Biglietti Juventus: Antitrust apre procedimento, le motivazioni

L’Autorità Garante del Mercato avviato un’istruttoria per le clausole vessatorie su biglietti e abbonamenti

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L’Antitrust ha aperto un’istruttoria nei confronti di 9 club di Serie A – Juventus, Inter, Milan, Roma, Lazio, Cagliari, Genoa, Udinese e Atalanta – nell’ambito della vendita di biglietti e abbonamenti per le partite. Archiviati i procedimenti analoghi nei confronti di Bologna e Parma perché, si legge nella nota dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, è stato riscontrato “come esse abbiano effettivamente modificato le loro condizioni generali di contratto, con la rimozione dei profili di possibile vessatorietà”, in seguito all’invito inviato dalla stessa autorità l’8 maggio 2019.

Nel comunicato, l’Antitrust spiega perché sia stato necessario il provvedimento, nei confronti di Juventus e altri 8 club, che si occupa “in particolare, di quelle clausole che non riconoscerebbero il diritto dei consumatori: ad ottenere il rimborso di quota parte dell’abbonamento o del singolo titolo di accesso in caso in caso di chiusura dello stadio o di parte dello stesso; ad ottenere il rimborso del titolo di accesso per la singola gara in caso di rinvio dell’evento, sia per fatti imputabili alla società, sia quando tale circostanza prescinda dalla responsabilità di quest’ultima; a conseguire il risarcimento del danno qualora tali eventi siano direttamente imputabili alla società”.

La Juventus e altre 8 squadre avrebbero negato rimborsi ai tifosi

Il club di Andrea Agnelli, esattamente come le altre big Inter, Milan, Lazio e Roma, avrebbero sostanzialmente negato ai tifosi il diritto al rimborso nel caso di determinate situazioni, come il rinvio delle partite o la chiusura delle curve per decisione del giudice sportivo. “L’attività in corso – si legge ancora nella nota dell’Antitrust – fa seguito al mancato accoglimento dell’invito rivolto dall’Autorità alle suddette società in data 8 maggio 2019 tramite una comunicazione effettuata ai sensi dell’art. 23, comma 4, del Regolamento sulle procedure istruttorie (moral suasion), con la quale era stato richiesto di adottare iniziative dirette a rimuovere le evidenze appena richiamate”, conclude il comunicato.