Alla scoperta dei buu non razzisti

kean buu bologna-juventus

Bologna-Juventus è stata in campo una partita pacifica. Il Bologna è stato asfaltato sul piano del gioco molto più di quanto non dica il risultato. Colpito subito e affondato poi, accompagnato mano nella mano fuori dalla competizione. Troppo elevato il divario tecnico fra le due squadre anche con qualche riserva in campo. Al solito, Inzaghi ha visto un altra partita puntando l’attenzione su due gol nati da rimpalli. La verità è che la Juve l’ha condotta dall’inizio alla fine non rischiando nulla e dando sempre l’impressione di poter fare gol. Sugli scudi Douglas Costa che si è esaltato giocando una partita gagliarda come spesso faceva l’anno scorso e come molto meno spesso è accaduto quest’anno. Piacevole il gioco, senza Mandzukic e Ronaldo si è giocato più palla a terra, senza Matuidi si è avuto anche maggiore ordine e disciplina tattica in mezzo al campo, certo sempre al cospetto di un avversario abbastanza debole.

C’è poco altro da aggiungere se non che tutto è andato come doveva andare, facendo giocare chi gioca meno e riposare chi ne aveva bisogno. Nelle vicinanze c’è la finale di Supercoppa Italiana da giocare e da vincere grazie a un calendario francamente sconclusionato con una pausa post feste di 21 giorni dove evidentemente non si poteva metter questa finale. Chissà perché? In ogni caso è andata peggio al Milan che con la Samp ha dovuto giocare i tempi supplementari.

A margine di una serata tranquilla ci sono stati molti buu razzisti nei confronti dei nostri giocatori di colore, Douglas Costa, ma soprattutto il giovane Kean, perché l’infame, il vigliacco generalmente se la prende con il più debole e allora insultare e attaccare un ragazzino (ragazzone) di appena 18 anni deve evidentemente riempire la vita e dare soddisfazione. In ogni caso il buon Moise ha ripagato sul campo come giustamente deve fare un giocatore, andando a segnare il raddoppio ed esternando tutta la sua felicità con un balletto prontamente abbracciato da Khedira, capitano per l’occasione, e poi da tutti gli altri compagni di squadra. Squallidi veramente squallidissimi i telecronisti che si sono arrampicati sugli specchi per cercare di definire tali buu non razzisti, cosa che ha fatto anche la Gazzetta questa mattina con esercizi di lingua e concettuali aberranti pur di giustificare l’ingiustificabile. Ecco arrivata senza nemmeno farsi troppo attendere, al solito puntale, tutta l’ipocrisia italiana, cosa che noi avevamo già sottolineato in passato definendoci ”Noi non siamo Koulibaly”. Non ce ne voglia il giocatore del Napoli, ma delle prese di posizione a intermittenza sul razzismo noi non sappiamo che farcene e non ci accodiamo.