Bologna-Juve 0-2: Morata c’è, de Ligt si immola

Il giudizio di dio su quanto accaduto ieri sera al Dall’Ara

bologna juventus pagelle

Bologna-Juve 0-2: il meglio e il peggio visto al Dall’Ara, il giudizio divino.

SZCZESNY 6 – Il color Zagor non gli è piaciuto per nulla. Per fortuna ha avuto da fare fino al gol salvavita di Cuadraro. Ha lasciato l’albo sull’erba, a impregnarsi di umidità: ha voluto danneggiarlo per le future generazioni, nessun altro dovrà leggerlo.

CUADRADO 7 – Parte piano, come un western classico, con Gregory Peck, che vuole definire subito chi marca chi; poi nel secondo tempo si accende e si trasforma in Lee Van Cleef che, proprio nel momento del bisogno, fa il secondo e rischia, per ben due volte, di fare il terzo; ma l’allenatore si arrabbia: al circo, a vedere tanti gol, può andare a casa sua.

BONUCCI 6 – Nostalgia canaglia. Ha provato a uscire con De Ligt, o ad andare a una delle serate di Rumba Congolese organizzata da Rugani, a Druento. Bonucci rimpiange ancora i tempi della BBC, quando andavano a farsi la pizza con Buffon e Barzagli si fingeva infortunato per portarli al Karaoke. Adesso invece è solo, in preda a una crisi di mezza età. Cosa fare da grande?

DE LIGT 7 – Nel Profumo Patrick Suskind descriveva un uomo che aveva un dramma profondo: con il suo sensibile naso, fuori dal normale, aveva seri problemi ad entrare nei bagni pubblici delle stazioni di servizio e in quelli di Ibiza, al sabato sera. Ieri De Ligt ha sacrificato il gusto e l’olfatto, non per il covid, ma per proteggere la propria porta.

PELLEGRINI 6.5 – Occhi di bosco, terzino del regno, profilo francese e muscoli di Swarovski. Quando c’è spacca legna sulla fascia, come un taglialegna della Val Brembana; proprio lì dove fanno il pecorino futtone. Quello messo a stagionare nelle scarpe usate di un calciatore, subito dopo una partita.

ALEX SANDRO 5.5 – Il cattivo di Batman Metal si chiama Barbatos, come il mio compagno di banco del liceo. Va bene la sospensione dell’incredulità, ma credere che possa addirittura minacciare il multi-verso, mi sembra eccessivo.

ARTHUR 6 – Il centrocampista preferito di Allegri perché sembra una Duna: passa esclusivamente indietro, o lateralmente e ha solo due marce: piano e molto piano; procede meglio in discesa e ha bisogno di fare il pieno ogni cinquanta metri. Ah! E la radio prende solo canali regionali.

RABIOT 5.5 – Neanche leggendo la Bibbia raccontata ai bambini, capisce che la Genesi non è un libro di storia, ma un testo sapienziale. Continua a costruire l’arca di Noè, lasciando passare barbari, unni e lanzichenecchi, visto che l’allenatore predica la calma nel deserto. Che sia una tecnica per mandarlo a svernare altrove?

LOCATELLI 6 – Lo Zerocalcare del centrocampo. Può non piacere ma fa un albo all’anno. Tutti di buona qualità, continuando per la sua strada.

BERNARDESCHI 6 – Sembra sempre un editoriale del Corriere della Sera; Alberoni, D’Avenia, Cazzullo. Un colpo al cerchio, uno alla botte e uno alla moglie ingrassata e ubriaca. Fa un assist, poi sbaglia; non sogna e non segna dall’era del cretaceo minore, quando si allenava insieme agli pterodattili.

BENTANCUR 6 – Entra nel finale, quando il gioco delle coppie è già finito. Lui amministra quei pochi palloni che restano. Senza offendere, né difendere: insomma, la sua solita partita.

KEAN 5 – Il quinto idraulico interpellato, non è nemmeno riuscito a trovare casa mia. Gira a vuoto sia prima che dopo il tè con pasticcini nello spogliatoio. Aggiungi un posto a tavola che c’è un amico in più, e poco altro.

KULUSEWSKI 6 – Venti minuti senza nulla da segnalare. Ha perso peso, dopo l’operazione (chissà come ha fatto?), poverino. Fortuna che ci sono le vacanze di Natale e si rimetterà presto in pari.

MORATA 7 – 3 gol in 3 giornate? O no? Da qualche settimana si sta facendo trovare pronto. Non ha colpe se alle sue spalle c’è un Luciano Salce che, invece di arrangiare un Vieni avanti cretino, non è capace di organizzare una grigliata.

KAJO JORGE SV – Oggetto misteriosissimo. Il ragazzo si farà?

ALLEGRI 5.5 – Sembra che abbia il superpotere di ammosciare i calciatori. Tra il primo e il secondo tempo è Re Mida al contrario. Bissanti di Radio Uno al ventesimo ha detto: non è il Bologna a essere cresciuto, ma la Juve a essere arretrata di 20 metri. Non sa più leggere le partite e men che meno descriverle; né ai calciatori e neppure ai suoi collaboratori. Il labiale ha rivelato uno dei problemi: (rivolto a Bernardeschi) devi darti la spinta con le zampe posteriori. L’abbonamento a “Quadrupedi e pornostar” sta lasciando il segno.

TENET IN THE DARK – (Riavvolgiamo il tempo e cambiamo il passato, consapevoli di ciò che è accaduto nel futuro).

Modalità Alleluia, bella allegra, da chiesa neocatecumenale: 5 cambi, 5. L’allenatore ha forse imparato. Ventiquattro partite ufficiali dopo si è capito che i cambi sono cinque.

Adesso bisognerà comprendere che all’inizio del secondo tempo non bisogna predicare calma a Rabiot, che penserà al passo felpato di Depardieu, a Bernardeschi che si mette a pensare a Beyoncé, e ad Arthur, che ha già il campo di bocce prenotato a Dubai, e poi la stagione della Juve potrà cambiare.