Alzando lo scudetto su un’Italia in ginocchio

In Lega Calcio qualcuno sogna di farsi immortalare mentre issa il gagliardetto tricolore… ma su una collina di morti

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A detta del Coni la Serie A non può sorpassare la priorità dei bisogni della collettività, godendo di privilegi (come i tamponi, seppur pagati dai club) di cui non beneficiano la maggior parte dei cittadini. Tamponi che, per la cronaca, più di metà delle squadre di serie A non possono nemmeno permettersi di fare con la frequenza richiesta dalla situazione, figuriamoci quelle di B, C e delle altre serie minori.

Pensate quindi a centinaia di atleti che entrano in contatto tra loro continuamente, la maggior parte dei quali gioca per società che non hanno la disponibilità economica per sostenere uno sforzo come quello richiesto dalla Lega Calcio, ovverosia, analisi continue, come detto prima tamponi e prelievi del sangue, più ritiro monastico per diverse settimane in hotel. Non avendo alternative, senza controlli, queste persone sarebbero anche costrette a rientrare nelle proprie abitazioni per farsi la doccia e riposare. Case dove le aspettano, mogli, figli, madri, padri, nonni. E le conseguenze, drammatiche, sono facilmente immaginabili: un’ecatombe vera e propria scatenata dall’arroganza e dalle stupide pretese di una minoranza di dirigenti senza scrupoli a cui non frega niente né dei morti, né dei possibili futuri contagiati tra i calciatori, i loro familiari e i loro amici.

In fondo, a certi individui egoisti e senza morale, cosa volete che interessi? Tanto loro, nascosti e ben protetti nelle loro ville, non rischiano niente e in casi estremi hanno danaro e amicizie influenti tali da poter accedere alle cure che vogliono. Senza problemi.

C’è stato il portavoce del presidente di una squadra che più di tutti sta premendo per la ripresa del torneo, superando spesso il limite della decenza, che è perfino arrivato a dire che le rose ampie esistono per sopperire a ogni emergenza, e che pertanto in caso di calciatori contagiati, di volta in volta basta escluderli dalla lista dei convocati e isolarli. Ma sì, magari gettiamoli in una buca e lasciamoli lì moribondi. Che i calciatori diventino i gladiatori di questo millennio e stiano zitti. Anzi, durante le gare schieriamo a bordo campo squadre di raccolta pronti a recuperare i corpi di quelli che crollano a terra febbricitanti.

Magari cambiamo pure i regolamenti in corsa, tanto qualcuno dei diretti interessati ha esperienza in questo senso, e inseriamone uno che preveda un gol a favore della squadra che a fine partita ha più giocatori ancora in piedi. Al novantesimo si fa la conta dei sopravvissuti e si attribuiscono i punteggi, e come in una nota trasmissione di cucina, l’esito della partita in sé può essere “confermato o ribaltato”. Così si crea pure più suspense, e magari si attira l’attenzione di parte di quel 76% degli italiani che secondo un sondaggio sarebbero contrari alla ripresa del campionato di calcio italiota, rimpolpando le scarne fila di quelli invece favorevoli perché “quando mai ci ricapita di azzeccare la partita buona e vincere un trofeo?”.

Panem et circenses, “magari ci cascano” penseranno i “signori” di cui sopra, appoggiati dai soliti pennivendoli della disinformazione a comando che continuano a vomitare scemenze dalle pagine dei loro giornali o dai canali delle televisioni per le quali lavorano. Gli stessi che fino a ieri erano pronti a stracciarsi le vesti e accusare il nostro calcio di essere “asservito al dio denaro” – di solito a fronte di qualche argomento che riguardava un’iniziativa della Juventus – oggi lo fanno per portare avanti un’assurda crociata per far ripartire quel circo milionario, perché tale ormai è diventata la Serie A, che in questo momento è l’ultimo dei pensieri degli italiani.

Vero è che saltimbanchi, pagliacci e illusionisti non mancano di certo nel baraccone del calcio italiota, e in questo periodo ne stiamo avendo un’ulteriore conferma, ma sarebbe anche ora che questi “signori” ci risparmiassero certi “teatrini” e magari andassero a fare “spettacolo” altrove, ma non sui corpi ancora caldi di migliaia di cittadini italiani. Gli stessi su cui vorrebbero piantare la loro sporca bandiera col gagliardetto tricolore.