Scommessopoli, Portanova nel mirino della Procura di Bari | JMania

Scommessopoli, Portanova nel mirino della Procura di Bari

Scommessopoli, Portanova nel mirino della Procura di Bari

\r\n\r\nNovità dal secondo filone del Calcioscommesse: la Procura di Bari, secondo quanto riportano oggi i maggiori quotidiani, avrebbe messo nel mirino il difensore del Bologna Daniele Portanova come sospetto tramite per combinare la partita Bologna-Bari del 22 maggio 2011, ultima di campionato, giocata al Dall’Ara e persa per 4 a 0 dai rossoblù già salvi. …

\r\n\r\nNovità dal secondo filone del Calcioscommesse: la Procura di Bari, secondo quanto riportano oggi i maggiori quotidiani, avrebbe messo nel mirino il difensore del Bologna Daniele Portanova come sospetto tramite per combinare la partita Bologna-Bari del 22 maggio 2011, ultima di campionato, giocata al Dall’Ara e persa per 4 a 0 dai rossoblù già salvi. Addirittura, indiscrezioni giornalistiche, ma fin qui non confermate dai pm pugliesi, sarebbe indagato per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva.\r\nA inguaiare l’ex difensore del Siena sarebbe una dichiarazione fatta agli inquirenti lo scorso 7 febbraio da Angelo Iacovelli, factotum vicino all’ambiente del Bari. Sfumata una combine su Palermo-Bari, Andrea Masiello attualmente all’Atalanta, ex biancorosso, avrebbe rivelato a Iacovelli il ‘biscotto’ con gli emiliani. “Dopo questo mancato risultato – dichiara Iacovelli – Masiello mi disse che ci saremmo rifatti a Bologna. Per Bologna-Bari, Masiello mi disse che poteva sfruttare la conoscenza di Portanova che aveva giocato con lui a Siena, nonché di Di Vaio. Io poi non seppi più niente”.\r\nLa rivelazione Iacovelli è stata presa sul serio dagli investigatori baresi, che nel corso degli accertamenti avrebbero scovato una telefonata intercorsa fra i due, tre giorni prima della gara incriminata. Nessun riscontro, invece, sul coinvolgimento di Di Vaio. Intanto, il legale Gabriele Bordoni, che cura gli interessi di Portanova ha chiarito: “Ne ho parlato con lui. La spiegazione è molto semplice: fra giocatori che hanno militato in una stessa squadra, all’approssimarsi di una partita è normale che si sia una telefonata di sfida, di celia o di semplice saluto. Ma dalla Procura – aggiunge poi l’avvocato – non ci hanno voluto dare né ospitalità né conferma dell’avvenuta iscrizione. C’è molta amarezza e sconcerto per essere stati catapultati in questa vicenda. L’ho visto ferito: lui è un combattente e un paladino del calcio pulito. Non ha nulla da nascondere”.

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