Zidane: "Diego è forte e lo dimostrerà. Ferrara può vincere in Europa" | JMania

Zidane: “Diego è forte e lo dimostrerà. Ferrara può vincere in Europa”

Non lontano dal Louvre, un gruppetto di ragazzi sfrutta il pomeriggio leggermente soleggiato sfidandosi su un campetto in cemento. La scelta delle maglie da indossare trasforma la partitella nell’ostentazione dei propri idoli: ci sono due Messi, un Cristiano Ronaldo, un Kakà, un Henry, un Rooney, un Ronaldinho in versione Paris St. Germain. E tre Zidane. …

Zidane_JuventusNon lontano dal Louvre, un gruppetto di ragazzi sfrutta il pomeriggio leggermente soleggiato sfidandosi su un campetto in cemento. La scelta delle maglie da indossare trasforma la partitella nell’ostentazione dei propri idoli: ci sono due Messi, un Cristiano Ronaldo, un Kakà, un Henry, un Rooney, un Ronaldinho in versione Paris St. Germain. E tre Zidane. Il primo dei replicanti di Zizou è istituzionale: maglietta numero 10 della Francia. Il secondo è galattico: maglietta numero 5 del Real Madrid. Il terzo è romantico: maglietta numero 21 della Juve. Proprio il terzo sembra il più piccolo in campo: avrà al massimo dodici anni e magari era appena nato quando Zinedine Zidane incantava i tifosi bianconeri. La magia dei fuoriclasse, in fondo, è questa: lasciare un segno indelebile, popolare i sogni di bimbi che di loro hanno solo sentito parlare o visto qualcosa in tv. Sono passati 1.293 giorni dalla partita finale, dall’ultimo gol e dal gesto folle di un campione meraviglioso. Eppure il tempo non sembra trascorso così in fretta: basta guardare i manifesti  pubblicitari per Parigi, quei ragazzi che su un campetto indossano con orgoglio la storia di Zidane, e lo stesso Zizou magro e in forma come se dovesse scendere in campo. Già, domani sera contro la Roma: quanto servirebbe  alla sua Juve…

Zidane, sta seguendo la stagione bianconera?
«Certo, non è unmomento facile e sono molto dispiaciuto. Il legame tramee la società è forte: mi ha fatto diventare grande e mi ha insegnato a vincere. La Juve è la Juve: tutti vorrebbero andarci. Ed è bello che ci sia sempre un po’ di Francia: Platini, io, Deschamps e ora Trezeguet e il presidente Blanc».

Quale consiglio darebbe a Ferrara?
«A Ciro dico solo di stare tranquillo e di concentrarsi sugli obiettivi. Vincere l’Europa League sarebbe importante e consentirebbe alla Juve di giocare la Supercoppa. Magari contro il Real…».

Diego è in difficoltà. Anche lei giocò male i primi due mesi, ricorda?
«I primi tre… Mi volevano cacciare tutti, per fortuna con me c’era un certo Lippi che mi diede sempre fiducia e protezione. Con uno straniero nuovo ci vuole tempo e pazienza. Ma il valore di Diego non si discute: è davvero bravo».

Le capita di sentire Lippi?
«Sì, spesso: siamo amici. Gli auguro di fare un grande Mondiale, magari arrivando dietro alla Francia stavolta…».

Per caso Lippi le ha detto che tornerà alla Juve dopo il Mondiale?
«Non mi ha detto nulla sul suo futuro, ma io penso che un giorno possa fare il presidente: è un uomo intelligente».

A proposito di Mondiale, il suo amico Del Piero non ci andrà.
«E chi lo dice? Ho visto Alessandro poco tempo fa e gli ho detto di avere pazienza: la sua classe verrà fuori, come sempre. E al Mondiale mancano cinque mesi».

Il calcio italiano è in crisi?
«No, sta vivendo il classico periodo di difficoltà. Prima vincevate voi e sembravano in crisi le squadre spagnole e inglesi. Adesso è il contrario, ma presto tornerete grandi. E comunque non dimenticate che siete campioni del mondo».

Di che cosa si occupa nel Real Madrid?
«Faccio tante cose, ma non ho un compito preciso: preferisco muovermi in base alle esigenze del club senza un incarico
definito».

Suo figlio Enzo sa già fare la «ruleta»?
(risata) «Si diverte nelle giovanili del Real e per ora basta quello. E’ un centrocampista, come papà».

Dicono che sia bravo e che lei per proteggerlo lo faccia giocare col cognome di sua moglie. Vero?

«Sì, è meglio così».

Non ha mai pensato di tornare a giocare?
«All’inizio sì. Non in Europa, perché Juve e Real sono il top, ma in America. Mi sono arrivate alcune proposte allettanti,
sarebbe stata una bella esperienza: ho riflettuto e ho detto no. Pagina chiusa».

C’è una partita che rigiocherebbe?
«No. Però l’altro giorno con alcuni amici ho ripensato alla finale di Champions giocata con la Juve contro il Borussia. Poco prima dell’intervallo, sul 2-0 per loro, presi un palo: ecco, se quella palla fosse andata dentro…».

In Italia si parla quasi solo di Inter-Milan: pronostico?
«1-1: gol di Milito e Inzaghi».

Inzaghi non gioca.
«Entra e segna su assist di Ronaldinho: Pippo è il gol».

Le piace ilmondo della moda?

«Mi piace che lo sport si mischi con la moda: è interessante. Io non ho un capo preferito: capita che metta una giacca di
dieci anni fa».

Vecchia come la maglietta indossata da un ragazzo, vicino al Louvre, rincorrendo un pallone e il sogno di diventare grande come Zinedine Zidane.

(Intervista de La Gazzetta dello Sport)

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