Progetto Juve: il fallimento costa 138 milioni di euro | JMania

Progetto Juve: il fallimento costa 138 milioni di euro

Sarà “calcio sostenibile” per il presidente Jean Claude Blanc ma non lo è per i tifosi bianconeri. Soprattutto se si butta un occhio alle spese del triennio post-Calciopoli. Prima di guardare avanti, e pensare a rafforzare l’attuale rosa (vista la crisi), sarebbe meglio farsi un esame di coscienza, per non ripetere gli errori compiuti nel …

blancSarà “calcio sostenibile” per il presidente Jean Claude Blanc ma non lo è per i tifosi bianconeri. Soprattutto se si butta un occhio alle spese del triennio post-Calciopoli. Prima di guardare avanti, e pensare a rafforzare l’attuale rosa (vista la crisi), sarebbe meglio farsi un esame di coscienza, per non ripetere gli errori compiuti nel recentissimo passato.
Basta scorrere la lunga lista degli acquisti fatti in queste ultime stagioni per individuare tra i nomi sbarcati in bianconero ben più di un abbaglio preso dall’attuale dirigenza: Almi­ron, Andrade, Tiago, Poulsen e Grosso, ad esempio. Anche Felipe Melo, Amauri e Die­go, fino a prova contraria, possono rientrare in questa lista. Gli unici che si salvano, ad oggi, sono Sissoko e Iaquinta, veri e propri totem per la tifoseria bianconera. Ma è facen­do i conti in tasca alla Vecchia Signora che un brivido percorrerebbe la schiena di qualun­que tifoso bianconero. Centotrentotto milio­ni (ingaggi esclusi) di euro spesi in tre anni e mezzo di gestione così ripartiti: 8 milioni per Almiron, 10 per Andrade, 13 per Tiago, 10 per Poulsen, 25 per Amauri, 3 per Grosso, 8 per Iaquinta, 11 per Sissoko, 25 per Felipe Melo e 25 per Diego. La dirigenza, in questo senso, è stata brava ad ammortizzare i costi mettendo sul piatto in alcune trattative delle contropartite tecniche. Ma anche su questo si potrebbe dissentire alla luce del rendimento di gente come Criscito, Palladino o dello stesso Nocerino, sicuramente non dei fulmi­ni di guerra, ma giovani cresciuti in casa, a costo zero, che per giunta non percepivano ingaggi faraonici come quelli di Poulsen e Tiago, tanto per citarne un paio. A questi vanno aggiunti i calciatori rimpianti come Mutu e Balzaretti: quest’ultimo, oggi, sarebbe indispensabile vedendo il rendimento dei vari Grosso e Molinaro sulla corsia manci­na.
La soluzione a tutto ciò? Affidare le scelte in sede di mercato a chi ha competenze per farlo, a professionisti che masticano cal­cio da una vita. Tra i nomi in ballo c’è sempre quello del ct Lippi (non è quello che non ha voluto Cristiano Ronaldo alla Juve?). Qualcuno invece inneggia al Bet­tega- bis, mentre altri vogliono un Trap alla Boniperti. I bilanci in positivo e la realizzazione del nuovo stadio sono da Champions a dimostrazione del fatto che in questi ambiti la società di corso Galileo Ferraris si avvale di professionisti di primo ordine. Non si può dire lo stesso per la squadra che per i soldi spesi in questi anni dovrebbe cominciare a raccogliere i risultati sperati dalla proprietà e dai tifosi. «Il progetto va avanti», dice Blanc. Ma non si sa come.
(Credits: CQ)

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