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Tevez: “Nel 2016 torno al Boca, ma darò tutto per la Juve”

Scritto da Redazione JM

Carlos Tevez, attaccante argentino della Juve, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano ‘Tuttosport’ nella quale ha confermato l’addio

Carlos Tevez, attaccante argentino della Juve, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano ‘Tuttosport’, nel corso della quale ha sostanzialmente ammesso che non rinnoverà il contratto con i bianconeri, che andrà a naturale scadenza nel 2016. Agnelli e Marotta avevano proposto un prolungamento fino al giugno del 2018, ma il richiamo del Boca Juniors è troppo forte e l’Apache tornerà tra un anno e mezzo dove tutto ebbe inizio. “Tra un anno e mezzo torno al Boca. Ma darò tutto per la Juve”, dice l’ex Manchester City.\r\n\r\nL’intervista non può che partire dallo scossone della scorsa estate: l’addio di Conte al secondo giorno di ritiro e l’arrivo di Massimiliano Allegri.\r\n

Il fatto che il tecnico sia andato via all’inizio della stagione mi ha sorpreso. E credo che, in partenza, anche la società, la gente, i tifosi e i giocatori abbiano fatto una certa fatica a comprenderlo. C’era un po’ di incertezza che coinvolgeva tutti. Allegri? Io ho sempre pensato solo ad allenarmi con i compagni e grazie a loro ho capito che la squadra, soprattutto il rapporto fra i giocatori non sarebbe cambiato. Con Allegri, semmai, è mutato il modo di giocare, non lo spirito e il feeling che mi lega ai compagni: questo mi dà tanta tranquillità. Certo – ammette – , eravamo preoccupati per l’addio di Conte, c’era insicurezza, poi ci siamo calmati. Man mano me ne sono fatto una ragione, ma non dal secondo giorno. Se dicessi così, starei mentendo.

\r\nAllegri è entrato nell’ambiente bianconero in punta di piedi, proseguendo inizialmente con il 3-5-2 di contiana memoria, per poi cambiare via via modulo e modo di giocare della squadra:\r\n

E’ cambiato davvero, perché Conte faceva giocare le due punte sempre vicine e non voleva che io arretrassi tanto. Con Allegri ho una maggiore libertà d’azione: vuol dire che quando la squadra deve difendersi ci si difende, mentre in attacco ho più libertà di muovermi e svariare dove voglio. Allegri mi dà la libertà di giocare in tutta comodità: ora faccio quello che sento di voler fare.

\r\nTevez alla Juve ha raccolto l’eredità di un certo Del Piero, ma fin qui l’argentino non ha fatto rimpiangere il recordman bianconero:\r\n

La casacca numero 10 della Juve, per la sua storia, sarà sempre di Del Piero. Io, però, difenderò questa maglia alla morte, perché quando la indosso non penso ad alcun numero. Penso, piuttosto, allo stemma della Juventus, che in Italia è grande. Mi dà piacere indossarla – continua – e pensare che la responsabilità più grande è difendere lo scudo della Juve, non semplicemente la maglia. La Champions? Io ci credo, è il sogno di tutti. Pensiamo di poter fare il meglio possibile, di poter proseguire il cammino e dare così tanta allegria alla nostra gente.

\r\nTevez ha già vinto la Champions con la maglia del Manchester United: cosa manca alla Juventus per poter salire sul tetto d’Europa?\r\n

Beh, noi avevamo Rooney, Ronaldo, Giggs, Scholes, Rio Ferdinand, Vidic, Evra sulla sinistra. Era una squadra formata interamente da campioni, non solo 3-4 veri leader. Avevamo dei campioni in tutte le posizioni del campo, era una situazione diversa. La Juve ha 4-5 campioni veri, supportati da una bella squadra: siamo fortissimi, ma…

\r\nIn questi giorni si parla tanto del futuro di Pogba: il francese diventa sempre più forte, ma non per questo cambia il suo atteggiamento con i compagni:\r\n

Mannò, Paul si sveglia ogni mattina, ti abbraccia, ti dà un bacio, è sempre uguale. Se vale 100 milioni? Ok, però di recente ha detto in un’intervista di valere zero: va benissimo così, per i tifosi, per la gente. Ha detto le parole corrette e noi lo ascoltiamo. Paul ha la testa giusta, è già maturo: diventerà un campione, su questo siamo tranquilli.

\r\nSul suo futuro, poi, Tevez è chiarissimo: nel 2016 finirà la sua avventura alla Juventus.\r\n

L’ho già detto più volte, il discorso per me è chiuso. Quando ho firmato per tre anni con la Juve, ho detto fin dall’inizio, anche alla società, che quello sarebbe stato il mio ultimo contratto prima di tornare al Boca. Ma nessuno ha commentato nulla. In seguito ho detto le stesse cose, compreso il fatto che a fine contratto sarei tornato a casa. Il problema è che quando non c’è notizia, si cerca di tirarla fuori. Prima, però, voglio vincere tutto qui. Osvaldo? Sì, ho letto che la Juve ha voglia di prenderlo e che c’è interesse nei suoi confronti: è una prospettiva che mi fa felice, perché Osvaldo è un mio grande amico, gli voglio bene e mi piacerebbe che tornasse da noi. La nostra è un’amicizia nata l’anno scorso, prima non lo conoscevo. Penso che lui sia un ragazzo buono, che ha il sangue più caldo degli altri. Ecco perché fa ciò che sente in un determinato momento, poi magari se ne pente, anche se in ritardo. Magari deve imparare a controllarsi un po’. Qui non accade nulla perché in questa squadra non si può scherzare. Alla Juve è la squadra che comanda il tutto, non Conte o qualcun altro. In questa squadra c’è rispetto di tutti per tutti. Ecco perché qui Osvaldo non potrebbe combinare casini.

\r\nQuanto alle polemiche arbitrali, Tevez ha le idee molto chiare:\r\n

Non mi piace. Io penso che nel calcio si vinca o si perda dentro il campo. Non è l’arbitro che ti fa vincere o perdere una partita. E chi gioca sa perfettamente di cosa sto parlando. Sono cose che rovinano il calcio. Non si vuole capire che è del tutto normale che un arbitro possa sbagliare, non lo fa certamente di proposito. A tutti capita di commettere un errore, anche ai giocatori, allo stesso Tevez, oppure ad Allegri, o Buffon. C’è sempre qualche giocatore che protesta, anche quando perde 3-1, per un rigore o un fallo non fischiato o chissà cos’altro. Non posso pensare che abbia perso una partita per colpa dell’arbitro: semplicemente ho fatto male. E dunque, se perdo vado a casa e rifletto sui miei errori. In Argentina o Inghilterra non succede nulla di simile – conclude – : è una questione di cultura.

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