Il momento del rispetto

(di Antonio Corsa)\r\n\r\nUltimamente ho avuto poco tempo a disposizione per esprimere, con regolarità, il mio pensiero sui “fatti quotidiani” riguardanti la Juventus. Dal 1 luglio, esattamente come successo nell’aprile 2010, la lotta di verità su Calciopoli ha subito un’ulteriore svolta con la pubblicazione del resoconto del procuratore Palazzi che ha censurato il comportamento dell’Inter. Ho però da allora notato un’escalation di accuse e un inaccettabile uso di “toni” (parola cara agli interisti) addirittura violenti contro i nerazzurri, il presidente Moratti e l’ex presidente Giacinto Facchetti. Non voglio in questa mia riflessione entrare nel merito dei fatti (l’ho fatto spesso): dell’Inter non m’importa nulla (gli sfottò sportivi anzi sono sempre ben accetti), e di Moratti neanche (si commenta da solo). Queste due righe sono per Facchetti.\r\n\r\nGiacinto è stato senza dubbio una bandiera dell’Inter e del calcio italiano tutto e, come tale, a mio avviso, merita “rispetto” (parola cara ad Andrea Agnelli). Lo merita esattamente come la Juventus, come De Santis minacciato di querela, come Mazzola. Lo dico convinto, nonostante sia da un po’ di tempo in prima linea nella lotta per la verità e nonostante in questo blog si sia duramente contestato l’operato di Palazzi, di Auricchio, di Narducci e di Facchetti stesso. Anzi, lo dico proprio per questo.\r\n\r\nMerita rispetto lui, ma lo merita anche e soprattutto la verità. Ciò significa, per quanto mi riguarda, non fermarsi dinanzi a pressioni, minacce o accuse e lavorare per raggiungere lo scopo che è quello di ricostruire i fatti nel modo più corrispondente possibile alla realtà. Luciano Moggi & cu(polari vari). sono accusati infatti di associazione a delinquere e il far emergere dubbi sulla qualità del lavoro investigativo (le telefonate “nascoste”) e dimostrare come il proprio non fosse un rapporto “esclusivo” (e quindi da reato “associativo”: di qui la necessità di pubblicare telefonate dell’Inter, del Livorno, del Palermo, del Cagliari, ecc..) serve evidentemente per difendersi. Per gli imputati ma anche per la Juventus, penalizzata proprio grazie alla creazione giurisprudenziale di un reato associativo (illecito strutturato) ancora non previsto dal codice e regolamentato solo successivamente.\r\n\r\nNon trovo giusto, per questo motivo, invocare la morte di uno dei soggetti tirati in ballo, appunto Facchetti, per chiedere a noi e a chiunque di smettere di ricercare la verità. Al contrario, però, è giusto che si chieda di rispettare la persona e che nessuno si permetta di giudicare l’uomo o, peggio ancora, che si approfitti per gettare veleno contro un’intera categoria di tifosi. Fatelo pure, ma non qui. C’è un limite a tutto, ed è bene non superarlo. Non (solo) per Facchetti, ma per essere coerenti con quello che si è e si vuole restare.\r\n\r\nPersonalmente, per completare l’argomento, ho un’idea, che ho espresso in diversi articoli, che mi porta a pensare come l’esposto presentato dalla Juventus sia “pericoloso” e “sbagliato”. “Pericoloso” perché si basa su un presupposto, quello del “tutti colpevoli”, che mi trova in totale disaccordo. Sono per il “tutti innocenti”, sono per lo Scudetto 2005/06 vinto sul campo, così come il precedente e tutti gli altri. E sono per un calcio che, più che mostrarsi corrotto e fatto di partite truccate, si è dimostrato, nudo, come logorato da una lotta di poteri forti (e in questo riflette esattamente la società italiana). Un modo di essere calcio sbagliato, se vogliamo, ma quello era (e niente di più), dove ognuno tirava acqua al proprio mulino senza favoritismi di sorta da parte né dei dirigenti federali (vedasi i “per carità basta che non sbagli contro la Juventus” di Carraro, ad esempio), né dei dirigenti calcistici (vedasi le conversazioni di Lanese con Meani o Facchetti..), né dei designatori (che ascoltavano tutti e promettevano a tutti).\r\n\r\nTrovo infine l’esposto “sbagliato” perché, da tifoso, mi aspetto, più che vedere l’Inter penalizzata (soddisfazione fine a se stessa), che sia restituita la sua storia alla Juventus. E il mezzo più naturale e idoneo per farlo non è accusare gli altri di aver fatto “lo stesso”, bensì difendersi. Ex art. 39. Magari anche usando le telefonate dell’Inter, per quello scopo.\r\n\r\nOffro perciò alla famiglia Facchetti una mano tesa in segno di solidarietà, perché alcune cose ascoltate e lette ultimamente nel web hanno a volte superato il buongusto (rabbia repressa: cinque anni a sentirsi chiamare ladri dagli Onesti…). Ma al tempo stesso prometto che non ci fermeremo (anzi, siamo solo all’inizio), perché abbiamo tutti a cuore la Juventus, le sue sorti e quelle del calcio italiano tutto, che merita di uscire in maniera credibile dalle vicende del 2006.\r\n\r\nLa lotta di verità non si fermerà. Ma per essere credibile è bene che non si trasformi in altro.