Scatta l'ora di Alex Del piero | JMania

Scatta l’ora di Alex Del piero

S’iscrive al campionato, e all’estrazione per un posto ai mondiali, con quasi tre mesi di ritardo Alex Del Piero, ma alla fine vorrebbe prendersi qualcosa, come spesso gli è capitato negli ultimi sedici anni. Da domenica, serata di Juve-Udinese, Ferrara e Lippi dovranno tenerne conto, perché il capitano bianconero è uno che sovverte le previsioni, …

SOCCER-ITALY/S’iscrive al campionato, e all’estrazione per un posto ai mondiali, con quasi tre mesi di ritardo Alex Del Piero, ma alla fine vorrebbe prendersi qualcosa, come spesso gli è capitato negli ultimi sedici anni. Da domenica, serata di Juve-Udinese, Ferrara e Lippi dovranno tenerne conto, perché il capitano bianconero è uno che sovverte le previsioni, modifica gli equilibri, nel bene o nel male, ha la forza di fabbricarne di nuovi. Con o senza di lui, non è mai la stessa cosa. Juve o Italia che sia. Didier Deschamps, qualche giorno fa alla “Gazzetta dello Sport”, l’ha messa giù brutale, ma ha reso bene l’idea: «Quando si parla di Juve – ha detto l’ex tecnico e compagno – si parla sempre di Alex. Io ho lottato un anno intero e ora non invidio Ferrara». Azzoppato fin da metà agosto per un colpo infido alla schiena, poi bloccato da guai muscolari, fin qui Del Piero aveva masticato qualche minuto (il 27 settembre, contro il Bologna), ma ora la messa a punta è ultimata: «Sono pronto», ha detto un paio di giorni fa. Affamato, dentro una «Juve affamata».
Toccherà a Ciro, allora, trovargli un posto sul prato, il che potrebbe portare pure a rimodellare l’assetto. In mezzo alla tempesta, di gioco e infortuni, il tecnico bianconero s’era rifugiato nel 4-2-3-1, ricavando per lo più buone prove e risultati. Mica una scelta definitiva, però: «Vediamo – disse Ferrara – perché presto torneremo ad avere quattro attaccanti». Aspettando Iaquinta, è rispuntato Alex e tanto basta per una restaurazione: del 4-3-1-2, il progetto cui si lavorò fin dall’estate. Questione di mestiere, per Alex, come codificò lo stesso Ferrara, già nel ritiro di Pinzolo, con Diego ai box: «Ringrazio Del Piero perché si sta sacrificando da trequartista – spiegò – ma quel ruolo è di Diego o Giovinco, Alex resta una punta». Il capitano, ovvio, potrebbe pure appostarsi sulla sinistra, nel terzetto di trequartisti del nuovo modulo, ma si tratterebbe di una soluzione a tempo, uno strappo alla regola. Si sente attaccante e quel ruolo, che pure potrebbe riaprirgli con più facilità anche la Nazionale, proprio non lo ama.
«Mai più da centrocampista», tagliò corto nel 2007, sotto la gestione Donadoni. Il disegno, o il sogno dei tifosi, sarebbe vederlo dislocato insieme a Diego e Camoranesi: i migliori piedi della casa. Visto che in campo ci va pure il nemico, Ciro dovrà pesare gli equilibri. Deschamps ha lanciato un avvertimento anche sull’argomento: «La gente vuole tutti i fenomeni in campo, ma il tecnico deve pensare all’equilibrio. La mia risposta è no: o uno o l’altro». S’annuncia un bel rebus, di volta in volta. Anche perché, al di là delle dichiarazioni ufficiali, ogni giocatore si sceglierebbe una collocazione ideale. E se pure Diego, potendo, si vede alle spalle di due punte («Spero di giocare presto con Alex»), chi sta in trincea ha altre esigenze. Come Felipe Melo: «Forse con Sissoko di fianco, posso andare più spesso in avanti», ha raccontato, e una punt sarebbe di troppo. Del resto, nel Brasile, Felipe gioca con un collega al fianco.
Di un Alex nuovamente funzionante si dovrà occupare anche Marcello Lippi: «Tanto di tormentoni ne ho già avuti. Nella mia lista – ha spiegato il ct azzurro – ci sono 16-17 nomi, ne cerco altri 5 o 6, in tutti i reparti». Tornasse a segnare come un anno fa, di questi tempi, o come nel 2007-08, con Cassano non ci sarebbe partita, agli occhi di Lippi. Il portone di casa azzurri, per Del Piero, non è mai stato sprangato, nonostante il ct ogni tanto abbia tirato fuori la storia della carta d’identità. Salvo chiosare: «Del Piero lo conosco da 14 anni, l’ho allenato per 12. Se continuo a chiamare sempre gli stessi come faccio a vedere gli altri?» Il primo a crederci è il diretto interessato, con quell’ostinazione che avvolge i fenomeni: «Progetti per giugno? Non vorrei essere in vacanza. Credo di poter far parte di quel gruppo di 30-35 giocatori di cui ha parlato Lippi». Ai ritorno, in fondo, c’è abituato: «Punto ai Mondiali in Sudafrica, ma siccome voglio fare un passo alla volta, per ora mi concentro sugli Europei». Era il 20 luglio 2007: risero, ridemmo, in molti. A fine stagione lo fece lui.
(Credits: LaStampa)

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