Nomi, cose e città | JMania

Nomi, cose e città

Nomi, cose e città

(Di Giacomo Scutiero) Non vorrei fare nomi. Eviterei di citare Felicino Riva, non ancora trentenne nel ’62 però già presidente del Milan ed erede di un impero. L’azienda buca 46 miliardi di lire e fallisce, ottomila lavoratori vanno a casa. Riva finisce a San Vittore per bancarotta fraudolenta e falso in bilancio, Berlusconi e la …

(Di Giacomo Scutiero) Non vorrei fare nomi. Eviterei di citare Felicino Riva, non ancora trentenne nel ’62 però già presidente del Milan ed erede di un impero. L’azienda buca 46 miliardi di lire e fallisce, ottomila lavoratori vanno a casa. Riva finisce a San Vittore per bancarotta fraudolenta e falso in bilancio, Berlusconi e la depenalizzazione sono ancora lontani. Evita il carcere fuggendo in Libano, vive tra gli agi, rimpatria e sconta pochi mesi.
Non vorrei fare nomi, perché bastano i luoghi.
Belgrado 1988. All’andata Milan-Stella Rossa finisce 1-1; al ritorno Milan sotto 1-0 al 55°, poi scende la nebbia. Viene ordinato ai giocatori rossoneri di non giocare, l’arbitro si convince e la partita è sospesa. Si rigioca il giorno dopo, si va ai rigori dopo un altro 1-1: passa il Milan, va avanti nella Coppa Campioni poi vinta contro lo Steaua.
Bergamo 1990. Atalanta vicina alla qualificazione nel mini-girone dei quarti di coppa Italia, due minuti al 90° e 1-0. Ecco che il povero Borgonovo cade a terra infortunato e i nerazzurri mettono il pallone in fallo laterale. Rijkaard non riconsegna la sfera ai padroni di casa: passa a Massaro che crossa per Borgonovo, tornato in piedi e abbattuto. Rigore, netto. Baresi dal dischetto mette dentro. Atalanta eliminata.
Marsiglia 1991. Scocca il novantesimo al Velodrome, ritorno dei quarti di coppa dei Campioni. Il Milan è sotto 1-0, dopo l’1-1 dell’andata. Clamoroso, si spenge un riflettore dello stadio e l’arbitro sospende la gara. La luce torna, l’arbitro ordina di riprendere, ma il Milan abbandona il campo. Il Marsiglia vince a tavolino e il Milan è squalificato dalle coppe europee per un anno. “Milan vergogna”, scrive la loro Gazzetta.
Glasgow 2007. Il Milan perde 2-1 contro il Celtic, il raddoppio scozzese fa ridere e non perché il gol è brutto. Un tifoso di casa entra in campo e da un buffetto a Dida: il portiere lo insegue qualche metro e poi crolla come impallinato. Completa la recita chiedendo il cambio e venendo sostituito. L’UEFA valuta l’atto una messa in scena del calciatore, squalificato per due turni poi ridotti per tipico ricorso alla Turati.
Su Calciopoli che luoghi citare? A Lodi, ad esempio, c’è il ristorante di Meani. Quello aperto nel giorno di chiusura. Oppure Roma, palazzo Grazioli, quando Berlusconi chiede a Moggi se vuole fare quel che faceva Galliani ma facendo spendere meno.
Fino a sabato, lo spogliatoio e la guerra a Conte.
Il nome che mai ho scritto è quello di chi ha inveito contro il mondo, arbitro escluso. Così scrivono Tosel & c.. Il nome di chi si è sentito male perché è fatto così: impazzisce di gioia o cede di rabbia. Ha visto e poi sentito qualcosa che non gli andava: “una mafia”, Conte ha fallito.
L’articolo da usare era ed è determinativo.

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