Douglas Costa: “Ho più risonanze che presenze, cosa ho fatto di male?”

Il numero 11 della Juventus ammette a The Players Tribune di essere condizionato dagli infortuni

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Douglas Costa ha parlato della sua fragilità fisica a The Players Tribune. L’intervista integrale al numero 11 della Juventus sarà pubblicata domani, ma intanto ne possiamo leggere alcuni stralci. Dalle parole del fantasista brasiliani, 29 anni, emerge chiaramente la consapevolezza che le sue qualità siano fortemente limitate dai suoi muscoli di cristallo. “Scherzo con il mio compagno Alex Sandro che ho più risonanze che presenze – rivela Douglas Costa – . Quando devo farne un’altra… questi strani rumori. È qualcosa di davvero pazzesco. La gente dice che Douglas ha il potenziale per essere uno dei migliori al mondo, ma gli infortuni lo frenano. Questa cosa mi dà fastidio. Ho il potenziale per essere un calciatore top, ma per colpa mia o no non posso essere nella migliore forma. Questa cosa è molto fastidiosa”. “Ho pensato di smettere a causa degli infortuni”, dichiara ammettendo che i tanti infortuni lo rendano molto triste.

Douglas Costa: “Non poter giocare con continuità mi fa male”

Da quando è alla Juve, Douglas Costa ha dimostrato di essere per qualità uno dei più forti al mondo, ma purtroppo trascorre molto tempo in infermeria e quando la squadra ha bisogno di lui, spesso non è a disposizione. Così è impossibile per una società e un allenatore farci affidamento a lungo termine. “Ogni volta che mi faccio male – continua il nazionale verdeoro – mi chiedo: ‘Cosa ho fatto di sbagliato? Mi chiedo perché non riesco a giocare con continuità. È una cosa che mi fa male. Quindi ho chiesto ogni tipo di aiuto. Non so se hai sentito parlare del mental coach. Non è uno psicologo, ma che ti mostra come fatti dell’infanzia possano ancora condizionarti oggi”.

Nonostante le tante avversità, una ferita muscolare che si rifà sentire di tanto in tanto e l’impossibilità di dare una mano ai compagni quando conta, Douglas Costa guarda avanti e non ha alcuna intenzione di mollare. “Ci sono dei momenti che penso: ‘Posso ancora giocare? Perché scendo in campo e mi faccio male di nuovo’. Poi quando guardo la Tv capisco che questa è la mia passione e che posso giocare ancora ad alto livello. Questo è ciò che mi mantiene vivo, so che il calcio non è uno sforzo per me. Molte volte ci provi, ma poi ti arrendi. Non ha nulla a che fare con i soldi o con l’essere famoso. Il punto – conclude – è fare ciò che ti piace e divertirti. Questo è il mio obiettivo”.