Torricelli: "Juve, prendi Benzema, è più decisivo di Tevez e Aguero. Calciopoli? Scudetti da restituire" | JMania

Torricelli: “Juve, prendi Benzema, è più decisivo di Tevez e Aguero. Calciopoli? Scudetti da restituire”

Torricelli: “Juve, prendi Benzema, è più decisivo di Tevez e Aguero. Calciopoli? Scudetti da restituire”

La favola di Moreno Torricelli, dall’Interregionale con la Caratese alla conquista del mondo con il club più blasonato d’Italia, la conoscono in tanti, non tutti però, ed è una favola che parla di Juve e che tanto può insegnare alle nuove generazioni bianconere. “Devo tantissimo a Trapattoni ma nella vita le mie parole d’ordine sono …

La favola di Moreno Torricelli, dall’Interregionale con la Caratese alla conquista del mondo con il club più blasonato d’Italia, la conoscono in tanti, non tutti però, ed è una favola che parla di Juve e che tanto può insegnare alle nuove generazioni bianconere. “Devo tantissimo a Trapattoni ma nella vita le mie parole d’ordine sono sempre state determinazione e spirito di sacrificio, valori che mi hanno accompagnato ovunque”.
Di seguito uno stralcio dell’intervista concessa in esclusiva dall’ex difensore bianconero al settimanale ‘Calcio Gp’.

MORENO, sei passato improvvisamente da una realtà dilettantistica a una mondiale. Raccontaci come è stato possibile realizzare il tuo sogno.
“Ho avuto la possibilità di fare un provino con la Juventus grazie a una persona che lavorava con Furino, in quel periodo responsabile del settore giovanile. Così sono stato convocato dal Trap, nella primavera del 1992, per giocare alcune tradizionali amichevoli di fine stagione, dato che più di mezza squadra si trovava in America per sponsorizzare il calcio in vista dei Mondiali del 1994. Dopo questo periodo di prova è arrivato il mio primo contratto da professionista. Con la Juve, mica una squadra qualsiasi. Pensare che la Caratese aveva ricevuto un’offerta dalla Pro Vercelli e stavo per andarci”.

HAI avuto la fortuna di essere allenato da due grandi maestri, il Trap e Lippi. Chi preferisci?
“Il Trap parlava molto con il gruppo e stava in compagnia dei giocatori anche fuori dal campo, dedicava più tempo ai rapporti personali. Lippi invece aveva un altro carattere, uno stile diverso. Diciamo che come persona preferisco Trapattoni, come allenatore Lippi”.

IL momento più bello e il rimpianto più grande vissuti in bianconero. A cosa li associ?
“Il trionfo più emozionante è sicuramente la conquista della Champions League contro l’Ajax, la mia migliore partita. In quel momento ti rendi conto che hai raggiunto veramente il top, l’apice della tua carriera. Rimpianti, sinceramente, non ne ho. Sarebbe facile dire le finali di Champions perse ma ricordiamoci che ogni anno arrivavamo sempre in fondo nelle principali competizioni e mi piace di più ricordare le esaltanti cavalcate che ci portavano in finale”.

CHI era il vero leader, uno degli artefici principali delle vostre memorabili imprese?
“Senza dubbio Gianluca Vialli. Leader nato, un vero condottiero. Con il suo carisma trascinava tutti i compagni. In quel gruppo c’erano tanti leader, ma lui era indispensabile”.

DOPO la vittoria di un altro scudetto, nel 1998, chiedi di andartene. Che è successo?
“Quando ho capito che non rientravo più nei programmi della società, era giusto che mi facessi da parte. Era inutile rimanere da comprimario. Ho deciso, quindi, di accettare la proposta del Trap appena passato alla Fiorentina. Non ci ho pensato un attimo, non potevo rifiutare”.

PARLIAMO ora della Juve attuale. Perché la troviamo così in basso in classifica?
“Dall’esterno è difficile giudicare. Però l’organico a disposizione dell’allenatore non è di grande livello. La posizione in classifica rispecchia il valore reale di questa squadra, dove l’unico a fare la differenza è sempre Del Piero. Questo deve far riflettere. Si è speso tanto per acquistare solo buoni giocatori, ma nessun campione. E per vincere servono quelli. Bastava prendere due elementi di caratura internazionale per il salto di qualità, come ha fatto il Milan con Ibra e Robinho. La differenza si è vista in campo, gli equilibri sono cambiati”.

