Roberto Sorrentino: "La Juve è una macchina da guerra" | JMania

Roberto Sorrentino: “La Juve è una macchina da guerra”

Roberto Sorrentino: “La Juve è una macchina da guerra”

Roberto Sorrentino ex portiere di serie A negli anni 80 , papà di Stefano portiere del Palermo e di Ivano che gioca in Svizzera

Roberto Sorrentino ex portiere di serie A negli anni 80 , papà di Stefano portiere del Palermo e di Ivano che gioca in Svizzera. Una lunghissima carriera da calciatore prima e da allenatore poi, partendo da preparatore dei portieri di Juventus e Torino e poi tantissime squadre allenate nelle serie minori fino alla serie A albanese oggi al Gassino San Raffaele squadra Piemontese di Eccellenza.

1 – Possiamo dire una vita sui campi di pallone. Oltre ovviamente a una grande passione, cosa altro l’ha spinta a stare per tantissimi anni cosi nel mondo del pallone? Le piace così tanto il calcio Mister Sorrentino?

Difficile dire cosa mi spinga. Diciamo che sono un po’ matto. Indubbiamente il calcio mi piace d’altronde sono in questo ambiente da 46 anni fra calciatore e allenatore, ho due figli che giocano, mi sono tolto le mie soddisfazioni ad esempio non tutti sanno che gli ultimi due anni ho allenato nella serie A albanese arrivando terzo e dovendo rinunciare ai preliminari di Europa League solo per gli scontri diretti. Quest’anno dovevo andare al Dolny Kubin serie B Slovacca ma non me la sono sentita. In verità per il clima e poi a 60 anni direi che andare in giro puo’ bastare così. C’ è stata allora la possibilità di incontrare questi amici del Gassino e devo dire non sempre a livello dilettanti si trovano delle situazioni ottimali, invece qui mi sono trovato a mio agio in una società piccola ma seria, con un bel progetto giovani, e sono contento di questa nuova avventura.

2 – Le piace insegnare calcio?

Be si mi piace. Mi piace inventare e cercare di trovare i ruoli giusti ai giocatori. Qui ad esempio ho trovato Fassina che era difensore e ora fa il mediano, i miei due vecchi che ho portato Dell’Aquila e Saraceno erano due terzini ora il primo fa il centrocampista centrale e il secondo l’esterno alto. Devo dire che è un’intuizione che mi riesce bene visto che Marchese giocatore che ho allenato al Toro da ragazzino e che era trequartista oggi sono 15 anni che gioca difensore centrale fra serie A e serie B , ruolo che gli avevo dato io.

3 – Ho tantissimi amici Juventini di Catania e mi confermano che Lei è un mito assoluto in quella città, per esser stato il Capitano della storica promozione in serie A della squadra etnea che mancava da molti anni, ma ho scoperto esser assolutamente osannato anche dai tifosi del Palermo puo’ raccontarci perchè?

A Catania sono stato Capitano per 4 anni e abbiamo centrato due promozioni, prima dalla C alla B e poi alla A , con la città e i tifosi c’è un legame sempre forte ogni tanto mi chiamano per andare a ritirare qualche premio come miglior portiere o miglior giocatore della storia del club, in piu’ mio figlio Ivano è nato a Catania quindi è un rapporto con questa città che mai si interrompe. Per quanto riguarda il fatto di esser osannato a Palermo la storia è questa: ci fu un derby disputato da noi in cui noi stavamo vincendo 3-1 e io fui centrato da un sasso lanciato dalla curva ospite che mi colpì al ginocchio e me lo fece sanguinare. Erano gli anni in cui se venivi sostituito vincevi a tavolino e le varie monetine di Alemao, le lattine dell’Inter eccetera insegnano. Io , credo con molta correttezza, non mi feci sostituire, la partita fini 3-3 per demerito nostro perchè il Palermo fece un gran secondo tempo e fui un po’ criticato dalla mia società e dai miei tifosi, mentre gli avversari evidentemente apprezzarono questo mio gesto di Fair Play. Alla fine per un paio di anni il Palermo tentò anche di acquistarmi mentre ogni volta che andavamo a giocare li da loro io venivo applaudito dal pubblico a differenza dei miei compagni, sia quando scendevo dal pulman che prima della partita . E devo dire gridavano il mio nome dalla curva palermitana e in un certo senso ” mi costringevano” a salutarli che da avversario era una cosa bella. Una bella forma di rispetto. Poi ho un figlio che gioca nel Palermo e quindi anche oggi a Palermo sono apprezzato. E’ bello questo anche se per me Catania arriva sempre prima.

