Moggi: “Cobolli si è svegliato tardi. Minà si è guadagnato una querela” | JMania

Moggi: “Cobolli si è svegliato tardi. Minà si è guadagnato una querela”

Moggi: “Cobolli si è svegliato tardi. Minà si è guadagnato una querela”

La quiete dopo la tempesta. Potrebbe essere questo il titolo dell’immediato post Inter-Twente, partita quasi scontata nel suo esito, ma che sembra avere portato un po’ di sereno in più in casa nerazzurra dopo giorni densi di nubi. Il sollievo di Benitez e i ringraziamenti al cielo di Moratti, sono i sintomi primi di una …

La quiete dopo la tempesta. Potrebbe essere questo il titolo dell’immediato post Inter-Twente, partita quasi scontata nel suo esito, ma che sembra avere portato un po’ di sereno in più in casa nerazzurra dopo giorni densi di nubi. Il sollievo di Benitez e i ringraziamenti al cielo di Moratti, sono i sintomi primi di una pressione mediatica e sportiva difficilmente sopportabile, e che non vedo come una vittoria risicata possa cancellare. L’Inter dell’altra sera, mi è anche piaciuta: ottimo lo spirito e la fase offensiva, anche se mi è parso di vedere come i dettami tattici che caratterizzano Benitez siano tutt’altro che assimilati. Sono d’accordo con chi sostiene che molti degli effettivi nerazzurri siano stati spremuti sia fisicamente che soprattutto mentalmente dalla precedente gestione, e penso che le scorie stiano inficiando ancora adesso la stagione interista. L’esempio più eclatante è quello che riguarda Samuel Eto’o. Abbiamo tutti negli occhi e nelle orecchie le sue continue dichiarazioni con le quali teneva a precisare la sua volontà di giocare da centravanti, e di non voler più essere impiegato come punta esterna. Ebbene, pare che mercoledì il buon Eto’o abbia scordato i suoi propositi, rispolverando il suo mostruoso rendimento anche in una posizione a lui “sgradita”. Che l’abbia fatto solo perchè aveva qualcosa da farsi perdonare? Molto più che probabile, ma non è questa la maniera giusta di stare in un gruppo.
Totalmente opposta è invece la situazione relativa al Milan. Mi complimento con Allegri, in questo senso, poiché ha avuto l’intelligenza di mettere da parte le sue idee tattiche e le ambizioni di spettacolo che avevano costellato la vigilia della stagione milanista, affidandosi in toto all’unico giocatore in grado di fare effettivamente la differenza: Zlatan Ibrahimovic. I rossoneri giocano ormai ad uso e consumo dello svedese, trascurando i funambolismi di Ronaldinho, e riuscendo anche a fare a meno delle geometrie di Pirlo. La soluzione migliore è quella di una linea Maginot alle spalle del reparto avanzato, che possa consentire a Ibra ed i suoi partner di giocare tranquilli senza essere eccessivamente assillati da compiti di ripiego. Boateng e Flamini, per quanto non siano giocatori validi a livello tattico; riescono a sopperire con una dose di agonismo spropositata che alla fine dei conti torna più utile che la qualità ad Allegri. Mi torna un po’ in mente l’impostazione che decisi per il mio Napoli, con linee serrate alle spalle di Maradona, Careca e Carnevale. È una scelta che paga, e probabilmente pagherà.
Bene anche la Roma, abituata a dilapidare nella ripresa il buono fatto nel primo tempo. Contro il Bayern è andata esattamente all’inverso: quasi inguardabile nella prima parte, spettacolare nella seconda, dove Ranieri ha arrischiato quattro punte ,con Totti che aveva cominciato dalla panchina. Grande vittoria, e continua la serie positiva.
