Allegri vuole rialzare il muro: troppi gli 81 gol subiti con Sarri e Pirlo

La Juventus deve per prima cosa ritrovare compattezza e solidità: servirà il sacrificio di tutti

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Ritrovare la compattezza e la solidità, è questo il primo obiettivo di Massimiliano Allegri dal suo ritorno alla Juventus. Che non vuol dire solamente arroccarsi in difesa, ma far funzionare meglio tutta la fase difensiva. Prima con Maurizio Sarri e poi con Andrea Pirlo, la Juve ha subito tanti gol e soprattutto lo ha fatto in malo modo. Durante la gestione dell’attuale tecnico della Lazio, la Vecchia Signora è stata perforata 43 volte, mentre nell’ultima stagione con il “Maestro” sono stati 38 i gol incassati dai bianconeri.

Le Juventus di Sarri e Pirlo un colabrodo

Un totale di 81 che visto così ora fa un bel po’ impressione. Si è trattato, per carità, di due stagioni anomale condizionate comunque dal Covid, con un campionato interrotto per tanti mesi e poi ripreso, l’altro compresso in meno di sei mesi. Giocare tante partite ravvicinate inevitabilmente comporta maggior distrazioni e stanchezza, ma è innegabile che siano stati fatti tanti errori. Soprattutto nella stagione 2020-2021 la Juventus ha preso gol per certi versi imbarazzanti, basti pensare quelli letteralmente regalati all’Inter a San Siro, quelli incassati col Porto in Champions League, a Benevento e tanti altri ancora.

Allegri vuole rialzare il muro, ma la difesa non basta

Tanti errori di singoli e collettivi, a conferma che la liquidità ha portato anche tanta confusione e fragilità. Con Pirlo si sono viste addirittura 52 formazioni diverse in 52 partite, un’assenza totale di continuità che si è pagata cara in termini di compattezza e amalgama. Appena riavrà a disposizione tutti gli effettivi, ovvero dai primi di agosto, Allegri lavorerà principalmente su questo. Bonucci, Chiellini (in attesa di rinnovo), de Ligt e Demiral, assieme ai terzini saranno gli osservati speciali, ma anche il centrocampo dovrà fare la sua parte. Così come gli attaccanti, soprattutto se si riproporrà quel 4-2-3-1 che disse molto bene l’anno di Cardiff. Quel meccanismo funzionava quasi alla perfezione, perché anche chi era davanti si sacrificava per gli altri. Sacrificio dovrà essere la parola d’ordine anche del nuovo corso.