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Verso Fiorentina – Juventus: la prima senza Diego titolare?

“Ci sono tre vestiti tattici adatti a questa squadra», disse Alberto Zaccheroni subito dopo essersi seduto sulla panchina della Juventus. Quindi spiegò: «Uno è il 4-3-1-2 con centrocampo a rombo utilizzato spesso anche da Ferrara, un altro è il 3-4-1-2 che stiamo provando a imparare». Sul terzo aveva glissato: «Lo scoprirete in futuro». Bene, ieri …

diego_okCi sono tre vestiti tattici adatti a questa squadra», disse Alberto Zaccheroni subito dopo essersi seduto sulla panchina della Juventus. Quindi spiegò: «Uno è il 4-3-1-2 con centrocampo a rombo utilizzato spesso anche da Ferrara, un altro è il 3-4-1-2 che stiamo provando a imparare». Sul terzo aveva glissato: «Lo scoprirete in futuro». Bene, ieri Zac ha deciso di toglierlo dal guardaroba, provandolo (con molti Primavera) nell’amichevole contro il Bra (Eccellenza), vinta 8-1. È il 4-3-3, sintesi tra l’affidabile tradizione di casa Juve (la difesa a quattro, rispolverata dopo le incertezze con quella a tre) e la filosofia offensiva del nuovo tecnico (le tre punte).

Un sistema che non prevede il trequartista e permetterà all’allenatore, una volta svuotata l’infermeria, di avere un’alternativa in più in questo mese in cui tra campionato (turno infrasettimanale a Napoli il 25) ed Europa League (ottavi andata e ritorno col Fulham) si giocherà ogni tre giorni, concedendo finalmente un po’ di risposo a chi ne ha bisogno. Diego, prima di tutti, definito «stremato» da Zaccheroni dopo la sconfitta con il Palermo e la prestazione più incolore della stagione, condita dai fischi di tutto lo stadio. «Nessun giocatore può reggere questo ritmo – così lo stratega romagnolo – lui non si discute, ma da un po’ di tempo sto pensando di farlo riposare. Una partita intera, se non un tempo». Il terzo vestito cucito dal sarto di Cesenatico è la risposta a questa esigenza, anche a partita in corso. La chiave del nuovo modulo è Vincenzo Iaquinta, attaccante pronto al rientro dopo quattro mesi e mezzo vissuti da disperso nel Lazzaretto bianconero. Il 17 ottobre aveva giocato l’ultima partita (1-1 all’Olimpico contro la Fiorentina) e proprio sabato contro i viola, un girone e 140 giorni dopo, potrebbe tornare ad assaggiare il campo. Le sensazioni erano buone anche prima di questo test («Sono molto contento del lavoro di riabilitazione»), nonostante la scorsa settimana l’attaccante avesse confidato a Zaccheroni di non sentirsela ancora per il Palermo.

Ieri Vincenzone ha superato l’esame, prima di tutto con se stesso. Schierato a sinistra nel tridente con Trezeguet in mezzo e Paolucci a destra, ha giocato un’ora a buon ritmo, ritrovando confidenza con il pallone e il prato. Non ha segnato, ma ha servito l’assist del 3-0 (Paolucci) e avviato con una bella sgroppata l’azione dell’1-0 (ancora Paolucci, su sponda di Trezegol). Del francese e dei Primavera Bamba, Immobile (3) e Filippo Boniperti le altre reti. Nel Bra, gloria per Mirko Ferrero. Incoraggiante anche la prestazione di Poulsen, in recupero dopo la frattura al perone sinistro del 10 gennaio (0-3 col Milan). Potrebbe essere convocato ma finire in tribuna.

Iaquinta, invece, il cui recupero è fondamentale anche in prospettiva azzurra, andrà in panchina. Il calvario è finito. All’operazione al ginocchio sinistro del 27 ottobre, menisco più pulizia della cartilagine, erano seguiti dolori causati dal tono muscolare perduto durante i lunghi mesi d’inattività, il che ne ha rallentato ulteriormente il rientro. Al punto che il giocatore ha temuto anche per il Mondiale. Ieri come tutta la Juve ha tirato un sospiro di sollievo. «Sono andato bene – ha confidato agli amici dopo il test – ho ottime sensazioni anche se la resistenza non può essere al massimo». Su quella si lavorerà, l’importante è che il dolore sia passato.

Con il bomber calabrese abile e arruolato, una volta aggiustato pure Camoranesi o adattato Del Piero, Zaccheroni potrà pensare al 4-3-3 come valida alternativa anche in partite ufficiali. La «Juve senza Diego» è in officina, per permettere allo stesso genietto brasiliano di giocare di meno e incidere di più. L’uomo maggiormente sostituito nella stagione (18 cambi subiti, 5 negli ultimi 5 match) vanta più presenze di tutti (33) come Amauri, il che ha finito per sottrargli brillantezza. «Averne di Diego, ma se è in buone condizioni: solo così può darci ciò che ci aspettiamo da lui», sottolinea Zac. Ecco perché, appena potrà, riposerà un po’.

Credits: La Stampa
Fracassi Enrico – Juvemania.it

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