3 – Io mi ricordo di Lei giocatore come un ottimo portiere e i giudizi sono concordi con chi ha vissuto come me il calcio di quegli anni. Portiere di livello. Spettacolare nelle uscite. Para rigori. Mi ricordo della promozione del Catania dalla B terzo dietro Milan e Lazio insomma due squadroni. Come ricordo quel campionato e i tanti campioni che c’erano. Come erano gli avverari?

Si ero abbastanza spericolato come portiere. Audace. I miei figli mi prendono in giro dicono che ho preso gol da Platini, da Zico, Maradona, Paolo Rossi , Scirea , Rummenigge insomma mi sfottono perchè dicono che mi hanno segnato tutti. In verità io gli rispondo che io c’ero. In una serie A che era il campionato piu’ bello del Mondo io ero presente. E quelli erano giocatori fortissimi.

4 – Ricordo i due Brasiliani di quel Catania: Luvanor e Pedrinho ma anche i suoi compagni Claudio Ranieri, Cantarutti , Andrea Carnevale. Ci racconti di quel Catania?

Andrea Carnevale era un ragazzino faceva il militare e aveva una situazione famigliare complicata aveva perso la mamma da poco in non belle circostanze, si allenava poco con noi e non riuscì a darci una grossa mano poi col tempo si riprese e divenne un bel giocatore e sono stato felice per lui . Mi piace di quella squadra pero’ annoverare i vari Torrisi, Morra, Mosti fra gli altri, che erano degli ottimi giocatori , eravamo partiti anche bene solo che avevamo un campo, mi spiace dirlo, fatiscente, in terra battuta e poi onestamente non eravamo attrezzati per la serie A. La società fece una campagna acquisti non adatta a quella situazione . Luvanor era bravo, ma a 18 anni venire dal Brasile e prendere in mano le redini del centrocampo di una neo promossa non era pronto , uguale Pedrinho che era anche nel giro della nazionale . Peccato lui fosse un difensore Brasiliano abituato alla zona totale, mentre noi da buona provinciale giocavamo a uomo. E quello fu un grosso problema per noi perchè lui non marcava proprio e i casini venivano tutti da li. Con Ranieri e Cantarutti siamo rimasti in contatto e ogni tanto ci sentiamo e fa piacere. I rapporti con quei giocatori di quella squadra sono rimasti ottimi ed è bello così.

5 – Sempre riguardo alla sua carriera da giocatore, qualche rimpianto per non aver giocato in squadre piu’ importanti come la Juventus o le Milanesi o il Napoli dalle cui giovanili era uscito, la Nazionale o è piu’ la soddisfazione per esser arrivato comunque in serie A? (Traguardo non da tutti diciamolo).

Il rimpianto purtroppo c’è perchè l’anno della promozione in A sarei dovuto passare alla Juventus c’era pero’ una clausola nel mio contratto che mi impediva di lasciare Catania se fossimo stati promossi. Le clausole si possono anche rivedere pero’ il Catania la volle far rispettare, la Juve viro’ su Tacconi e la storia è andata così. Poi magari andavo alla Juve e mi cacciavano dopo 15 giorni dato che ero un po’ matto, pero’ mi sarebbe piaciuto provare. Rircordo che Trapattoni mi incontro’ in aeroporto una volta e mi disse di tagliarmi i capelli e di vestire ordinato che sarei andato presto da loro. E’ chiaro che sono contentissimo della promozione in A col Catania ma un po’ di rammarico c’è. Alla Juve ci sono poi stato da allenatore in seconda ma è chiaro che non è lo stesso.

5 – Il rapporto con Stefano suo figlio, oggi portiere anche lui di assoluto livello, è una sfida a chi è piu’ bravo fra padre e figlio nel ruolo di portiere o non c’è alcun dualismo? E con lui è stato piu’ papà o piu’ allenatore?

No dualismo non ce n’è mai stato un papà è felicissimo quando un figlio lo supera e io credo che lui mi abbia superato anche se ai miei tempi non c’erano preparatori e sicuramente Stefano è stato aiutato a diventare bravo piu’ del sottoscritto. Piuttosto mi dispiace lui non abbia vestito almeno una volta la maglia della Nazionale. Credo che almeno qualche convocazione la meritasse. Ci sono portieri diciamo bravi quanto Stefano che ci sono andati e Lui no e queste a volte sono le assurdità e le ingiustizie del mondo del calcio. Per quanto riguarda l’allenatore l’ho allenato a volte da piccolo anche se non è bene che i padri allenino i figli e poi lui non vuole esser allenato da me. Gli do dei consigli quando me li chiede. Il rapporto è ovviamente piu’ da padre a figlio anche se non gli faccio tantissimi complimenti. Pero’ qualche volta glieli faccio. Diciamo quando non ne posso proprio fare a meno. (sorride)

6 – Non è arrivato nemmeno per Stefano un top club anche se tantissima serie A. Sarà un allenatore anche suo figlio?

