Facce da sbronzi: l’anti-juventinismo ai tempi del coronavirus 2

Il delirium tremens di quegli antijuventini di professione all’indomani di Juventus-Atalanta

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È stata una settimana molto intensa per il nostro calcio. Una settimana che ha confermato il bassissimo livello del giornalettismo italiota, e quello dei neuroni di buona parte degli addetti ai lavori che pascolano sui campi della nostra Serie A.

D’altronde siamo in un Paese che giorno dopo giorno rasenta sempre più il ridicolo a livello sociale, politico e di comunicazione. Un luogo dove può succedere di tutto e il suo esatto contrario, in un attimo. Dove i rapinatori chiamano gli altri, “ladri”, dove uno un giorno accusa un altro di essere un delinquente, e il giorno dopo ci fa assieme una coalizione. O dove cade un ponte che provoca decine di morti a causa della mala gestione dell’azienda incaricata della manutenzione, e il giorno dopo alla medesima società riaffidano lo stesso incarico. In un contesto simile gli stupidi finiamo per essere noi che abbiamo un minimo di coscienza morale, di rispetto, di dignità e continuiamo per questo a meravigliarci ancora di certe situazioni. Come quelle accadute, per tornare in ambito calcistico, nell’ultimo turno di campionato, seguite da una serie di commenti pregni di quello sfacciato paraculismo italiota di cui ho accennato più volte su queste pagine. Roba più che da facce di bronzo, da “facce da sbronzi”, a giudicare dai commenti da intossicazione etilica di certi personaggi.

Lo scudetto del tampone. Qualche settimana fa scrissi un articolo dove paventavo il rischio che se lo scudetto lo dovesse rivincere la “solita” Juventus, per molti sarà “lo scudetto del tampone”, come squallidamente lo ha definito qualche giornalaio, per giunta rubato (“a chi” non si saprà poi mai). In caso contrario diventerebbe subito “lo scudetto della rinascita del Paese”, “il tricolore dell’amore” o “lo scudetto dell’Italia unita e laboriosa”. Ebbene, come volevasi dimostrare fui facile profeta. Oggi che la Juventus è prima con un buon margine di punti di vantaggio da gestire sulla seconda nelle prossime sei gare, quello attuale per alcuni è tornato a essere uno scudetto senza valore, quello del “Covid”, “un campionato falsato” e sciocchezze simili. A sostenerlo sono ovviamente gli stessi che a bocce ferme piagnucolavano che se non si tornava a giocare, sarebbe stata una farsa vergognosa, un sopruso e un torneo rubato!

Salta ancora, Felipe! Tutta “colpa” di una Juventus fortunata ma anche indomita, che  nell’ultima giornata di Serie A, ha allungato il proprio vantaggio in classifica su una Lazio in palese difficoltà tecnica e fisica, uscendo indenne dalla sfida contro un’ottima Atalanta. Una gara che i bianconeri hanno pareggiato a fatica grazie a due rigori di quelli che ogni volta che le sono stati assegnati contro, i cronisti hanno definito “netti, solari”. Come per esempio nella recente sfida contro il Milan. Mentre a parti invertite, hanno suscitato polemiche e paragoni astrusi. Insomma, il concetto è sempre quello: quando si fischia contro la Juventus, tutti zitti! “È netto, il regolamento parla chiaro, bla bla”. Quando lo si fa a favore della Juventus, il regolamento “non parla chiaro” e anzi “va cambiato”. E giù polemiche come se non ci fosse un domani, mentre errori arbitrali veri e dannosi, finiscono per perdersi nel compiaciuto silenzio generale di media e addetti ai lavori, come quello che molti hanno definito il primo rigore della storia “con distanziamento sociale”, ovverosia quello assegnato dall’arbitro Fabbri a Caicedo in Lazio-Fiorentina.

Da Turone a Muntari… a Indro Montanelli. A conferma di questo modo, ormai, di fare “giornalismo” in Italia, ovverosia coi piedi e con tanta, troppa incompetenza e malizia, c’è stato un signore che su un noto quotidiano nazionale ha azzardato un fantasioso raffronto tra due dei mantra preferiti degli antijuventini e gli episodi dello Stadium. Ora, premesso che paragonare due rigori netti a due falsi storici non sta né in cielo né in terra, ma poi chi ha partorito il tutto, oltre che al regolamento e alla moviola, ha dato un’occhiata anche alla classifica? Perché a prescindere, lo ribadisco, della incontestabilità dei due penalty assegnati alla Juventus regolamento alla mano, questi a oggi risultano ininfluenti ai fini del risultato finale del campionato.

Anche in caso di sconfitta coi bergamaschi, infatti, la Juventus avrebbe comunque mantenuto sette punti di vantaggio sulla Lazio e sei sulla Dea: quindi, nessuno può dire niente in tal senso, perché se nelle prossime gare il trend sarà lo stesso, e la Vecchia Signora dovesse vincere lo scudetto con un distacco simile sulla seconda, uno o due punti in più o in meno non farebbero testo. Con buona pace di chi evidentemente pensa che quando c’è di mezzo qualcuno che gli sta sulle scatole, le regole non vanno applicate, ma interpretate. Come nella Repubblica delle Banane. I poveri Indro Montanelli ed Enzo Biagi si staranno rivoltando nella tomba.