ESCLUSIVA JMANIA – Giletti: “La Juve ha in mano Locatelli. Sarri? Fu scelta sbagliata”

Massimo Giletti, giornalista, conduttore televisivo e radiofonico ci ha rilasciato alcune dichiarazioni sull’attualità bianconera

Partiamo dalla strettissima attualità. Dopo un anno di silenzio, ieri sera è tornato a parlare Maurizio Sarri, che non ha risparmiato qualche frecciatina nei confronti della Juventus. Cosa ne pensa delle sue parole e, a maggior ragione oggi, crede che la Juventus abbia sbagliato nel scegliere lui per il post Allegri due anni fa?

“Maurizio Sarri è una persona intelligente, che non si è riuscita a integrare con il sistema Juve, è evidente. Ha espresso un calcio bellissimo a Napoli, aveva illuso addirittura i tifosi azzurri di poter vincere uno scudetto vincendo a Torino. Fino a quella famosa partita contro l’Inter tutto era stato aperto. Aveva una squadra inferiore rispetto alla Juve, quindi significa che aveva lavorato sul gioco, sulla qualità umana. Questo però poi è venuto meno, non è riuscito a ripetere a Torino la magia che aveva fatto a Napoli. I perché possono essere tanti. A Torino si è trovato dei fuoriclasse, dei fenomeni, con i quali è complesso dire delle cose e gestirli. Lo stesso Allegri ha fatto molta fatica a gestire l’ultimo anno a Torino. Sarri dice delle verità. Poi, fu una scelta sbagliata, perché anche a causa del Covid non è riuscito a dare alla squadra quel gioco in cui la Juventus e i dirigenti che lo hanno scelto credevano. E quando, con ragione, si festeggia di più un quarto posto che uno scudetto, ci sta che ci si tolga qualche sassolino. Il problema è che per la Juve era più importante festeggiare, per paradosso, oggi quel quarto posto piuttosto che quello scudetto, perché stare fuori oggi dalla Champions voleva dire perdere 30/40 milioni di incassi minimi, cosa che la Juventus non si può permettere. Sembra un paradosso che si festeggi di più un quarto posto di una vittoria, ma in chiave economica star fuori dalla Champions quest’anno sarebbe stato un disastro”.

Passiamo da un allenatore a un altro. Cosa pensa del ritorno di Massimiliano Allegri e crede che, da solo, possa bastare per considerare nuovamente la Juventus favorita per il prossimo tricolore?

“Prima di tutto, Allegri ha messo Locatelli al centro della chiesa, e questo è fondamentale. Bisogna investire in quella zona nevralgica del campo, che è la zona più debole della Juventus degli ultimi dieci anni. Locatelli ci porterà un aiuto molto importante, averlo in squadra secondo me oggi fa la differenza. Detto ciò, il parco giocatori della Juve è un parco giocatori forte, ma bisognerà creare qualcosa in più. Gli Europei di oggi dimostrano che chi ha i fenomeni è andato a casa. Se guardiamo queste quattro squadre che sono arrivate in semifinale, non ci sono dei fenomeni, ci sono giocatori che si sacrificano e amano il gruppo. Questa è la differenza. Quindi, cosa ci insegna tutto questo? Che per me la strada del futuro è sempre più vicina all’Atalanta come concetto. I soldi sono sì importanti, ma non sono tutto, questa è la nuova strada dettata anche dalla pandemia. Cosa ci consegna la pandemia? Che forse dobbiamo meditare di nuovo su quale progetto di calcio vogliamo, anche noi della Juventus, che ultimamente pensavamo di comprare solo più fenomeni. Pensiamo a creare un gruppo e un gioco: Allegri in questo è una garanzia”.

Ha parlato di Locatelli. Secondo lei il suo eventuale acquisto è sufficiente per il salto di qualità del centrocampo bianconero?

“Io sono certo che la Juventus ha già in mano Locatelli. E non lo perderà, perché Allegri in questo ha inciso molto. Se basta per questo centrocampo? No, non basta, però è già tanto. Bisogna tenere conto che il miglior Bentancur io l’ho visto sotto la gestione Allegri. Penso inoltre che McKennie possa solo che migliorare con Allegri, dopo un anno di apprendistato. C’è bisogno di tagliare i rami secchi, chi non ha giocato perché sempre infortunato, tipo Ramsey, e lo stesso Rabiot ancora non mi convince del tutto. Ecco, potrebbero esserci degli scambi, ma c’è prima la necessità di sfoltire”.

Dal centrocampo all’attacco. Quale sarà, a parer suo, il futuro di Dybala e Cristiano Ronaldo e lei rinnoverebbe il contratto della Joya alle cifre di cui si parla?

“La Juventus non è così libera, perché in questo momento tutto dipende dalla decisione di Cristiano Ronaldo. Io spero che CR7 abbia già comunicato alla società il suo futuro. Solo da quel momento si potranno prendere in considerazione le varie strategie. Dybala è l’uomo che fa la differenza se sente la fiducia su di lui. Paulo è un ottimo giocatore, però deve fare quel salto di qualità, come dice Andrea Agnelli. Tu puoi pretendere di essere pagato certe cifre quando dimostri di essere davvero l’uomo che fa la differenza, e Paulo l’ha fatta due anni fa. Quest’anno, purtroppo, è sempre stato fermo. La convivenza con Ronaldo, inoltre, è complessa. Tutto dipende da Ronaldo, quindi è molto complicato trovare la quadra, bisogna solo aspettare. Il titolo è “Waiting for Godot”, ma in versione Ronaldo”.

Ultima domanda in riferimento al match di stasera tra Italia e Spagna. Si sarebbe mai aspettato questo cammino degli Azzurri e qual è il segreto della Nazionale di Roberto Mancini?

“Che tutti hanno lo stesso obiettivo. Mancini ha creato un gruppo forte nel tempo. Ero convinto che saremmo andati bene, poi certamente la sfortuna o gli episodi, vedi contro l’Austria, possono cambiare le cose. In questi anni di gestione Mancini la Nazionale azzurra ha dimostrato di essere un gruppo fortissimo e coeso, in grado di superare con l’unione le mille difficoltà. Sono sicuro che questa sera batteremo la Spagna, perché c’è qualcosa in più che ho visto, e quindi sono convinto che andrà bene”.

Si ringrazia il dottor Massimo Giletti per la gentilezza e la disponibilità.