SI fanno tanti nomi sul mercato come possibili rinforzi, gli ultimi sono quelli di Tevez e Aguero. Basta uno di loro per il definito salto di qualità?
“A dire il vero nessuno dei due mi fa impazzire. Non è gente che ti fa compiere il salto di qualità, decide le sorti di una gara. Piuttosto prenderei Benzema. Lui sì che sarebbe un top player. E’ di un altro livello”.

RISCATTERESTI Aquilani o a quelle cifre è meglio lasciarlo andare?
“Non è facile rinunciare a uno con le sue caratteristiche. Ha disputato una buona stagione però il riscatto a sedici milioni di euro è effettivamente una cifra alta, anche per un giocatore come Aquilani. Io lo terrei, ma è giusto che la società faccia le sue valutazioni cercando le possibili alternative”.

BUFFON in questi giorni ha ribadito la sua volontà di restare alla Signora. Forse è la società che la pensa diversamente. Tu da che parte stai?
“Uno come Buffon non lo cederei mai. Stiamo parlando del miglior portiere del mondo. Se vuoi ritornare a competere per certi traguardi non puoi pensare di fare cassa con lui. Vale come un attaccante, quando sta bene quei dieci, quindici punti in più te li porta ogni anno”.

SOFFERMIAMOCI un po’ sul tema Farsopoli. Qual è il tuo pensiero generale su questa sempre più grottesca vicenda?
“Ho sempre avuto un’idea precisa in merito a tale situazione. Ovvero che una squadra come l’Inter non va a spendere tutti quei soldi sul mercato pensando già di perdere in partenza… Da quello che sta emergendo a Napoli sembra poi che la tendenza a chiamare i designatori era una prassi comune, che facevano un po’ tutti. Non ci sono stati fatti così eclatanti come hanno fatto apparire all’inizio. La Juventus, comunque, ha sempre vinto sul campo. Il team di Capello era uno squadrone. Gli scudetti sono il frutto di enormi sacrifici da parte dei giocatori ed è giusto che vengano restituiti”.

I tifosi juventini non smettono mai di invocare il ritorno di Luciano Moggi. Cosa ha rappresentato per te il Direttore?
“Un punto di riferimento, la sua presenza era fondamentale negli equilibri dello spogliatoio. Si faceva sentire nei momenti opportuni e scherzava spesso per allentare la tensione prima di alcune partite importanti. Quello che mi ha promesso lo ha sempre mantenuto. E’ stato uno dei più competenti, impossibile negarlo. Certi campioni in Italia li ha portati lui. Ci sta che la gente lo rimpianga”.

ANDREA Agnelli e suo cugino John Elkann hanno promesso investimenti sostanziosi per riportare la Juventus ai livelli che le competono. Credi in questo progetto?
“Ho avuto modo di parlare con Andrea un mese fa per capire le sue reali intenzioni. E l’ho visto deciso, motivato, smanioso dalla voglia di creare un team vincente che possa ripetere i trionfi del passato. Non sarà facile ricostruire una squadra in tempi brevi, però le premesse ci sono tutte. Ho fiducia nel progetto perché la Juventus è sempre stata al centro della Famiglia, un gioiello da valorizzare continuamente”.

NELLA corsa alla panchina bianconera… Antonio Conte lo vedi pronto per un’esperienza del genere?
“Assolutamente sì. E’ nel calcio da più di venticinque anni e ha tutte le carte in regola per guidare una squadra di livello mondiale come la Juventus. Sarebbe uno degli allenatori ideali perché ha grandi motivazioni, fame di successi. Dopo la giusta gavetta, con le promozioni ottenute a Bari e Siena, è lecito aspirare a palcoscenici di maggiore prestigio”.

Intervista realizzata da Mauro Sarrica per Calcio GP

Un commento

  1. alla juve serve aguero ribery o aguero benzema

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