Mourinho e l'Italia: "Amore finito? Non è mai iniziato" | JMania

Mourinho e l’Italia: “Amore finito? Non è mai iniziato”

Il quotidiano portoghese “Publico” pubblica una intervista con il tecnico dell’Inter. Domande e risposte mandate via email, in cui José chiarisce ai connazionali alcune situazioni già note da noi (vedi il caso dell’aggressione verbale al giornalista del Corriere dello Sport) e raccontra la sua Inter e la sua Italia. L’amore con il nostro Paese e …

mourinhoIl quotidiano portoghese “Publico” pubblica una intervista con il tecnico dell’Inter. Domande e risposte mandate via email, in cui José chiarisce ai connazionali alcune situazioni già note da noi (vedi il caso dell’aggressione verbale al giornalista del Corriere dello Sport) e raccontra la sua Inter e la sua Italia. L’amore con il nostro Paese e il nostro calcio “non è mai nato”, ma Mourinho sta bene perché “mi piacciono le cose difficili e gli interisti”.
Anche a Lisbona si sono accorti di un peggioramento dei rapporti di Mourinho con il mondo, dettato forse da un certo nervosismo: “Il mio comportamento, con la stampa o altri ha sempre lo stesso obiettivo, la difesa degli interessi della mia squadra, senza preoccuparmi degli effetti sulla mia immagine. Sarà una difetto o una virtù? Lo chieda a chi ha lavorato con me in passato. Io do sempre il petto alle pallottole (modo di dire portoghese, simile al nostro ‘ci metto la faccia’ ndr) ma a volte mi servirebbe qualche aiutante con un giubbotto antiproiettile”. L’amore, però, non è finito: “Amore finito? Non può essere finito l’amore con l’Italia, visto che non è mai iniziato. Però, ripeto che mi piace lavorare qui, che mi piacciono gli interisti, che mi piacciono le cose difficili. Per questo, sto bene”.
Di sicuro non va molto meglio con gli arbitri: “Le espulsioni? Guardo i miei colleghi e vedo comportamenti che a me non sono permessi. Bisogna ricordare che praticamente sono l’unico allenatore straniero di Serie A, perché Leonardo è più italiano che brasiliano, per quanto ha lavorato in questo ambiente. E quindi, la mia vita è difficile…”.
Mourinho non risponde a una domanda sui rapporti con Moratti, ma poi ripete di non temere per il proprio posto di lavoro: “Il mio posto di lavoro è sempre in pericolo, perché alleno squadre che molti vorrebbero allenare, perché lascio sempre squadre ben costruite per gli anni seguenti, perché lascio sempre condizioni e strutture di lavoro ottime per chi mi succederà. Ma se la mia panchina è in bilico dopo aver vinto il campionato, essere primo in classifica e agli ottavi di Champions, immagini com’è la situazione di chi fallisce ciclicamente i suoi obiettivi”. E poi ribadisce la volontà di restare fino al 2012: “Con l’Inter abbiamo firmato un contratto chiaro fino al 2012, perché vogliamo proseguire fino al 2012. Sì, esistono clausole per terminare prima, con un pagamento fissato, per me e per il club. Con me non si ripeterà una storia interminabile su contratto e liquidazione come in passato. Uomini onesti, contratti onesti”. Ogni riferimento a Mancini è puramente casuale…
L’Inter, dicono i portoghesi, vince ma non gioca bene: “L’Inter, come tutte le mie squadre, vince molto più delle altre, segna più gol, ne subisce di meno, vince titoli, a volte vince di goleada e costruisce risultati incredibili come ad esempio quest’anno in occasione delle vittorie per 4-5 a 0 contro il Milan e a Genova”. In patria non si spiegano l’involuzione di Quaresma: “Non si è imposto come non si sono imposti Diego, Filipe Melo, Huntelaar, Julio Baptista e tanti altri. Il calcio italiano non è facile, specie per i giocatori d’attacco. È necessario avere una forte mentalità, ci vuole tempo. Ma Quaresma esploderà, ne sono sicuro”. La squadra per ora è Sneijder-dipendente: “Se siamo dipendenti da Wesley? Senza dubbio! È un giocatore con un profilo unico nella nostra rosa, senza lui siamo per forza diversi. È curioso come un giocatore così fondamentale per noi sia una riserva nel Real Madrid”.
Chiusura su Ibra, Guardiola e ritorno al Chelsea: “Non esiste un allenatore che voglia cedere, ma Eto’o è un grande giocatore e mi sto affidando a lui e a Milito per costruire una squadra senza Ibra. Guardiola meglio di me per il Barça? Sicuramente. Pep è l’allenatore più adatto al Barcellona, anche per la sua storia, e gli auguro di sedere su quella panchina per sempre. Tornerò a Stamford Bridge prima della sfida di Champions per vedere una gara: non voglio tornare la prima volta per giocare. Negli ottavi voglia essere freddo, ma so che non sarà facile. E’ stata una storia bellissima, non posso dimenticare che giocherò contro i miei amici…”.
(Credits: Gazzetta.it)

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