Moggi racconta Ferrara: "Da raccattapalle ad allenatore della Juventus" | JMania

Moggi racconta Ferrara: “Da raccattapalle ad allenatore della Juventus”

Domani sera Ciro Ferrara si ritrova faccia a faccia con il suo passato. Sì, è vero, contro la squadra che l’ha lanciato ha giocato diverse volte, ma per la prima volta la affronta da allenatore. Il curriculum sportivo di Ferrara parla chiaro: otto anni al Napoli e undici alla Juventus per una carriera divisa fra …

luciano_moggiDomani sera Ciro Ferrara si ritrova faccia a faccia con il suo passato. Sì, è vero, contro la squadra che l’ha lanciato ha giocato diverse volte, ma per la prima volta la affronta da allenatore. Il curriculum sportivo di Ferrara parla chiaro: otto anni al Napoli e undici alla Juventus per una carriera divisa fra due maglie. Raccattapalle al San Paolo, poi difensore della Primavera, fu gettato nella mischia della serie A proprio contro la Juventus. C’è un filo rosso che lega Ferrara al Napoli e alla Juventus: Luciano Moggi. Moggi conosce bene l’ambiente campano e quello bianconero. Prima fece debuttare il giovanissimo Ferrara in prima squadra (correva il 5 maggio del 1985 e al San Paolo arrivava la Juventus) e poi lo chiamò alla Juve (stagione 1994-95) per costituire una difesa impermeabile. In questa intervista concessa in esclusiva a ilsussidiario.net Moggi ripercorre la carriera di Ciro fra aneddoti e racconti.

Luciano Moggi ha qualche merito nel lancio di Ciro Ferrara?
Non ho meriti, l’ho trovato al Napoli: era nel settore giovanile e decidemmo di aggregarlo alla prima squadra. Il settore giovanile forniva pochi giocatori, ma buoni. Ciro aveva trovato una squadra forte che vinceva. Non è, però, paragonabile al Napoli di oggi.

Che tipo di giocatore era?
Un uomo con grande carisma e lo sta dimostrando anche adesso da allenatore. Ordinava la difesa, ero prodigo di consigli per i giovani e i meno giovani.

Ciro parla spesso del suo rapporto con Maradona…
Avevano un ottimo rapporto, praticamente abitavano porta a porta. Nutrivano un sentimento di amicizia reciproca, tipico di due persone che si vogliono bene. Maradona era uno che si faceva volere bene perché era molto altruista e aperto con i compagni.

A Napoli si ricordano anche un Ferrara in versione goleador contro lo Stoccarda: all’andata era finita 2 a 1, al ritorno terminò 3 a 3 con una rete anche di Ciro che contribuì al successo nella finale di Coppa Uefa…
Non era proprio noto per essere un goleador. Anche se non era una sua prerogativa, di testa si è sempre fatto valere. A Stoccarda fu una partita rocambolesca con due autogol di De Napoli, ma vincemmo la Coppa.


Poi da direttore generale della Juve chiamò Ciro alla corte della Vecchia Signora…

Abbiamo visto bene. Ciro era uno dei migliori difensori, che aveva raggiunto anche il traguardo della nazionale. Migliorò la difesa sotto tutti i punti di vista, formando con Montero una coppia insuperabile.

Nella sua carriera Ferrara subì anche un grave infortunio che gli fece saltare i Mondiali del 1998. Nonostante questo tornò sui suoi livelli?
Sì, si è visto il carattere: recuperò molto bene. Era un professionista serio, capace di disciplinare le sue forze e di amministrare il suo fisico.


Tornando ad oggi, che partita dobbiamo aspettarci?

Sarà una gara difficile perché il Napoli si è ripreso bene con due vittorie e un pareggio rocambolesco contro il Milan. Sono proprio questi recuperi, come quello con i rossoneri, che danno quasi più spirito di una vittoria. Il Napoli è su di morale, ma lo è anche la Juve. I bianconeri devono fare attenzione al contropiede, ma tanto Ciro conosce benissimo le caratteristiche del Napoli.

E Luciano Moggi guarderà il match di domani?
Certo che lo seguo.

Impossibile non chiederle per chi tiferà…
Sarò equidistante. Faccio il tifo sia per la Juve che per il Napoli. Vinca chi sta meglio.
(Luciano Zanardini per Ilsussidiario.net)

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