Zoff a La Stampa: "Bettega l'uomo della provvidenza" | JMania

Zoff a La Stampa: “Bettega l’uomo della provvidenza”

C’era una Juve che cominciava con Zoff e finiva con Bettega. Storia (felicissima) scritta fra il 1972 e il 1983: sei scudetti, due Coppe Italia e una Uefa. Altri tempi. Oggi c’è una Juve in crisi ma con un bel pezzo di passato che ritorna per provare a riprendersi il futuro: questo è il primo …

zoff101C’era una Juve che cominciava con Zoff e finiva con Bettega. Storia (felicissima) scritta fra il 1972 e il 1983: sei scudetti, due Coppe Italia e una Uefa. Altri tempi. Oggi c’è una Juve in crisi ma con un bel pezzo di passato che ritorna per provare a riprendersi il futuro: questo è il primo giorno della terza vita bianconera di Roberto Bettega ed è il suo vecchio compagno di trionfi ad augurargli buon lavoro.

Contento, Dino Zoff?
«Contentissimo per Roberto. È tornato a casa. Nel suo ambiente, nel suo mondo».

Ieri ha compiuto 59 anni. Vi siete sentiti?
«No, ma lo facciamo con una certa regolarità. Abbiamo un buon rapporto».

Lei che lo conosce bene, da 1 a 10 quanto sarà felice oggi?
«Dieci, almeno. Ci sperava. Se lo meritava. Ha ancora tanto da dare».

Può essere l’uomo giusto per risollevare la Juve?
«Sì. Ha equilibrio, competenza ed esperienza. Conosce tutto dell’ambiente bianconero e, in generale, del calcio. Sa di campo e di gestione societaria. Ne vedo pochi come lui, in giro».

Lei è stato anche allenatore e presidente: ha dei consigli da dargli?
«Non ne ha bisogno, sa benissimo come muoversi».

Qual è il problema più urgente da risolvere?
«Quello più serio è ormai irrisolvibile: la Champions se n’è già andata. Ma per il campionato, ne sono convinto, c’è ancora tempo. Bisogna sbrigarsi, però. E tornare a vincere subito».

Ferrara in panchina è stata una scelta azzardata?
«No. Ci stava, specie sull’onda di quel che ha fatto uno come Guardiola. Ciro, poi, è una persona a modo e un ragazzo intelligente. Se sono stati commessi degli errori, sono certo che adesso metterà a frutto la lezione».

Intanto, però, la tifoseria è in subbuglio. Bettega può servire anche a calmarla un po’?
«Sono scettico. I tifosi arrabbiati si calmano solo con i risultati positivi».

Dopo la sosta la Juve avrà Parma e Milan. Mica semplice.
«Già. Ma sono anche convinto che questi 15 giorni di stop possano essere quelli decisivi, se utilizzati per rimettere a posto un po’ di cose».

Tipo?
«Scrollarsi di dosso le paure e le tensioni che si sono viste nelle ultime partite. Questa è una squadra che continuo a ritenere particolarmente buona, nonostante l’ultimo filotto negativo».

Stupito anche lei, dunque, di tutte queste difficoltà?
«Certo. Vedevo una Juve da scudetto. Può esserlo ancora se capisce il suo grande errore».

Qual è?
«Aver considerato la vittoria contro l’Inter frutto di una prestazione straordinaria. Non lo è stata per niente, invece. Questa Juve può e deve fare molto meglio».

Non facile, se chi è arrivato in estate per fare la differenza non la fa.
«Alt. Non può essere solo colpa di Melo e Diego. Felipe, poi, è pur sempre il mediano titolare del Brasile. No, c’è un momento di confusione generale: quando è così, se ne esce tutti assieme».

Che ruolo può avere Del Piero?
«Come sempre importante, quando è in condizione».

E Cannavaro?
«È un giocatore integro. L’hanno ripreso perché poteva garantire solidità alla difesa. Deve farlo».

Bettega sarà anche l’uomo-mercato. Dovrà fare molto a gennaio?
«No. Per me potrebbe tranquillamente dedicarsi ad altro. Questa squadra ha già tutto, non ha bisogno di rinforzi, nemmeno di ritocchi. Recupererà infortunati importanti, Chiellini in primis. Il lavoro, anche per Roberto, dev’essere soprattutto sulle teste: a bocce ferme, ritrovare serenità, sconfiggere le paure. Convincersi intimamente di essere forti e di potercela ancora fare».

A vincere lo scudetto o soltanto a finire almeno terzi?
«Bisogna puntare al massimo. Anche se l’Inter continua a dimostrare in campionato di imporsi con il minimo sforzo. Anche se alle spalle ci sono una Roma in gran crescita e un Parma che, se non s’illude, può durare».
(Credits: La Stampa)

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