E’ stato due volte in procinto di andare alla Juventus, una quando giocava nell’ Aek Atene e l’altra mentre era al Chievo , credo la Juve avesse anche un opzione, poi per un qualche motivo non si è mai concretizzato. Non credo voglia fare l’allenatore credo voglia giocare ancora 2-3 anni poi a suo dire farà il Direttore Sportivo. Credo abbia le caratteristiche per fare il Mister perchè è uno che non si tira indietro se c’è da prendersi delle responsabilità e metterci la faccia ma è una decisione che prenderà lui.

7 – Il suo rapporto da Campano con il clima di Torino non sarà affatto facile eppure per svariati motivi questa città è la sua seconda casa visto che Stefano ha militato nelle giovanili del Toro e Lei ha lavorato in passato per Juve e Toro. Il suo rapporto con la nostra città con noi ”Torinesi”, che poi siamo tutti acquisiti come Lei?

Sono un Napoletano assolutamente atipico nel senso che sono orgoglioso di esserlo ma non ho la necessità impellente di tornare sempre a Napoli. Ormai sono 25 anni che per un motivo o per un altro sto a Torino quindi posso dire che questa è la mia seconda città anche se poi sono stato a Catania sono stato a Cagliari, Bologna, in Albania, mia moglie è Romana, Stefano gioca a Palermo e Ivano in Svizzera. Quindi siamo piu’ o meno sempre tutti in viaggio. Anche i miei figli spesso sono a Torino. Direi che sono cittadino del mondo con base a Torino. A Torino si vive bene e i Torinesi sono a posto.

8 – Come ci è arrivato ad allenare al Gassino San Raffaele in Eccellenza?

Sono arrivato per caso. Conosco Sebastiano Filardo che è il Presidente degli allenatori del Piemonte e ora è il Direttore Sportivo qui a Gassino. Mi invitarono a vedere una partita contro il Saluzzo, sono venuto poi la cosa finì li. Mi colpì l’impianto davvero molto bello. Dopo una settimana ci furono le dimissioni del Mister della prima squadra e mi telefonarono per chiedermi di dargli una mano. Devo dire che all’inizio non volevo accettare. Non conosco la categoria molto bene e venivo dall’aver appena rifiutato una squadra nella serie B Slovacca. Non era un fatto di scendere o meno di categoria mi appassionano le sfide, ma principalmente non avevo mai allenato una squadra dilettantistica . Sono matto ma mi piace esser preparato per le cose che faccio. Mi convinsero la grande serietà di queste persone e di questa dirigenza.

9 – Sorrentino allenatore con i suoi giocatori è piu’ un martello tipo Capello e Conte o è piu’ un amico tipo Ancelotti e Bearzot?

Mi piace esser un mix fra le due cose nel senso che se mi parte l’ignoranza so esser un bel martello e allora non faccio prigionieri ma con tutti i miei giocatori cerco sempre di parlare molto e avere un dialogo aperto. La cosa su cui non transigo è la serietà. Quella non deve mancare mai. Mia nei confronti dei ragazzi e viceversa. Con loro sono molto sincero se ne mando uno in tribuna non gli dico ”sono contento di te”, gli dico ”stai facendo bene ma evidentemente non è abbastanza perchè c’è chi fa meglio di te per cui fai di piu’ ”. Mi vanto nel mio piccolo di non esser mai stato mandato a cagare da un mio giocatore nè ad alti livelli nè a questi.

10 – Ho avuto il piacere di seguire qualche suo allenamento e devo dire l’approccio con i ragazzi mi piace veramente tanto. Molto schietto come Lei dice. Volevo chiederle : Cosa vuol consigliare a questi ragazzi dell’Eccellenza ma anche del settore giovanile a proposito del giocare a pallone e del fatto che probabilmente nessuno o quasi nessuno di loro arriverà a giocare in serie A?

La cosa che consiglio a questi ragazzi è di impegnarsi nella scuola chi va a scuola e nel lavoro chi lavora. Il calcio dilettantistico non ti da da vivere per cui è puro divertimento e così deve essere. Questi ragazzi sono ammirevoli perchè si allenano con tanta serietà la sera dopo la scuola dopo il lavoro e questo è molto bello. Allenarsi la sera dopo una lunga giornata per me è l’anticalcio per questo va apprezzata assolutamente la voglia che ci mettono. Devono continuare a giocare solo per il gusto di farlo senza pensare ad altro. Poi in campo devono giocare bene e divertirsi che è fondamentale.