Passando alla Juve, non posso davvero esimermi dal commentare quanto ha avuto maniera di dichiarare un dirigente del passato recente bianconero. Dopo quattro anni, Cobolli Gigli ha scoperto che c’era un clima teso di pregiudizio anti-Juve nel 2006, inteso come volontà di condannare a prescindere. Riferimento specifico a Guido Rossi ma anche al presidente del consiglio Prodi,che, gratuitamente, in maniera infelice e non sostanziata di nulla, ebbe a sentenziare di fatti delittuosi, accaduti nel calcio. Do atto a Cobolli Gigli del suo sussulto di coscienza, però molto tardivo. Avrebbe dovuto accorgersene prima e regolarsi di conseguenza, allo stesso modo del suo dubbio di oggi, “viene da chiedersi come mai all’epoca non fossero venute fuori le intercettazioni emerse in questi anni su altri dirigenti”. Bastava andare alle dichiarazioni ripetute di Bergamo, “Io parlavo con tutti, anche con l’Inter”, e oggi ha puntualizzato “soprattutto con l’Inter , che era quella che si lamentava di più”.
A distanza di quasi sei mesi, viene riproposta a Napoli lunedì prossimo la presentazione del libro sui mondiali d’Argentina del ’78, che ha avuto una certa risonanza per la prefazione fatta dal pm Giuseppe Narducci,lo stesso del processo Calciopoli. Nel libro c’è anche un’intervista fatta dallo stesso Narducci al capitano dell’ Inter Javier Zanetti, che all’epoca dei fatti avendo cinque anni, può averne appreso de relato, e non si riesce a capire perché non sia stato scelto un altro personaggio, più informato, senza scomodare l’Inter, fatto che in costanza di processo può essere considerato quanto meno inopportuno. Ma tant’è, alla presentazione fatta a Roma si trovarono insieme in sala, il dott. Narducci, il presidente dell’Inter Moratti, il maggiore Auricchio. Le cronache riportarono un saluto non formale ma “caloroso” tra il pm e Moratti, che lasciarono insieme la sala, e insieme presero l’ascensore. All’epoca Moratti era tra i possibili testimoni che potevano essere chiamati a deporre nel processo, dunque un altro esempio di inopportunità. Tutto ciò premesso, alla ripresentazione del libro a Napoli ci sarà anche Zeman, che c’entra come il cavolo a merenda, ma siccome tra i registi dell’operazione c’è Gianni Minà, che c’era anche a Roma, si può immaginare che l’invito al boemo sia per fare un po’ di rumore e per mettere sul tavolo altri temi, triti e ritriti, che non c’entrano niente con i mondiali del ’78. Assorbito (si fa per dire) lo strano sapore di un’intervista a un giocatore dell’Inter, e il caloroso saluto a Moratti, che non ci pare rientrino nel ruolo di super partes di un magistrato, mi chiedo se il dott. Narducci sappia della presenza inappropriata di Zeman, e cioè di un testimone dell’accusa nel processo di Calciopoli, che in verità ha fatto una figura pessima in dibattimento, ma questo è un altro discorso.
Notiamo intanto che Gianni Minà, da tempo in cerca di sapere cosa farà da grande, dopo il flop elettorale di alcuni anni fa, ha scritto nei giorni scorsi di Calciopoli, senza nulla sapere e senza per niente documentarsi,evidentemente per preannunciare il suo arrivo a Napoli per la nuova presentazione del libro: con il risultato, per il momento, di arricchirsi di una querela.

(Di Luciano Moggi – Credits: ‘TMW’ e ‘Tuttojuve’)

2 commenti

  1. vorrei sapere dopo tutte ste prove che sta portando il sig.moggi,
    nella causa in oggetto, perchè nn vengano punite/penalizzate gli altri club,,,,,,,,,

    concludo nel dire e spero di non sbagliare che nel prossimo campionato di rivedere il direttore Moggi in azione anche se a malincuore non sarà con i colori della signora…………

    auguro una buona permanenza nel nulla agli accusatori di Moggi…..

  2. forse ancora non si vuole capire che e’ stata e sara’ una macchinazione
    per delegittimare edistruggere la Juventus ordita gia’ dal 2004 da esseri
    invidiosi,che vanno da guidorossi a verdelli(interisti doc)per continuare
    con palombo imbonitore di palazzi,a proposito a quando il responso per
    l’esposto della Juve,o si aspetta qualche imput di una certa natura:
    quindi il cerchio viene chiuso dall’enigmatico auricchio promosso colonnello della benemerita.Forse qualcosa si potra’ capire alla fine del
    processo di Napoli,ma sara’ troppo tardi perche’ il complotto e’andato a
    buon fine.

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