Giusto accettare Sarri, ma smettiamola con il Sarrismo

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Dopo un primo periodo di rabbia, la maggior parte dei tifosi bianconeri (me compreso) sembra aver definitivamente accettato il verdetto emesso dalla società lo scorso 16 giugno: Maurizio Sarri è l’allenatore della Juventus.

Come spesso accade in queste situazioni, qualche strano meccanismo di razionalizzazione ti porta subito a uno step successivo, ossia quello di “mitizzare” la figura del nuovo tecnico, tanto da trasformarlo, in un semplice battito di ciglia, da acerrimo rivale ad amante perfetto, da antagonista a principe.

Beh, arrivare a dire che Maurizio Sarri incarni alle perfezione la figura fiabesca del principe azzurro (ora bianconero) è forse un passo troppo azzardato, ma il bacio ricevuto dalla Vecchia Signora meno di un mese fa, agli occhi di molti tifosi, gli ha fatto subito perdere tutte quelle caratteristiche da “ranocchio sfortunato”.

Siamo però così sicuri che questo atteggiamento sia quello giusto? La verità, come spesso accade, sta nel mezzo. Già, perché un’accoglienza come quella iniziale (o come quella riservata a Massimiliano Allegri nell’ormai lontano 2014) sarebbe stata insostenibile, oltre che controproducente. Nonostante il suo passato “anti palazzo”, ora Sarri è colui che deve condurre la squadra al successo, e quindi il dovere morale del tifoso impone non solo di accettarlo, ma anche di sostenerlo, con uno scopo sovraordinato che non deve mai essere accantonato: la vittoria.

Giusto, però, non esagerare, non sconfinare oltre quello che è ed è sempre stato il dna bianconero, non approdare in lidi finora di proprietà altrui, quei lidi che nella mentalità juventina sono sempre stati visti come “provinciali” e di scarso successo.

Insomma, basta girarci troppo attorno, sto parlando dell’ormai famosissimo a acclamatissimo Sarrismo, uno stile di vita ancor prima che di gioco, un modus operandi che si adatta perfettamente a molte squadre e tifoserie della nostra Penisola, ma non a quella juventina. Attenzione, però, sia ben chiaro: non mi sto riferendo al gioco praticato dall’ex tecnico di Napoli e Chelsea, ma a un qualcosa che va necessariamente oltre.

Qualche giorno dopo l’annuncio di Maurizio Sarri (giusto il tempo di metabolizzare) dissi chiaramente che avrei accettato lui, ma mai il cosiddetto Sarrismo.

“Che cosa intendi?”, mi chiesero in molti.

“Aspettate e vedrete”, risposi quasi rassegnato.

Ecco che, puntualissimo, il mio timore si è materializzato, più prepotente che mai, già al primo giorno di ritiro della squadra alla Continassa. L’elogio sfrenato dei metodi di allenamento di Sarri, il racconto dell’ordinario come straordinario, la mitizzazione di un semplice torello e tanto altro ancora. Andiamoci piano, e lasciamo che altri si esaltino a luglio, come abbiamo sempre fatto.

Anche perché, proseguendo su questa scia, a dicembre Maurizio Sarri rischierebbe seriamente di avere un ruolo da protagonista in ogni presepe bianconero, con buona pace di San Gregorio Armeno.