11 – E’ arrivato al Gassino San Raffaele prendendo una squadra ultima in classifica in grande difficoltà e in un momento di rifondazione. Oggi la squadra da filo da torcere a tutti e ha iniziato una rimonta per cui oggi non è piu’ ultima. Immagino chiaramente sia orgoglioso del lavoro fin qui svolto. Se la squadra si salvasse come tutti speriamo, il futuro di Mister Sorrentino è ancora a Gassino o dove?

Intanto mi faccio una grattatina che non guasta. Si c’è stato molto da fare abbiamo dovuto sfoltire la rosa dovendo scegliere fra quelli che ritenevo piu’ adatti e motivati al mio progetto. Ho dovuto mandare via 13 ragazzi, tutti ottimi ragazzi, ma come dicevo meno funzionali di quelli che ho tenuto e ne ho fatti arrivare solo 4, dove ritenevo di dover puntellare. In piu’ abbiamo perso il figlio di Bettega che rientrava nei nostri piani ma ha preferito trasferirsi quindi la squadra è stata un poco rivoluzionata. In piu’ dei 4 nuovi che ho preso due avevano smesso, Saraceno e Dell’Acquila, uno era fermo per infortunio Boero, ma erano tutti giocatori che avevo avuto in passato e che hanno avuto piacere di tornare con me e sposare questa causa. Oggi rimessi in condizione ci stanno dando quel tasso tecnico e di esperienza che per forza di cose mancava agli altri che sono tutti giovanissimi. In piu’ abbiamo preso Infantino che è un 96 che ci serviva e che aveva giocato con mio figlio Ivano e me ne aveva parlato benissimo. Sorrentino dovrebbe restare perchè nel calcio il condizionale è sempre d’obbligo. C’è un bellissimo progetto riguardo a una Scuola Calcio a mio nome che dovrebbe partire in Marzo qui a Gassino con l’intento di far crescere i giovani di questa società con l’aiuto mio e di altri professionisti che portero’ di volta in volta qui a dare una mano. La società è molto seria e ha degli ottimi propositi io mi trovo a mio agio come detto per cui dovremmo poter continuare insieme senza problemi.

Sorrentino e la lotta scudetto

12 – Chiudiamo in bellezza lotta scudetto chi vince il campionato?

Ti sembrerà strano che io essendo nato a Napoli non tifi per il Napoli. Da ragazzino ero Interista poi avendo fatto di questa passione un lavoro e avendo militato in diverse squadre oggi non tifo proprio per nessuno. Praticamente riesco a vedere la cosa con distacco mi piace vinca il migliore , chi gioca bene, chi se lo merita. Certo ti resta l’affetto per le squadre in cui hai militato ad esempio quando ero alla Juve guai a chi mi toccava la Juve. Diciamo che se lo dovesse vincere il Napoli sarei contento piu’ che altro per Sarri uno che è arrivato li dov’è per meritocrazia, avendo fatto tanta gavetta e sempre bene in ogni squadra che ha allenato. Se vincesse la Juventus c’è poco da dire, la Juve è fortissima, è attrezzatissima, è funzionale a tutti i livelli dirigenza, allenatore , società, calciatori. Ci sono stato 12 anni è so bene come funziona. La Juve è una macchina da guerra in cui tutto è incentrato all’ottenimento del risultato finale che non puo’ che esser la vittoria e questa differenza con le altre si vede nelle situazioni di difficoltà e di gestione delle cose delicate. A poche squadre sarebbe potuta riuscire questa rimonta che ha fatto la Juventus. Direi che il campionato è limitato a queste due, le altre pretendenti mi sembrano avere qualcosa in meno. Dato che la Juventus ha ripreso in questi ultimi anni la sua caratura Europea potrebbe succedere che la Juventus vince la Champions e il Napoli il campionato. Sarebbe difficile ma non impossibile.

13 – E’ stato un vero piacere fare due chiacchiere con Lei Mister la ringrazio di cuore per il tempo dedicatomi è un uomo di spirito con cui fa veramente piacere fare due chiacchiere. Le chiedo un ultima cosa un saluto speciale per gli amici gobbi e non di Catania che altrimenti non me la perdonerebbero mai. Un grazie da me e da tutti gli amici del Blog ovviamente forza Gassino San Raffaele e forza Juve.

Un saluto a tutti e grazie a voi. Facciamo così ti faccio una dedica scritta. Per la foto metti una foto d’epoca non mettere una foto da vecchio rimbambito mi raccomando.

Roberto Sorrentino dedica

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