Verso Irlanda Italia: match-ball per gli azzurri di Lippi | JMania

Verso Irlanda Italia: match-ball per gli azzurri di Lippi

Non è obbligatorio riuscirci subito perché resterebbe la soluzione di riserva, quella di vincere a Parma, mercoledì, contro la piccola Cipro. Ma in due anni densi di ombre più che di prestazioni memorabili, conquistare a Dublino e contro il Trap l’accesso ai Mondiali sarebbe un modo nobile di chiudere un girone plebeo: 6 vittorie, 2 …

mondiali_2010_sudafrica_logoNon è obbligatorio riuscirci subito perché resterebbe la soluzione di riserva, quella di vincere a Parma, mercoledì, contro la piccola Cipro. Ma in due anni densi di ombre più che di prestazioni memorabili, conquistare a Dublino e contro il Trap l’accesso ai Mondiali sarebbe un modo nobile di chiudere un girone plebeo: 6 vittorie, 2 pari e nessuna sconfitta sono il rendiconto di un’avventura che non ha proposto ostacoli alti alla Nazionale. «Esattamente come 4 anni fa, dirò ai ragazzi che quanto si è fatto nel girone non può bastare per vincere il Mondiale. Intanto però prendiamoci la qualificazione, dopo penseremo al resto. Per tante ragioni, compresa la scaramanzia, vorrei che il discorso si chiudesse a Dublino», dice Lippi.
Il cammino è simile a quello con cui l’Italia si avvicinò a Germania 2006: il match-ball arriva di nuovo con una giornata di anticipo. L’Eire è più tosto di quanto fu allora la Slovenia anche perché gioca nel tempio dello spirito gaelico, il Croke Park, con 80 mila persone a spingerlo, eppure la dimensione della sfida è squilibrata. Al Trap mancano anche Duff e Gibson, né per rimpiazzarli può attingere a un patrimonio di talenti come l’Italia che rinuncia a Pazzini e Cassano. La fotografia è nella partita di andata a Bari: gli irlandesi faticarono a pareggiare benché dopo 3’ fossero già con un uomo in più per l’espulsione di Pazzini. «Mai vista nel calcio una cosa del genere – ricorda il ct -. È come quando si organizza una partita tra amici e si scopre che uno non è venuto al campo: si fa in 10 contro 11 ma ne esce un confronto anomalo, irreale. Soffrimmo nel finale. Però non mi baso su quella esperienza. Avremo dalla nostra la tecnica, la qualità e la determinazione».
Forse ci sarà anche la fiducia per il 1° tempo di Torino contro la Bulgaria, a settembre, il momento migliore del Lippi 2. Piccoli segnali di crescita. «Non so valutare con esattezza se stiamo meglio di quattro anni fa: me lo diranno le amichevoli dei prossimi mesi, come accadde con l’Olanda e la Germania. La sensazione è che siamo più avanti nella conoscenza dei giocatori».
marcello-lippiIl Marcello ipotizza un confronto eolico, fatto di folate. «Gli irlandesi sono capaci di organizzare 3-4 minuti di gioco ai 100 all’ora, e succede 6-7 volte nella partita. Allora diventano pericolosi e bisogna essere bravi a resistere. Comunque le folate le abbiamo anche noi e dovranno starci attenti». Vigilia vagamente placida per la posta in palio. «Che messaggio mando a Trapattoni? Solo un saluto, ciao», se la cava Lippi. Buffon ha fatto un confronto tra i due: il Trap, esponente di una vecchia generazione di allenatori in un calcio diverso e meno fisico, dove la bravura si esprimeva nel rapporto con i giocatori; Lippi, l’alfiere di una generazione di mezzo, come Capello e Ancelotti, che ha coniugato la gestione degli uomini con le nuove metodologie di lavoro. Il ct non entra in argomento. I risultati in Nazionale parlano per lui, quelli nella Juve lo confortano perché ai 6 scudetti del «Giuan» risponde con i 5 conquistati in due riprese.
E la Juventus resta sullo sfondo della carriera. Alcuni mesi fa, in un convegno a Milano, Lippi fu categorico: «Sappiate che non tornerò mai in quella società». Ieri, sulle voci che lo riportano a Torino come dirigente dello staff tecnico, la risposta è stata più vaga. «Ho da pensare alla qualificazione al Mondiale e quindi a come rivincerlo. Davvero non ho testa per altro, fatico persino a immaginare cosa farò domani se non che mi tocca farmi intervistare da Varriale», glissa il ct.
Una cosa è sicura. A qualificazione ottenuta Lippi non passerà in Federcalcio a chiedere il rinnovo. Esattamente come l’altra volta. «È inutile prendere un impegno con la possibilità che le cose vadano male e che si debba restare insieme per forza – dice -. Meglio semmai farlo al ritorno dal Sudafrica, sicuramente guadagnerei di più». Evidentemente si sente sicuro di quanto farà l’Italia al Mondiale. O forse è solo un modo di prendere tempo per far agire la Juve. Intanto a Dublino Lippi può tracciare la linea a Ferrara, schierando la Nazionale in un modo prossimo a quello con cui i bianconeri riprenderanno probabilmente il campionato, il 4-2-3-1.

Credits: La Stampa
Fracassi Enrico – Juvemania.it

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