Non scordiamo le colpe della Juve | JMania

Non scordiamo le colpe della Juve

Le intercettazioni venute a galla nei giorni scorsi sembrano dipingere un quadro alquanto diverso da quello mostrato sinora: un quadro a tinte fosche, senza anime candide e con tanti lupi pronti ad assediare i palazzi della FIGC, la quale, dal canto suo, nella persona di Paolo Bergamo, non ha mai nascosto i contatti, peraltro leciti, …

Jean-Claude-Blanc1Le intercettazioni venute a galla nei giorni scorsi sembrano dipingere un quadro alquanto diverso da quello mostrato sinora: un quadro a tinte fosche, senza anime candide e con tanti lupi pronti ad assediare i palazzi della FIGC, la quale, dal canto suo, nella persona di Paolo Bergamo, non ha mai nascosto i contatti, peraltro leciti, con tutti i club della massima serie.
Mentre ci si sofferma a ragionare sulle frequentazioni, telefoniche e non, di Bergamo col compianto Facchetti e col presidente dell’Inter Moratti, sarà bene non perder di vista le responsabilità che la Juve ha avuto nella vicenda.
Non, però, la Juve della Triade ma, al contrario, la Juve che a distanza di qualche anno sarà conosciuta come quella dell’Uno e Trino Blanc. Perché quella Juve ha partorito l’intelligente trovata di dichiararsi colpevole per non finire in Serie C, di non provare nemmeno a scagionarsi da accuse infamanti, di non comprendere che difendere Moggi e Giraudo era atto dovuto non tanto e non solo verso di loro, quanto verso la storia e il blasone della gloriosa società che rappresentavano.
Ecco perché nel nuovo pantheon juventino non può esserci spazio per i tanti ignavi di quei giorni, per i Cobolli Gigli, i Blanc, i Franzo Grande Stevens, i John Elkann, liquidatori di un sogno che credevano di ricostruire col materiale umano lasciatogli in eredità da Moggi e Giraudo e che invece hanno portato la Juve a disonoare se stessa.
E mentre assistiamo basiti alle dichiarazioni che arrivano da Napoli, mentre ci chiediamo perché nessuno abbia detto a gran voce che quanto andava affermando Paolo Bergamo era la pura e semplice verità, non possiamo non sposare la posizione di Gigi Moncalvo a favore di un radicale rinnovamento societario.
Perché il recupero della dignità juventina passa necessariamente dall’allontanamento di chi questa dignità l’ha disinvoltamente calpestata.
Per lo stesso motivo auguro a Buffon di lasciare Torino, pur prefigurandomi la solita carrettata di mezze calzette comprate coi quattrini della sua cessione, per questo motivo mi auguro che il Capitano, una volta appese le scarpette al chiodo non accetti incarichi in società da questa gentaglia.
Intanto il bel tempo continua a latitare per i colori bianconeri. Ma dobbiamo esser fiduciosi: non può piovere per sempre!

di Luca Falvo

Commenta

Questo sito utilizza cookies di terze parti. Per saperne di più o bloccare tutti o alcuni cookie leggi l'Informativa. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Leggi l'informativa

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi