Vialli: "La Juventus è un cantiere aperto. Bisogna avere fiducia in Ferrara" | JMania

Vialli: “La Juventus è un cantiere aperto. Bisogna avere fiducia in Ferrara”

Natale quest’anno ha regalato l’esordio vincente di Roberto Mancini in Premier League. Nell’altro emisfero, in Sudafrica dove si trova per giocare a golf, Gianluca Vialli ha gioito due volte: per l’amico e per il calcio che non si ferma. «Varrebbe la pena provare anche da noi — dice con l’esperienza di chi ha giocato a …

vialliNatale quest’anno ha regalato l’esordio vincente di Roberto Mancini in Premier League. Nell’altro emisfero, in Sudafrica dove si trova per giocare a golf, Gianluca Vialli ha gioito due volte: per l’amico e per il calcio che non si ferma. «Varrebbe la pena provare anche da noi — dice con l’esperienza di chi ha giocato a Santo Stefano e a Capodanno —. E’ come se in Italia il calcio fosse tanto stressante da far sentire il bisogno di una sosta, mentre sono convinto che il clima di festa contagerebbe tutti: a Natale ci si riempie la pancia di cibo e a Santo Stefano si fa un bel pieno di calcio con la famiglia. L’unico sacrificio sarebbe per i giocatori. Ma io preferirei non staccare adesso in cambio di una settimana di vacanza in
più a fine stagione».

In Italia invece si riprende solo all’Epifania con l’Inter a +8: come si riapre il campionato?
«E’ durissima. Non mi pare possibile un cedimento tale da parte della squadra di Mourinho. In Italia tutti cercano di farlo arrabbiare, senza aver capito che più ci provano e più lui si mette l’elmetto e gli fa un culo così».

Non vede un’anti-Inter, dunque?
«No. Anzi, mi pare che sia una corsa per il secondo posto: la Roma sarà felice di chiudere fra le prime 4, la Fiorentina di
andare avanti in Champions e la Juve ha tanti problemi. Solo il Milan non ha rinunciato, ma sotto sotto sa che l’Inter è irraggiungibile ».

Lei a inizio stagione non credeva nel Milan.
«E’ vero, e faccio mea culpa: ha trovato un’identità e una continuità che pensavo impossibili. Leonardo ha fatto un miracolo: ha rigenerato una squadra che credevo quasi al capolinea con un gioco e un entusiasmo che hanno compensato la perdita di Kakà».

Solo merito di Leonardo?
«No. E’ stato fondamentale il recupero di Borriello, uno che ti non ti lascia mai in 10 e che con questo sistema di gioco due anni fa è stato capocannoniere nel Genoa. E poi negli occhi di Ronaldinho si è riaccesa la luce: ha un altro sguardo, in quella posizione si diverte e ha ritrovato anche la gamba».

Perché la Fiorentina che brilla in Champions stenta in Italia?
«L’anno scorso mancava d’esperienza in Europa, quest’anno di continuità in campionato, l’anno prossimo avrà tutte e due. Mi sembra di rivedere la mia Samp: una proprietà generosa e lungimirante, un allenatore bravissimo e giocatori
davvero coinvolti».

La sosta è venuta bene per la Juve: quando si entra in un circolo vizioso del genere, come se ne esce?
«Trovando la propria identità. L’Inter è una squadra cazzuta, che non molla mai, la forza del Milan è il possesso palla, ma si fa fatica a connotare la Juve, come potevano essere le tre punte per la prima di Lippi».

Che cosa deve fare Ferrara?
«Lavorare per arrivare a dire: noi siamo questi e lo facciamo meglio di tutti. Così si caricano i giocatori, arrivano le prestazioni e i risultati. Per ora invece la Juve è un ancora cantiere ».

Non è tardi, vista l’eliminazione dalla Champions?
«Sì, ma 4 anni fa la Juve era in B e ci vuole tempo per tornare a certi livelli. La stessa scelta di Ferrara una volta fatta va sostenuta: non ci si può aspettare che siano subito rose e fiori».

Intanto è tornato Bettega: è quello che serve?
«Onestamente non lo so. La Juventus ha cambiato presidente, consiglieri, allenatori, ora arriva Bettega: da un certo
punto di vista è apprezzabile il coraggio di cambiare, di mettersi in discussione».

I tifosi invocano un coinvolgimento più diretto degli Agnelli.
«Mi pare che Yaki abbia il suo daffare alla Fiat, eppure ha messo a disposizione soldi, tempo, energia e passione. Quanto ad Andrea, credo che un coinvolgimento ci sia già, anche se magari non appare».

La Juve è l’unica italiana eliminata dalla Champions: come valuta il sorteggio?
«Inter-Chelsea e Milan-Manchester sono partite meravigliose, fra squadre che si assomigliano, le prime più efficaci,
le seconde più spettacolari. L’unico peccato è che erano sfide perlomeno da quarti».

La sorprende quanto sta facendo Ancelotti il primo anno al Chelsea?
«No. Carlo ha cambiato poco e ha fatto le cose giuste: finalmente uno che fa giocare Drogba e Anelka insieme. E poi sta
sfruttando la fame di giocatori di quel calibro dopo due anni senza vittorie».

E Mancini al Manchester City?
«Agli inglesi scettici ho detto che a uno che ha l’età di Obama e ha vinto tre scudetti di fila con l’Inter non manca l’esperienza. Roberto ha coronato un sogno, ha una squadra che già così è almeno da quarto posto e un grosso budget per migliorarla. Non gli manca nulla».

Infatti ha cominciato subito con un successo.
«Ottimo esordio. Il City è forte e con Adebayor ancora di più. Il sistema di gioco che Roberto ha adottato ottimizza le caratteristiche degli attaccanti. È stato bello vederlo ringraziare i giocatori alla fine. Sulla sciarpa, invece, dobbiamo fare due chiacchiere…».
(Intervista de La Gazzetta dello Sport)

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