In fondo lo ha spiegato giorni fa a Sky Sport il presidente della FIGC Gabriele Gravina: “Il nostro Piano B è strutturale, è molto chiaro e contenuto in una delibera di Consiglio Federale che prevede in caso di momentanea sospensione e della impossibilità di continuare a completare il campionato far ricorso ai playoff e ai playout, un format più contenuto per far si che ci sia un risultato legato al merito sportivo”. Peccato però che con questo metodo squadre come il Napoli, a distanze siderali dalla vetta dopo un altro campionato incolore, si troverebbero coinvolte a lottare per un titolo che non meriterebbero. Alla faccia dei meriti sportivi. Ma siccome le possibilità che qualche atleta possa essere trovato positivo fra le squadre di testa (o di coda) sono altissime, e che dunque salterebbe anche la possibilità di giocare playoff e playout, ecco che Gravina ha pronta l’alternativa: la cristallizzazione della classifica (immaginiamo però che accadrà solo se la Juventus non risulterà prima in quel momento, altrimenti avanti a oltranza coi moribondi a bordo campo… -ndr) e il ricorso a un apposito algoritmo che dovrà essere approvato dal Consiglio Federale l’8 giugno.

Un algoritmo che dovrebbe tenere conto di diversi fattori, ma che siamo certi saranno tutti legati a un unico, comune denominatore: la Juventus. Diverse immaginiamo le opzioni in tal senso: qualsiasi dato numerico favorisca la Vecchia Signora non verrà tenuto in conto, pertanto varranno gli scontri diretti ma solo fino al calcio d’inizio. Per ogni scaccolata di Sarri e per ogni tre bestemmie di Buffon, verrà sottratto mezzo punto, mentre ciascun gol di Cristiano Ronaldo porterà a una penalizzazione.

Altre opzioni in caso anche qui di parità, il sorteggione in sala mensa, la gara di rutti tra i capitani delle squadre al vertice, richiamare Guido Rossi e assegnare a caso lo scudetto alla terza classificata, purché sia di Milano e abbia la maglia a strisce nerazzurre o,  dulcis in fundo, partita secca a scopone scientifico tra Andrea Agnelli e il presidente rivale, col primo però costretto a giocare bendato e il secondo in vantaggio già di tre punti grazie a una scopa, una primiera e un settebello, e con in più tutte le carte di denari  in mano. Per un risultato finale “legato al merito sportivo”…