Moggi: "Sapevo la Juve fosse un bluff" | JMania

Moggi: “Sapevo la Juve fosse un bluff”

La disfatta della Juve ha messo tutti d’accordo. Tutti contro, neanche un alibi, un’attenuante. Una montagna di critiche, tutti colpevoli. Troppo facile adesso, di fronte a un tracollo come quello di martedì. Dov’erano, in estate, i soloni che sono ora scesi lancia in resta sul cadavere ancora fumante? Fatte poche eccezioni (il Beck per esempio), …

moggiLa disfatta della Juve ha messo tutti d’accordo. Tutti contro, neanche un alibi, un’attenuante. Una montagna di critiche, tutti colpevoli. Troppo facile adesso, di fronte a un tracollo come quello di martedì. Dov’erano, in estate, i soloni che sono ora scesi lancia in resta sul cadavere ancora fumante? Fatte poche eccezioni (il Beck per esempio), mi trovai da solo.
La campagna di mercato non mi convinceva, non mi piaceva l’operazione Melo, per il costo spropositato e per il ruolo che avrebbe dovuto coprire (era più adatto D’Agostino), salvavo l’ingaggio di Diego, immaginando un’idea tattica precisa nella quale dovesse essere inserito, gridavano vendetta le cessioni affrettate di Zanetti e Marchionni, a beneficio del club che aveva preteso vagoni di euro per Melo. Difficile spiegare tanti errori e incertezze, erano tutti a suonare la grancassa per la Juve brasiliana, per il gap ridotto (persino annullato) dall’Inter, per i proclami della dirigenza, dove Blanc appariva più ambizioso del deposto Cobolli Gigli.
Grazie dei cori
Ottavi di Champions? Poco. Secondo posto in campionato? Riduttivo. Ambizioni che ora appaiono da sognatori. Evidentemente era convinzione che tutto fosse stato fatto al meglio, che il cammino avrebbe ripercorso la grande storia della Juve, come se bastasse evocare quei trionfi per recuperarli. Ne è conseguita una critica severa, dove il concetto diffuso è che la Juve sia da rifare perché la società è fragile, i grandi acquisti scandalosi, il gioco inesistente.
C’è chi al Giornale a proposito di Melo si chiede “quale scienziato abbia suggerito l’idea” e di lì l’indicazione: “Blanc presidente con passato certo e futuro da inventare, il patron John Elkann che ha solo il pregio di avere avuto un nonno, e quel poveretto di Ciro Ferrara che si è già giocato il futuro. Una società che potrà gestire tutto, ma non una squadra di pallone”. Per il Corrierone “il mistero Diego non giustifica il disastro” e “quella bianconera è una squadra mai nata”. E poi c’è il Beck su La Stampa che vede nel caso Juve “un progetto ambiguo”, “un’area tecnica circondata dal deserto”, “una carenza profonda di leader, fra i dirigenti, in panchina, nello spogliatoio”. E, in aggiunta, “il lascito tecnico della triade si sta pian piano esaurendo”. Non posso sottacere dei cori che sono stati fatti allo stadio, e che Tuttosport ha messo in prima pagina (“i tifosi invocano Andrea Agnelli e Moggi”). Penso sia giusto da parte mia ringraziare chi ha pensato al sottoscritto e ha voluto collegare il mio nome a quello di Andrea Agnelli, per cui ho stima e amicizia grandissime.
Al tirar delle somme, è la “piccola” Fiorentina ad emergere tra le italiane. Considerata come un fuscello tra marosi più grandi di lei, la squadra di Prandelli si è presa il lusso di vincere anche a Liverpool, acquisendo il primo posto nel girone e l’ingresso nelle teste di serie. Un tocco di bianconero tra i viola, quel Marchionni, che una pagella definisce “imprescindibile”, pur avendo giocato solo gli ultimi 20 minuti. Se a qualcuno fischiano le orecchie…
(Luciano Moggi per Libero)

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