Moggi: "Juve senza pace anche quando vince" | JMania

Moggi: “Juve senza pace anche quando vince”

Roma in testa, Inter seconda con Mourinho che non può e non deve lamentarsi. Si era già messo a rischio un paio di volte, e gli era andata bene. Stavolta no, e la Roma può adesso cullare un sogno che mai si sarebbe aspettato. E non solo per gli zero punti che aveva dopo due …

moggiRoma in testa, Inter seconda con Mourinho che non può e non deve lamentarsi. Si era già messo a rischio un paio di volte, e gli era andata bene. Stavolta no, e la Roma può adesso cullare un sogno che mai si sarebbe aspettato. E non solo per gli zero punti che aveva dopo due giornate, ma per la forza che fino a poco tempo fa sprigionava l’Inter, tanto da sembrare inattaccabile. È chiaro come lo scudetto sia una questione aperta, ma l’impresa della Roma merita il plauso e il rispetto di tutti. Un punto è poco, ancor più alla vigilia del derby, le giornate che restano sono cinque, ma mi sembra semplicistico pensare ad un immediato, nuovo ribaltone.
Sarebbe come se Ranieri e la sua truppa dopo aver scalato la montagna avvertissero un improvviso senso di vertigine, che però potrebbe anche accadere.
La rimonta giallorossa merita comunque di essere protetta con grande applicazione e motivazione, un po’ come fa l’Inter per la Champions. Ma qui cade purtroppo il tasto dolente della stagione nerazzurra. Se quattro
volte su cinque Mou ha dilapidato punti in campionato alla vigilia di una gara di Coppa, significa che tutte le energie mentali prima ancora che fisiche erano rivolte all’Europa. Colpa della pressione di Moratti, che troppo tardi si è accorto dello scenario che andava configurandosi in campionato, tanto da dire che perdere lo scudetto sarebbe antipatico; forse perché il patron riteneva di averlo già messo in cassaforte: i nerazzurri hanno ancora in mano ilgrande slam, ma la situazione è tale che possono raggiungerlo, intaccarlo o perderlo del tutto. Capiremo stasera e la prima puntata è essenziale. C’è in palio la Coppa Italia contro la Fiorentina, il trofeo più piccolo ma sarebbe un brutto segnale cederlo. È buono il vantaggio dell’andata, l’1-0 del solito Milito, ma tutt’altro che rassicurante, e la Fiorentina ha già fatto vedere sabato di non sentirsi in soggezione. Un’ipotetica sconfitta dell’Inter farebbe perdere a Mou molta parte del suo self control e la protervia un po’ connaturata e un po’ studiata. Martedì 20 arriva il Barça, ma prima c’è la Juve, ricordo di match epocali, non ultimo quello dell’andata dove Ferrara vinse una delle sue rare partite, ma la situazione è ben diversa; sebbene lo scontro di venerdì di per sé possa risvegliare residui di orgoglio tra i bianconeri, la differenza di valori mi sembra in questo momento marcata. Colpa di una dirigenza bianconera che non ne indovina una neanche per sbaglio. La Roma vince con Ranieri, frettolosamente liquidato l’anno scorso, e nel club giallorosso c’è anche Montali, di cui non si seppero capire le qualità di “motivatore”: mi viene da chiedere se ci sarà mai qualcosa di cui l’attuale management juventino potrà menar vanto. È quello che la tifoseria rimprovera e che non ha risparmiato con cori e striscioni esposti in una domenica pur delicata. Non si dovrebbe fare ma a tutto c’è un limite, e se coloro che hanno portato a questo sfascio traessero le debite conseguenze, forse la soluzione verrebbe da sola. Evito di citare uno striscione che mi ha chiamato in causa ma non posso non ringraziare chi ha per me un grato ricordo. I tre punti sul Cagliari sono stati visti come una boccata di ossigeno: colpa di una classifica tutt’altro che bastevole, in presenza di due vittorie a braccetto di Palermo e Samp.
Chi ha perso terreno è il Napoli e Mazzarri ha protestato duro con l’arbitro, dimenticando che aveva sempre giurato di non parlare mai dei direttori di gara (la solita storia). Vittima di giornata si è sentito il Milan, nove rigori a favore già ottenuti (alla pari della Roma), che stavolta non è stato gratificato, perché per dirla alla Beccantini, l’arbitro ha avuto il braccino corto. Il Corriere dello Sport ha dei dubbi su uno solo, la Gazzetta ne ha visti due (anche questa solita storia). Leonardo si affida ancora ai numeri che lo tengono in corsa, ma la squadra non può dare di più. Fiorentina, Parma e Genoa hannoancora velleità diEuropa League,male loro posizioni appaiono inquadrabili più in un limbodi centro classifica, al pari di Bari e Cagliari. Si è allargata e trasformata la lotta per la salvezza. Vi è ricaduto dentro il Bologna, sconfitto in casa dalla Lazio che lo ha scavalcato. I rossoblu, cinque ko di fila, sono ora quartultimi, con 4 punti sull’Atalanta e 6 sul Siena che insegue ancora la missione impossibile.

(Di Luciano Moggi per Libero)

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